Propositi di pace e simboli di guerra

Attualità

 

Perentoria è la scelta dei vertici provinciali dell’Ana in ordine alla manifestazione degli alpini da tenersi ad Ala nel prossimo mese di giugno. Lo scopo dell’ associazione è quello di commemorare un fatto d’arme che un  secolo fa vide contrapposti a Passo Buole reparti degli eserciti italiano ed austro-ungarico. In quella località si svolsero dal 29 maggio al 1° giugno del 1916 numerosi scontri armati  in cui si affrontarono tre battaglioni delle brigate Sicilia, Taro e Padova, supportate da  unità minori, e il III reggimento dei Tiroler  Landesschützen. Furono combattimenti cruenti, con assalti all’arma bianca, rimasti nella storia per l’alto numero di caduti da entrambe le parti. Ed è un nobile intento quello  di ricordare oggi, senza clamori, quei tragici fatti. Al pellegrinaggio che si svolgerà per iniziativa dell’ associazione Memores di Ala  il prossimo 29 maggio nei luoghi che ricordano la carneficina dei  combattenti dell’una e dell’altra parte, aderiscono i comitati locali per il Centenario ed è prevista  la partecipazione degli alpini.  Con le modalità proprie delle associazioni d’arma, le “penne nere” sfileranno a loro volta  il mese successivo per le vie di Ala, come dianzi accennato. In tale occasione la sfilata per le vie della “Città di Velluto” sarà accompagnata dalle note della  fanfara dell’arma e faranno la loro comparsa vessilli, gagliardetti e medaglie di guerra. Non dovrebbe poi mancare la consueta cerimonia dell’alzabandiera;  di quella stessa bandiera che rappresentò  per i cittadini alensi di allora l’emblema stesso della sopraffazione.  E che la cadenza delle marce militari e gli squilli di tromba siano una forma sui generis adottata dagli alpini per onorare – come sovente viene rimarcato dai componenti dell’Ana – tutti i caduti in guerra, accomunati dall’umana pietà, lo si percepisce chiaramente. Risalta pure la discrasia tra la funzione dell’arma stessa e la natura pacifica  dei suoi componenti. Quale elemento integrante dell’esercito italiano gli alpini hanno partecipato, come noto,   a tutte le guerre che fin da  inizio ‘900 il Regno d’Italia ha scatenato ben al di fuori del “sacro suolo della  Patria”.  Ed è insito – per tornare ai giorni nostri -  nell’espressione stessa di “associazione d’arma” lo spirito che vorrebbe porre sul medesimo piano ciò che gli alpini “nostrani” rappresentano oggi in tema di volontariato, di mutuo aiuto, e quali depositari di valori antichi delle genti di montagna, e  il carattere militaresco di manifestazioni che si rifanno ad una demagogia irredentista avversata dai loro stessi avi.

3 risposte a “Propositi di pace e simboli di guerra”

  1. Francesco scrive:

    Geduld. Dopo la fine della “Naja” queste associazioni combattentistiche vanno sparendo. Se frequentate i siti dedicati a militari, scoprirete che chi fa il concorso VFP, cerca di entrare in alcuni corpi non perchè questi abbiano chissà quali tradizioni, ma perchè si prende qualche euro in più di “indennità”. E sono tutti meridionali o quasi, vogliono un posto pubblico e basta. I semplici soci o partecipanti non credo abbiano chissà che mire bellico-nazionaliste (tanti votano Lega), a differenza però dei vertici che sono sicuramente in stretto contatto con gerarchie militari e ufficiali…Ancora qualche anno e non rimane più nulla, ripeto, il “bacino” di queste associazioni era la leva obbligatoria, terminata questa si troveranno senza iscritti. Sono ex “najoni” che fanno rimpatriate.

  2. Rofreit scrive:

    A.N.A. e tutte le associazioni d’arma sono di loro natura (becero) nazionalistiche ma sebbene siano passati 70 anni dall’ultima guerra in terra d’Europa, sono ancora capaci di essere orgogliosi dei loro “eroi” che sono morti per la patria. Dopo un così lungo periodo di pace si dovrebbe condividere, non solo a parole, ma con i fatti.

  3. Marco scrive:

    La mia speranze è che in segno di protesta i Trentino/Tirolesi in concomitanza con queste manifestazioni nazionalistiche espongano la bandiera Tirolese, a ricordo che questa terra non appartiene e non apparterrà mai ne a eserciti ne a governanti che impongono dall’alto le loro idee. Ma,come dimostrato dalla rivolta condotta da Andreas Hofer contro i Franco Bavaresi questa è una “libera terra abitata da un libero popolo” come affermano anche gli Svizzeri.
    Forse attualmente non è proprio cosi….ma questo è il mio sogno…e qualcuno diceva che se un sogno appartiene a molti questo divverrà realtà…
    servus

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