MST (Movimento Separatista “Trentino”)

Storia del Territorio - Geschichte der Region

Dell’MST poco si è scritto e poco è stato riportato, malgrado abbia rappresentato una componente estremamente identitaria e di carattere fortemente tirolese di reazione al potere nazionale italiano esercitato sulla nostra terra dalla fine della Grande Guerra.

Alle poche informazioni disponibili nella storiografia della nostra provincia, si sommano racconti tramandati verbalmente all’interno di alcune delle nostre famiglie. Tale contesto introduttivo riconduce allo stato di semi-clandestinità che caratterizzava il movimento nel periodo contemporaneo a quello dell’ASAR, dal 1945 al 1948.

L’ufficialità informativa del Movimento, comprendeva la denominazione di “Movimento Separatista Trentino” ed il nome del suo più autorevole rappresentante Guido Pompermaier. Diffuso in tutto il territorio della provincia di Trento, contava due luoghi dove il numero e la determinazione degli attivisti era particolarmente importante: Mori e Pergine. A differenza di altri movimenti, l’MST possedeva forti contatti e condivisioni politiche con i territori di Bolzano e Innsbruck, in particolare con l’allora Südtiroler Volkspartei ed il Partito Popolare di Innsbruck.

Nel nome dell’inscindibilità storica del Tirolo era loro programma mantenerne intatta l’unità, a tutti i costi. Voci popolari riportano l’informazione dell’esistenza di un braccio armato pronto ad intervenire in caso di extrema ratio per il raggiungimento dell’obbiettivo finale, ex appartenenti al CST (Corpo di Sicurezza Trentino), polizia locale istituita dal Gauleiter Franz Hofer nel 1943 nel contesto dell’Operationszone Alpenvorland, corpo definito “scelto” per difendere e conservare le tradizioni dei padri, sembra ne facessero parte.

Le radici dell’MST, traggono origine da gruppi indipendentisti creati spontaneamente, più o meno organizzati a partire dalla fine della Grande Guerra istituiti da reduci del conflitto che non potevano accettare l’italianizzazione forzata. In situazioni estremamente clandestine, tali gruppi comprendevano “Movimenti” separatisti tirolesi o “Comitati” indipendentisti. Nel periodo 1935 ÷ 1940 furono particolarmente attivi ed organizzati.

L’epilogo dell’MST è facilmente prevedibile, basti pensare alle circostanze che portarono alla fine di un grande movimento quale l’ASAR, movimento che accettava la sovranità nazionale. L’episodio della manifestazione dell’ASAR di Mori nel 1948 dove la sola esposizione di una bandiera Tirolese nel corteo, portò la carica delle forze dell’ordine con conseguenti pestaggi ed arresti, rende l’idea della repressione nazionale in corso all’epoca.

L’immagine proposta in testa all’articolo, riporta una scritta ancora esistente nella piazza di un importante centro in provincia di Trento. L’esposizione al rischio di chi effettuò la scritta dimostra quale ne fosse la determinazione.

Pestaggi, intrusioni in private abitazioni con selvagge perquisizioni, denigrazioni a mezzo dei media, infiltrati nel movimento, arresti e perfino condanne a morte, furono il prezzo che la nostra gente dovette pagare nel tentativo di fare valere il proprio diritto di autodeterminazione, peraltro per due volte promesso senza onore dallo stato italiano.

Ora, una riflessione risulta conseguente: attualizzare un analogo movimento ai giorni nostri, nel pieno rispetto della legalità, in un contesto comunitario europeo di diritto dei popoli, in un momento dove il degrado politico italiano con conseguente effetto finanziario ed economico ha provocato l’allarmismo anche dei più ottimisti “autonomisti”, ora che dopo molto tempo possiamo tornare a dichiararci tirolesi senza rischiare gravi conseguenze per noi e le nostre famiglie, che risultati potrebbe ottenere?

Vista da una differente prospettiva la domanda potrebbe risultare: se i nostri padri avessero avuto le opportunità che oggi si presentano, cosa avrebbero potuto ottenere?

13 risposte a “MST (Movimento Separatista “Trentino”)”

  1. Hotto scrive:

    “Movimento pacifico per la riunificazione del Tirolo storico”

    Si potrebbe tentare , non credo che le ritorsioni ad oggi sarebbero come a quel tempo , per una serie di motivi .    Cosa si potrebbe ottenere ?   Con le persone ed i modi giusti forse più di quello che si pensi .  Pensiamoci .

  2. Tiroles scrive:

    Infatti, mentre in altre parti d’Europa si ragiona in modo democratico e libero di come riuscire a liberarsi di Stati ottocenteschi messi assieme con la colla, qui da noi si pensa solo come fare a riciclarsi per potersi mettere nelle liste democristiane con il solo interesse personale davanti a tutto. Auspico anch’io un po’ di orgoglio da parte della nostra gente.

  3. Gift scrive:

    Cari compatrioti tirolesi, il nostro problema non è se, come e quando formare un movimento separatista; sappiamo benissimo quale sia il vero problema: la consapevolezza e la fede tirolese è troppo poco diffusa tra la nostra gente. Per cui, finchè il movimento non sarà supportato dalla maggioranza della popolazione, non ne uscirà mai nulla! Con questo non voglio spaventare o deludere nessuno, anzi. Solo bisognerà mordere il freno, congelare per il momento questa legittima aspirazione e impegnarci a diffondere tra la popolazione la voglia di Tirolo. Solo quando avremo raggiunto un certo successo, se ne potrà riparlare. Abbiamo davanti a noi degli specchi di altre realtà e mi riferisco alla Catalogna, alla Scozia, al Belgio, ecc. e non di meno al nostro Sudtirolo. E se risulta difficile e problematico per loro, figuriamoci, per noi addirittura non se ne parla proprio. Ma non bisogna disperare, perchè secondo me, la strada più percorribile è ancora quella dell’Europa. Prima o poi si dovrà arrivare a fare sul serio e gli stati nazionali dovranno pur rassegnarsi a perdere le loro sovranità. Solo allora potremo finalmente realizzare il nostro sogno, recuperare la libertà perduta un secolo fa e tornare padroni a casa nostra.

  4. Heinrich Edling von Boffa scrive:

    Carissimi amici, scusate se con un poco di ritardo intervengo in questo interessantissimo dibattito che, peraltro, vedo poco frequentato dai commentatori. Peccato. Ciò sembra dar ragione a Gift (che peraltro di ragioni ne ha da vendere nel suo puntuale intervento). Io però credo che la testimonianza che tutti voi, lettori e scrittori che frequntate questo sito, state offrendo è meravigliosa! Non conta il numero! Conta la testimonianza! Credo di averlo già detto in qualcuna delle mie sporadiche chicchierate. Ma lo ripeto con convinzione e stupore: in questi tempi, in questo mondo, che ci siano persone che rischiano in proprio (non foss’altro che di sprecare tempo e fatica e denaro) per mettere in piedi un giornale come questo e farlo vivere e arricchirlo di idee e’ STRAORDINARIO. Qui c’e’ la testimonianza della volontà di salvaguardare una specificità, una appartenenza, che saranno dote fondamentale per i figli o i nipoti. Un giorno qualcuno, uno storico o magari un politico patriota potrà scrivere ”nei primi anni del 2000 ci furono uomini e donne che tennero viva la fiamma della tradizione di questa terra”. Ecco la cosa straordinaria. Ricordare la storia, come fa l’autore dell’articolo, è fondamentale per vincere l’ignoranza, quella che i nuovi ‘disegnatori’ del mondo vorrebbero imporre. Tutto ex novo, tutto come se prima nulla ci fosse stato. E la chiamano ‘modernità’, la chiamano ‘futuro’, ma a me ricorda tanto il ‘chi ha dato ha dato chi ha avuto avuto, scordiamoci il passato…’. Certamente non si tratta di custodire il passato come se fosse un cimitero. Si tratta di farlo vivere in quel che di buono aveva e di usare quel che fu di male affinchè non si ripeta. Ecco perchè caro Gift è importante la testimonianza. E’ l’anello di una catena che porta dal passato al futuro e che non deve essere spezzata. E con la testimonianza, giorno per giorno, con fatica ciclopica, si può diffondere quella che tu chiama la voglia di Tirolo. Quanto alle strade da percorrere ognuno ha le proprie idee e sarà il tempo a dirci quale strada sia più percorribile..il tempo aiutato dall’impegno quotidiano degli uomini. Sulle cui gambe marciano le idee. Specie quelle che hanno un futuro! Servus.

  5. Renzo scrive:

    Ringrazio innanzitutto il signor Boffa per le belle parole. Infatti non è facile tener aggiornato il giornale online, anzi è un bell’impegno. Ma ci sono anche molte soddisfazioni, ci sono sempre molte visite giornaliere anche se, questo è vero, nell’ultimo tempo i commenti non sono molti. E’ vero. anche, che nell’ultimo periodo abbiamo affrontato dei temi non proprio popolari e si sa che le novità hanno bisogno di tempo per esser assimilate. Ma è anche la linea editoriale quello di non trasformare il giornale in un ring.
    Grazie di nuovo signor Boffa e a risentirLa presto.

  6. Heinrich Edling Von Boffa scrive:

    Ma grazie a lei caro Renzo. Grazie a lei e a chi lavora a questo giornale. Voi fate una cosa bella e nella tradizione di altissima civiltà di questo meraviglioso pezzo di mondo che ha nome Tirolo. Fate cultura e fate un servizio di pubblica utilità. Dio conservi.

  7. Stellalpina scrive:

    Mi associo al Signor Boffa: l’impegno che mettete nel gestire e aggiornare questo spazio è veramente ammirevole. Io non commento spesso, ma ogni tre o quattro giorni passo a leggere le novità. Stavolta però non posso fare a meno di dire la mia su questo articolo, non dopo aver letto la domanda conclusiva: è vero, quando saremo in grado, noi tirolesi trentini, di esprimere politicamente l’identità e le aspirazioni di una parte della popolazione, che è tutto fuorché insignificante? In parte condivido quello che dice Gift: molti trentini non sono consapevoli della storia del nostro territorio e hanno le idee molto confuse sull’Italia e la cosiddetta italianità. Credo però che il numero (tra l’altro sempre crescente) di persone fieramente tirolesi sia ampiamente sottovalutato: non dobbiamo dimenticare il temperamento tipico di noi trentini, poco portati ad esprimere in modo chiaro le nostre idee, soprattutto se sentite un po’come “sovversive”, dopo lunghi decenni di propaganda italianizzatrice. Io mi sono fatta un’idea precisa a proposito. La fascia più anziana della popolazione, nata nella prima metà del secolo scorso, è spaccata in due: c’è chi si è fatto influenzare dalla scuola fascista e dal fascino del cappello da alpino e si ritiene ingenuamente italiano, salvo contraddirsi nei fatti denigrando (davanti alla tv o in riferimento a turisti) allegramente tutti gli italiani, dai veneti ai siciliani; c’è poi un gruppo consistente che basa la propria identità sulle parole ascoltate nell’infanzia dai propri genitori, nati austriaci e in gran parte morti austriaci nel cuore. Questi ultimi però raramente si sbilanciano, perché hanno come una sorta di pudore verso il nome “Tirolo”, troppo a lungo negato dalla cultura ufficiale e forse considerato ormai perduto in un passato che non può tornare.
    La generazione di mezzo è più varia: si va dal fiero alpino, alla menefreghista che preferirebbe essere nata ai Caraibi; dal patriota tirolese, al vigile del fuoco che vede la sua valle come unica patria; dal tifoso di calcio accecato dal nazionalismo da quattro soldi, alla fiera trentina che non nega l’Italia nel quadro europeo; dall’appassionato di montagna allergico alla città, alla fissata di centri estetici e gossip; dal trentino solo per metà (con madre o padre da fuori) che si sente pienamente italiano alla cristiana praticante che non vede il motivo per il quale dovrebbe porsi il problema. Insomma, una gran confusione che esprime pienamente un’identità frammentata e per grandi tratti intaccata da elementi esterni, ma ancora presente e in grado di scatenare accesi dibattiti e spesso duri confronti tra visioni opposte dello stesso territorio.
    La generazione più giovane, alla quale io appartengo, è in generale abbastanza disinteressata alla questione identitaria, questo non si può certo negare. Ma un fattore positivo c’è, e forse pochi ancora se ne rendono conto: il giovane non si sente italiano, al massimo lo accetta passivamente, ma è ormai aperto verso l’Europa e il mondo e l’Italia gli va ancora più stretta del piccolo Trentino. Io studio in Lombardia e posso testimoniare che i giovani trentini fuori sede, nel rapportarsi con i propri coetanei “padani”, specificano di essere trentini con un orgoglio innegabile e spesso rimarcano le differenze sulla falsariga dell’ironia. Giocano volentieri con il luogo comune dei trentini visti come “mezzi tedeschi” (perché solo 100 km più a sud pochissimi conoscono la differenza tra Trentino e Sudtirolo) e spesso lo accentuano a livelli quasi caricaturali per apparire ancora più “stranieri”. All’estero poi ho sentito più di una volta rispondere alla domanda “da dove vieni?” con un generico “sulle Alpi, tra l’Italia e l’Austria”. In Germania addirittura c’è chi risponde candidamente “Suedtirol” (una mezza verità), giocando sul fatto che i tedeschi, come gli italiani, confondono spesso le due realtà. Insomma, allontanandoci dal periodo in cui il nazionalismo era un elemento imprescindibile nella scuola e nella società, le generazioni ne sono sempre meno influenzate e questo secondo me è estremamente positivo per la nostra terra. La gente si sta riappropriando un po’alla volta della propria identità, forse un po’troppo lentamente, ma non si può negare il cambiamento sotto ai nostri occhi.
    Non so se i tempi siano realmente maturi per un vero e proprio movimento secessionista, ma un partito più radicale del PATT secondo me sarebbe indispensabile e avrebbe già un buon elettorato da cui pescare. Una sezione trentina del Suedtiroler Freiheit sarebbe l’ideale, considerato anche il fatto che il suddetto partito sarebbe a mio parere favorevole ad un’apertura verso di noi. Ogni tanto mi capita di leggere il loro blog e sinceramente sono rimasta stupita nel vedere la stima che molti di loro hanno verso i cosiddetti “treuen Welschtiroler”.
    Per rispondere finalmente alla domanda proposta dall’articolo, dico che i nostri antenati non se ne starebbero con le mani in mano ad aspettare che Roma ci tolga l’ autonomia così faticosamente conquistata. Direbbero che il benessere ci ha fatto diventare fiacchi e inerti, incapaci di allontanarci per un momento dalla nostra quotidianità per vedere che il nostro piccolo mondo, in cui viviamo così bene, si regge su un modello sociale che l’Italia rischia di uccidere. E molti trentini sono davvero così: l’anno scorso sono rimasta allucinata nel vedere che c’era più gente alle bancarelle di piazza Fiera che alla manifestazione per l’autonomia! Chi ha la possibilità di farlo, dovrebbe sentire il dovere morale di muoversi per avvicinare più gente possibile alla tematica. Questi discorsi purtroppo al momento sono aperti soltanto ad un’elite già consapevole e fortemente interessata. Il vostro blog è sicuramente un passo importante verso questo obiettivo, per cui concludo rinnovando sentitamente i miei complimenti e ringraziamenti per il tempo che dedicate ad un’attività importantissima per tutta la nostra comunità.

  8. Elena scrive:

    Cara Stella Alpina,
    innanzitutto complimenti per la splendida analisi, cui non c’è proprio nulla da aggiungere.
    Ma soprattutto un grazie di cuore per i complimenti a coloro che curano questa pagina: senza dimenticare però che una home page vive anche dei suoi lettori e dei suoi commentatori: più scambio ci sarà, più potremo diffondere idee e conoscenze, e tutti impareremo nuove cose e rifletteremo su quelle già conosciute.

  9. Trentino scrive:

    Scusate, voi davvero pensate que i secoli di dominazione austriaca sono state meglio di questa autonomia all`italiana?
    La mia domanda e sincera.

  10. Tiroles scrive:

    La domanda non e’ posta in modo corretto, dominazione e autonomia fanno gia’ capire il tuo pensiero. L’Austria asburgica e prima il principato di Trento erano migliori del Regno d’italia e dei vari ducati precedenti. Come ora l’Austria e migliore dell’Italia. Bisogna confrontare periodi analoghi e non con 100 anni di distanza.

  11. Sandi Stark scrive:

    Se c’è una “dominazione” è quella italiana perchè nessuno delle cosidette “terre irredente” potè mai scegliere l’Italia. Per quanto mi riguarda si possono anche fare i confronti senza tenere conto dei 100 anni di distanza, lo stato sociale, l’istruzione, le case popolari, il lavoro, l’assistenza sanitaria, l’imposizione fiscale… tutto era superiore all’Italia attuale. Ora chi ha la pensione sociale a causa di ingustizie varie muore di stenti con 450 euro al mese, la vecchia Austria non ha mai lasciato nessuno morire di fame, figuriamoci la nuova Austria.

  12. Gift scrive:

    Auch wenn mit Verspätung, vielen Dank auch von mir, Herr Heinrich! Ihre Diskussionsbeiträge, immer voller Humanität und Weisheit, sind für uns alle eine klare Bereicherung. Verzeihen Sie es bitte, wegen meines anmaßendes Eingang, dann werde ich auf italienisch fortsetzen.
    I Suoi interventi danno sempre a tutti noi un grande conforto e una grande spinta verso la convinzione, se mai potesse mancarci, nel continuare il cammino verso il nostro comune ideale, che è sempre quello di tornare finalmente a essere padroni in casa nostra. Sia ben chiaro però, nel precedente commento a mia firma, il mio intendimento non era affatto da prendere quale disfattista; anzi, sono arciconvinto che siamo sulla strada giusta, anche se appare molto lunga. Il mio intervento voleva essere una semplice constatazione, una presa d’atto dell’attuale situazione. Anche se negli ultimi tempi le cose sembrano muoversi un po’ di più, rimane pur sempre questa apatia, questa accidia da parte di molti, troppi trentini nei confronti della propria vera identità. Non è dato sapere se questa inerzia, che blocca i sentimenti di parte della nostra gente, sia riconducibile agli effetti della propaganda nazionalistica o ad altri fattori, non ultimo quello di una certa indolenza tipica dalle nostre parti, quella che porta a una sorta di consapevole, ma inspiegabile rassegnazione. E’ molto facile sentirsi dire: “cossa vot, ormai sen tagliani! // cosa vuoi farci, oramai siamo italiani!” E a questo punto le braccia cadrebbero di brutto, se non fosse per un particolare importante. E qui secondo me risulta però emblematico il comportamento di quasi tutti i trentini, e questo, attenzione, indipendentemente dall’apparente pensiero politico. Come ha ben detto Stella Alpina, nella sua lucida fotografia dell’ambiente trentino, tutti, dico tutti i trentini, persino gli alpini più convinti, sono sotto sotto degli inconsapevoli autonomisti. Anche a loro, alla fine, scappano frasi del tipo: “madona de tagliani!” oppure “tagliani dala coa”, “quei ‘mbroioni de tagliani”, ecc. ecc. Non parliamo poi dei vari casini, politici e non, dell’Italia…. per i trentini, da sempre brontoloni, rappresentano sempre un sontuoso invito a nozze! Salvo però poco dopo trovarsi a difendere gli alpini, il tricolore, l’Italia! Benedetti trentini, quando sarà mai che diventeranno adulti? Sembrano ancora attaccati alla tettarella di mamma Italia. Quando sarà mai che finalmente si svezzeranno? Sono come quei 50enni scapoli o meglio ancora bamboccioni, che in “caneva” parlano da rudi montanari, ma quando si trovano vicini alla mamma, diventano docili come tante pecorelle smarrite! Io ho sempre detto, che alla fine i trentini sono tutti dei convinti autonomisti, ma chissà perché nella loro testa c’è questa confusione! Sono consapevoli di essere trentini e pur sentendosi molto diversi da loro, si sentono quasi in dovere di sentirsi anche italiani, forse perché qualcuno gliel’ha detto o forse perché… a forza di sentirselo dire…. chissà.
    Una cosa che fa ben sperare è un segnale che viene dalla rete. Ed è la crescente presa di coscienza da parte di molti frequentatori dei vari blog, specie sul sito de l’Adige. Lì si scatenano delle vere e proprie “baruffe” mediatiche, ogni qualvolta si pubblicano articoli che parlano, ma si potrebbe tranquillamente dire “sparlano”, del Tirolo o degli Schützen. Ebbene, da più di un anno a questa parte, i commenti a favore e in difesa dei nostri valori si sono moltiplicati alla grande, fino a diventare predominanti e raggiungono spesso quota 180/200 e oltre. Poi inevitabilmente, quando la parte avversa, per mancanza di argomenti non è chiaramente più in grado di replicare e il campo rimane saldamente in mano nostra, chissà perché, ma i commenti non vengono misteriosamente più pubblicati. C’è inoltre una differenza non da poco da rilevare: i commenti sono per qualità di contenuti, di linguaggio e di numero chiaramente a favore dei nostri sostenitori. Quelli di parte avversa sono per lo più offensivi, strampalati e ridicoli nei contenuti, manifestamente ignoranti sulla storia locale, ma anche su quella nazionale; insomma dei veri e propri zotici, tanto da far pensare chiaramente da quale zona politica possano provenire.
    Faremo sempre tesoro dei suoi consigli e delle sue esortazioni, caro Sig. Heinrich e, come suol dire sempre Lei, che Dio ce La conservi ancora a lungo. Ad maiora!

  13. mario scrive:

    salve,anche se sono di roma sono molto attaccato a quella terra,mia madre e nonna erano di ala,ho uno zio ad arco,a bressanone e altre parti del trentino.per cui conosco e amo bene quei posti ,mi sento di la’

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