Opere militari al fronte sud

Storia del Territorio - Geschichte der Region

Valmorbia Werk

La costruzione di un sistema di fortificazioni al confine col Regno d’Italia, venne decisa dallo Stato Maggiore Austro-Ungarico agli inizi del 1900 per volontà del FeldMaresciallo Franz Conrad von Hoetzendorf , in previsione di un possibile conflitto con gli allora alleati Italiani, ritenuti poco affidabili ed infedeli alla “Triplice Alleanza” (1882). La costruzione del Forte venne iniziata nel 1911 ed eseguita soprattutto da personale civile, e non come comunemente si crede, da militari. Una parte fu appaltata anche alla ditta Zontini di Riva del Garda. L’opera di costruzione diede opportunità di lavoro per circa 4 anni a molte persone, sia della zona che provenienti da altre vallate. La costruzione del Forte venne iniziata nel 1911 ed eseguita soprattutto da personale civile, e non come comunemente si crede, da militari.

 

“Nessuna,  tra le cinque potenze europee,  alla seconda metà del XIX secolo, negli ultimi anni di pace,  era tanto impreparata quanto l’ Austria-Ungheria a  sostenere una guerra. Pericoli imminenti di conflitti armati non sembravano profilarsi all’ orizzonte, mentre la monarchia asburgica, dopo la guerra con la Prussia del 1866, aveva riguadagnato stabilità interna e la propria sicurezza in ambito internazionale. I timori per le mire espansionistiche della Russia verso i Balcani, che si contrapponevano al riconoscimento del protettorato dell’ Austria  su Bosnia ed Erzegovina – decretato con il Congresso di Berlino del 1878 – erano mitigati dal patto di alleanza del 1879 della potenza danubiana con la Germania. Ma fu proprio dai Balcani che, agli albori del nuovo secolo, iniziarono gli sconvolgimenti epocali che, ancor prima dell’ attentato di Sarajevo, gettarono le basi per lo scoppio della I guerra mondiale. A quella che avrebbe potuto prefigurarsi come l’ apertura di un fronte a sud, ai confini con l’ Italia, lo Stato maggiore austriaco – oltre che a provvedere alla difesa del territorio – attribuiva notevole interesse strategico. Non quindi, allo scopo di instaurare nelle zone  di confine una “dittatura militare” (espressione usata strumentalmente giorni addietro da una lettrice de l’Adige,  nel trattare l’ argomento) bensì a protezione della parte meridionale del Tirolo storico, venne incrementata notevolmente  la costruzione, già in essere, di fortificazioni che fossero in grado di resistere alla forza d’ urto di un potenziale nemico, proveniente, in questo caso, dal Regno d’ Italia. Ed è soprattutto alla tenace volontà di Conrad von Hötzendorf se tale progetto giunse a compimento. Già nel 1906, appena nominato capo di Stato maggiore, egli intendeva muovere – con la ferma contrarietà di Francesco Giuseppe e del ministro degli Esteri di allora, Alois Lexa – un attacco preventivo al Regno d’ Italia, ritenendolo, nel caso dello scoppio di un conflitto armato a livello europeo, pure in veste di potenza alleata, inaffidabile. La storia gli darà ragione. Oggi c’ è chi, nell’ affrontare il tema della Grande Guerra, si ingegna ad accreditare l’ idea che le sofferenze da essa causate alla popolazione di questa terra, vadano interamente addebitate a coloro che, con i mezzi e gli strumenti ritenuti consoni alla propria difesa, combatterono contro l’ invasore. Quasi con enfasi, si riportano, in un recente articolo inviato ad un giornale,  scorci degli interventi di Alcide De Gasperi  e Cesare Battisti, tenuti alla Dieta di Innsbruck nel dibattito dal 29 maggio al 12 giugno 1914, in cui essi lamentavano le pesanti conseguenze per l’ intera  comunità del Tirolo meridionale, per le restrizioni imposte dalle autorità militari. La tutela degli interessi della sua gente, non aveva però mai indotto  De Gasperi a perseguire il distacco del Tirolo di lingua italiana dal resto dell’ Impero. Un proposito, il suo, che ribadirà con forza  – e di propria iniziativa – alla presenza di Franz Joseph, nel momento in cui veniva ventilata la possibilità da parte austriaca  di cedere il Welschtirol all’ Italia. Controversa appare al riguardo la posizione di Cesare Battisti che, dopo aver stigmatizzato in sede parlamentare il “peso del militarismo austriaco”, causa – come si legge – di “cacciata dei pastori dai pascoli, di alpigiani impediti di trarre profitto dalla selvicoltura, di industrie e di alberghi danneggiati”, teneva discorsi nelle piazze d’Italia in cui si inneggiava all’ intervento armato contro l’Austria-Ungheria, ricorrendo ad espressioni assai significative, quali : “D’ altra parte,  anche se Trento e Trieste avessero da perderci, che importa? ” (La Stampa, 13 ottobre 1914).”

Una risposta a “Opere militari al fronte sud”

  1. Jager scrive:

    e ala fin dele finide lori i li ciama a mò eroi, e i nosi noni pantaloni…na roba la e sigura: i taliani ie gran boni de torne tuti per el cul. L’e ora pasada de darghe men ora e de alzar la crapa…perchè averghe en minimo de dignità nol ga prezi…

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