“Io prima di tutto sono tirolese”

Attualità

Sul portale  salto.bz  è stata pubblicata una bella “lettera aperta” di Pius Leitner ” alla Ministra alle Riforme Maria Elena Boschi.

Maria Elena Boschi, venga sulle Dolomiti!

L’invito di Pius Leitner alla Ministra alle Riforme Maria Elena Boschi. «Non si festeggia l’entrata in guerra, ma si ricordano le vittime di questa Grande Guerra».

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Redazione / mf   28.5.2015

No, Signora Ministro, io prima di tutto sono tirolese di madrelingua tedesca. Appartengo ad una minoranza austriaca in uno stato straniero. La cittadinanza non l’ho scelta e non l’hanno potuto scegliere i miei genitori.

Mio nonno combatteva al Forte Verle (sul passo Vezzena, tra Trentino e Veneto, ndr) come soldato austriaco e Lei vuole che io festeggi l’entrata in guerra contro di lui? Si rende conto, Signora Ministro, quanto sia difficile, se non impossibile, per un Tirolese (oppure anche per un Sud-Tirolese) festeggiare un evento che alla fin fine comportava la divisione delle Heimat?

Lei conosce senz’altro l’articolo 5 della Costituzione che garantisce la tutela delle minoranze etniche. Perchè chiedere allora l’inchino davanti al Tricolore? Mentre a Bolzano si chiedeva l’esposizione della bandiera ad Innsbruck si costruivano ponti di pace. Che differenza! Sarà un sogno, ma mi auguro che i gruppi etnici sul territorio del vecchio Tirolo portino avanti comunemente un progetto che rispetti la storia e la gente del posto. Non si festeggia l’entrata in guerra ma, semmai, si ricordano le vittime di questa “Grande Guerra”, voluta da molti e base di tanti conflitti futuri – non ultima la divisione della mia Heimat, del Tirolo.

La invito, Signora Ministro, assieme al giornalista Bruno Vespa, a visitare i relitti del fronte delle Dolomiti e a studiare la storia della gente che qui vive. Sono convinto che la stima reciproca non mancherà nel momento in cui comprendiamo il significato di un patriottismo vero: rispetto verso la Patria altrui ed amore per la propria Patria!

Pius Leitner

 

Ne consiglio caldamente la lettura, assolutamente “nichts hinzuzufügen”.

6 risposte a ““Io prima di tutto sono tirolese””

  1. Nicola scrive:

    Sinceri complimenti a Pius
    Servus

  2. Alessandro scrive:

    Condivido in pieno il Suo pensiero; ho sempre sostenuto che l’Italia è nei confronti del Tirolo un paese invasore anche se da sempre vogliono farci credere che è stata data la possibilità ai Sudtirolesi di scegliere! Si ma, scegliere cosa! di andarsene dalla loro Terra natia!

  3. gift scrive:

    Conosciamo bene gli italiani, la Boschi non fa che dare voce e anticipare malcelati intendimenti e progetti futuri del suo partito il PD: arrivare ad abolire le autonomie speciali. Non è la sola che periodicamente si lascia andare a indiscrezioni in materia, è in buona compagnia di altri suoi colleghi, come il presidente della Toscana Enrico Rossi acerrimo nemico dell’autonomia, lo stesso Renzi, nuovo accentratore, che lo ha scritto in un suo libro e molti altri. E non basta, un mese fa in Lombardia hanno addirittura fatto un referendum tra gli iscritti PD per abolire (!) le regioni a statuto speciale! Naturalmente gli alti vertici negano o minimizzano sulla questione, ma le indiscrezioni delle pedine più basse parlano invece chiaramente e in ben altro modo. Insomma, un comportamento classico da italiani, guai a fidarsi!

  4. Tutti tirolesi. Quando conviene.

    I tirolesi che oggi vivono divisi in due province “autonome” sono dal 1918 costretti ad essere “trentini” e “altoatesini di madrelingua tedesca”. Essere chiamato “Welschtiroler” o “sudtirolese” è soltanto una questione di rispetto di opinioni.

    L’etnocidio nelle vostre valli (che cancella la cultura di un popolo ma non il popolo in se) è, secondo me, la grande tragedia vostra.

    Voi non avete il diritto di avere un aggettivo proprio (tirolese), anche se secolare. Non avete il diritto di avere una bandiera: avete 3 bandiere non storiche, quella della provincia di Bolzano (dove soltanto lo stemma senza la corona è storico), quella della provincia di Trento (con un’aquila più antica dello stemma tirolese, ma che non veniva più utilizzata nel 16. secolo) e quella della regione (strana e con colori che non sono della vostra secolare bandiera tirolese). Quindi, non avete una bandiera ufficiale.

    Non avete un Inno. L’inno di Hofer che è l’inno del Tirolo austriaco non è per voi che una canzone “folk”. La provincia di Trento ha però l’inno al Trentino, un plagio di una canzone popolare raccolta da D. Livio Rosa e modificata da Ernesta Bittanti Battisti, una straniera che non ha fatto altro nella vostra terra che promuovere la cancellazione della vostra storia.

    Uno che si sente austriaco in Provincia di Bolzano è come un nostalgico; nella provincia di Trento, sarà uno “da evitare”.

    Purtroppo la vostra “miseria” (o “tragedia odierna”) è questa. Non avete identità (almeno storica). Siete un popolo del 20. secolo. Non avete storia perché la vostra storia venne rinnegata ogni giorno nei vostri giornali, nei vostri libri di storia, nelle targhe e nomi di vie dei vostri paesi. Non avete storia.

    Purtroppo la vostra miseria identitaria arriva anche a migliaia di chilometri di distanza dal Tirolo occupato. Arriva anche nel Sud America dove tirolesi hanno fondato tante comunità che si chiamano appunto “Tirolo”, ma che oggi vengono ribatezzate come “comunità trentine” a causa delle Onlus della provincia di Trento, che mantengono una politica di “trentinizzazione” dei discendenti di tirolesi (non senza proibizioni!). E queste cose vengono finanziate con i vostri soldi, perché la vostra provincia trentina ha un’Ufficio Emigrazione che sostiene il vostro (eterno) tardo-irredentismo.

    Nella vostra provincia ricca regna la miseria storica e identitaria. Purtroppo. E non facciamo finta di non saperlo. La maggioranza della popolazione della provincia di Trento (e non pochi in quella di Bolzano) non si sente legata all’Austria, ma rinnega il proprio passato austriaco mentre non vuole perdere la “buona” autonomia (che si giustifica nel proprio passato austriaco).

    Avete una classe politica che purtroppo strumentalizza le relazioni tra Innsbruck, Bolzano e Trento (sopratutto quella di stampo “autonomista”) e, con consapevole ipocrisia, parla di Austria quando gli conviene, ma rinnega le parole “Austria” e “Tirolo” quando queste maledette parole impediscono le relazioni con un PD o con Roma.

    I politici trentini (solo i politici?) sono una sorta di voltagabbana assai consapevole dei vantaggi della “strada del mezzo”.

    Il comportamento si vede anche tra membri “politicizzati” degli Schützen. Qualcosa cambia, ma la strada è lunga e la furbizia non è poca.

    Quando i veneti e i lombardi vi chiamano “furbi”, si dice che è pura invidia… ma sarà soltanto invidia?

    I trentini sono furbi? Non lo so…

  5. D@vid scrive:

    L’intervento di Everton Altmayer è condivisibile. Mi domando cosa abbia di tirolese un movimento politico come PATT. Personalmente, pur di terminare il rapporto politico con Roma, accetterei anche minore ricchezza economica (poi tutto da dimostrare che ciò possa accadere realmente; sono tutte ipotesi teotiche). Ripeto meglio un Tirolo meno ricco ma lontano dal pattume di Roma!
    Ecco cosa è Roma oggi: http://www.romafaschifo.com/2015/06/anagnina-quarto-mondo-12-foto.html !!!
    Diffondete il più possibile la realtà di degrado massimo della capitale dello stato che ha annesso il territorio a süd di Brenner.
    Io pagherei per tornare a leggere il cartello “grenzübergang” presso Borgeth am Etsch… Non so voi, dopo aver visto delle immagini del genere.

  6. gift scrive:

    Caro Everton, noi tirolesi del sud chiamati ‘trentini’, nonostante una certa minoranza lo sia, non è vero che nella totalità siamo un popolo orgoglioso, tutt’altro direi. Siamo un popolo calmo e tranquillo, che si adatta a qualunque regime senza troppi problemi. Pur con qualche mugugno, ci eravamo subito adattati al pazzesco ‘non sistema’ italico (tanto pazzesco che persino alcuni irredentisti se ne lamentarono), dopodiché abbiamo fatto la stessa cosa con il fascismo, dove la propaganda nazionalista raggiunse i suoi acuti maggiori, soprattutto nel campo dell’istruzione, saldamente in mano al ministero, dove la lingua fu determinante per l’indottrinamento nazionalistico. Poi, nonostante il momento dell’orgoglio ..e dei numeri ASAR di fine anni ’40, siamo tornati come buoni cagnolini a scodinzolare alla DC, partito centralistico di maggioranza italiano del dopoguerra, che tramite profusioni e iniezioni di contributi a gogò riuscì a ‘truffare’ quel pur fortissimo movimento autonomista e a succhiare dalle valli la linfa migliore, tramutando in troppi casi l’orgoglio trentino tirolese in orgoglio nazionale. Anche l’associazione nazionale alpini ha avuto il suo ruolo, arrivando a schierare alcune decine di migliaia di soci, tutta gente che “sotto la naia” non faceva altro che imprecare alla maledetta naia che non finisce più e contare i giorni che li separavano dal congedo, ma che poi, non appena a casa, sbavavano per tornare a marciare con cappello, ‘uniforme’ e bandiere spiegate. Qui poi abbiamo la contraddizione più incredibile: figli e nipoti di Kaiserjäger caduti o reduci, che esaltano, inneggiano e fanno rivivere le gesta degli alpini, gli stessi nemici giurati che avevano duramente combattuto, ferito e trucidato i propri nonni e zii. Ma non basta, tutto questo sembra essere oltretutto ancora possibile, pur nonostante l’eterno sistema-caos italiano abbia fatto e stia facendo di tutto per scoraggiare chiunque possa nutrire un qualche sentimento di appartenenza nazionale. Potenza della propaganda, ignoranza, ingenuità, semplice pressapochismo, oppure qualunquismo? Un mix di tutto ciò direi, ma di tutto fuorché la consapevolezza e l’orgoglio di essere un popolo antico, unico e storicamente autonomo.
    Purtroppo, caro Everton, troppo potè la propaganda, al punto che l’orgoglio trentino, complice forse il benessere dell’autonomia, è finito annacquato quasi del tutto. Ormai il trentino medio tende a dire: “tutto sommato non va neanche tanto male, rispetto al resto d’Italia”, senza pensare che poi è lui stesso a dover pagare per altri furbi che non lo fanno, rinunciando con ciò al maggior benessere che il suo maggior sforzo e maggior impegno civile gli consentirebbe.
    Un piccolo esempio? Come saprai le polizze assicurative automobilistiche hanno costi diversi tra regione e regione, per cui nelle regioni dove si ricorre alla truffa sistematica si paga di più, ecc. ecc. Esempio: la Campania è una di quelle regioni dove si paga il doppio se non di più che da noi. Ebbene ho sentito gente di laggiù che si lamentava in tv di questa cosa, dicendo che non è giusto e che le regioni più ricche del nord dovrebbero essere solidali e farsi carico, ciòè pagare un po’ di più per permettere a loro di pagare di meno. Vai tranquillo e vedrai che non ci vorrà molto, prima o poi questo accadrà …alla faccia del federalismo, dove ognuno dovrebbe essere tenuto a prendersi le proprie responsabilità.
    Insomma, l’eterna storia della formica e della cicala!

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