Tirolo Meridionale, la genesi in sintesi

La nascita del Principato Vescovile di Trento è ufficialmente collocata nel 1004 d.C., il documento più antico che attesta le radici di autonomia del nostro territorio è datato 31 maggio 1027, emesso dall’Imperatore Konrad II (Konrad der Ältere), con il quale veniva concesso il controllo temporale del territorio al vescovo di Trento con il titolo di Duca. Fu l’inizio del principato Vescovile di Trento.

Il vescovo di Trento detenne oltre che al controllo spirituale della vasta diocesi, anche quello politico di un territorio vasto e frammentato.

Sebbene i confini di tali territori siano variati nel corso degli anni, per il periodo antecedente al governo di Bernardo Cles, le mappe indicano l’estensione rispettivamente del Principato e della Diocesi nel periodo dal XVI al XVIII secolo.

I confini dei due territori non corrispondono esattamente tra loro, così come non corrispondono fedelmente agli attuali confini della Provincia di Trento e della Provincia di Bolzano. Da un punto di vista storico questo implica l’impossibilità di definire una differenza territoriale tra le due province e nemmeno un diritto prioritario territoriale quanto autonomistico a favore dell’una o dell’altra.

Dalle mappe emerge anche un ulteriore dato: non tutte le località che attualmente compongono la nostra Regione erano comprese nel principato vescovile. Molte di esse facevano parte della Contea del Tirolo. A tale riguardo va specificato il contesto che quando il vescovo di Trento ottenne anche il controllo territoriale del Principato, fu subito chiaro che egli, in quanto ecclesiastico, non poteva esercitare il „Blutbann“, vale a dire il „diritto di sangue“, il quale doveva essere affidato a dei nobili, che divvenivano così „avvocati“ del principato vescovile.

Con il tempo i signori del Castello del Tirolo, vicino a Merano, riuscirono non solo a conquistare stabilmente il diritto di avvocazia, ma anche a controllare molti territori prima appartenenti al principato.

Fu così che presero a farsi chiamare „Conti del Tirolo“ e non più „Conti di Tirolo“.

Nel 1363, in seguito all’estinzione della loro dinastia, i possedimenti ed il titolo passarono ad una linea degli Habsburg d’Austria.

Sia il principato che la contea facevano parte del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica.

Il Principato vescovile di Trento in particolare rappresentava il confine meridionale di tale impero, nel quale era inserito a pieno titolo. La stessa figura del Principe Vescovo, era sconosciuta nei territori italiani, mentre era consueta in quelli del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Non solo, i vescovi nei territori italiani erano nominati dal Papa, mentre quello di Trento, come nel resto dell’Impero, veniva eletto dal capitolo del Duomo.

Quando il numero dei canonici, cioè dei componenti del capitolo, venne fissato a 18, si stabilì anche che 12 di essi dovevano essere di lingua tedesca e 6 di lingua italiana. Questa proporzione non rispecchiava però la composizione degli abitanti della città di Trento. E’ probabile, da stime dell’epoca, che la popolazione di lingua tedesca di Trento, rappresentasse circa la metà della popolazione e che fosse particolarmente concentrata nel quartiere di S. Pietro. Trento inoltre era un importante nodo commerciale, perciò per il tempo la si poteva considerare una cittadina di piccole dimensioni ed alquanto „cosmopolita“.

Trento, di struttura comunale forte, era in grado di rendersi indipendente dal controllo del principe vescovo.

I Conti del Tirolo non rappresentavano un insidia al principato, tuttavia le potenze confinanti tentarono più volte di impossessarsi dei territori del principato, Riva e Rovereto, ad esempio, caddero sotto il controllo di Venezia per alcune decine d’anni, fino alla battaglia di Calliano del 10 agosto 1487 che vide la sconfitta dei veneziani e la ripresa dei territori da parte del principato.

Il ’500 può probabilmente essere considerato „l’epoca d’oro“ del Principato Vescovile di Trento.

Sotto la guida di importanti principi vescovi di origine locale (prima furono spesso bavaresi o boemi), quali Bernardo Cles e Cristoforo Madruzzo, pienamente inseriti nel gioco politico che in quegli anni coinvolgeva l’impero ed il principato, Trento divenne ancora più importante, fino ad essere scelta per la sua particolare posizione geografica, così centrale, e la sua peculiarità politica, essere retta da un principe-vescovo, come sede del celebre Concilio (1545-1563).

Durante l’episcopato di Bernardo Cles tuttavia, il forte collegamento del principato col resto dell’impero si era reso evidente ancora una volta: al contrario dei territori italiani, esso venne coinvolto nella „Bauernkrieg“, la guerra dei contadini, scoppiata verso il 1525. Essa trovò una guida per quanto riguardava il Tirolo meridionale, in Michael Gaismayr, il quale redasse anche la „Tiroler Landesordnung“, un utopico progetto di riforma sociale e politica, ma la ribellione venne presto soffocata dalle truppe dei Conti del Tirolo, accorsi in aiuto del vescovo.

L’affermarsi della dinastia asburgica portò i Conti del Tirolo ad avere un potere sempre maggiore rispetto a quello dei principi vescovi, mentre il definitivo tramonto del sistema feudale metteva in crisi i tradizionali sistemi di controllo delle valli, basati sull’equilibrio tra le istanze delle comunità rurali e quelle dei feudali dei castelli presenti sul territorio.

L’epoca delle piccole signorie territoriali volgeva al tramonto e così doveva essere anche per il principato vescovile di Trento, il quale venne travolto dal dilagare in Europa delle truppe napoleoniche.

Quest’epoca vide, in contrapposizione all’invasione delle truppe francesi, l’azione reazionaria di Andreas Hofer, l’affermazione di un senso comune di difesa territoriale e di Heimat nell’intero territorio tirolese, passando quindi attraverso ad un secolo di relativa tranquillità, la catastrofe di una organizzata, pacifica e democratica comunità, piombò inesorabilmente dando inizio al periodo buio della „liberazione” da parte delle truppe italiane.

L’11 novembre 1918 l’Italia giunse fino al Brennero, gli anni successivi il Tirolo meridionale perse ogni diritto identitario, cominciando dalla toponomastica, dall’onomastica e dalla linguistica, Il Tirolo meridionale divenne Venezia Tridentina, e fu solo l’inizio di una serie smisurata di falsi storici.

La Legione Trentina, il fascismo poi compirono azioni di una violenza inaudita nei confronti della popolazione delle due province da italianizzare ad ogni costo.