Le SK del Welschtirol mai esistite

Attualità

 

 Sabato 19 settembre, Hall in Tirol, la festa dell’Euregio.

Come antipasto l’articolo apparso sull’Alto Adige di venerdì 18 settembre a firma Paolo Campostrini.

Qui il link per l’articolo:

http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2015/09/18/news/euregio-2-0-tra-nostalgia-e-marketing-1.12117638?ref=search

Gli articoli che appaiono sull’Alto Adige, indipendentemente da chi firma l’articolo, sono piuttosto ripetitivi: nazionalisti, antitirolesi e spesso e volentieri pieni di notizie false e tendenziose … non saprei dire se per ignoranza o per malafede.

Il primo appunto all’articolo riguarda il sottotitolo: non solo il becero nazionalista Ettore Tolomei ha inventato traduzioni per ogni toponimo del Südtirol, adesso se ne prosegue l’opera anche in Nordtirol: Hall in Tirolo. Stiamo scherzando, spero …Hall in Tirol, senza “o”. La stessa gente che non userebbe mai il termine „Sudtirolo“ si permette di tradurre il nome di una cittadina del Nordtirol …

L’articolo, come nello stile Campostrini, non è niente di nuovo, ma francamente neanche io sono entusiasta di una Euregio che parla molto ma non fa niente, proprio niente per riunire quello che era il vecchio Tirolo, almeno per quanto possibile. La rana dalla bocca larga Arno Kompatscher ha appena rifiutato con la sua SVP in consiglio provinciale a Bolzano la proposta (Bernhard Zimmerhofer, STF) di collegare le piste ciclabili tra la Zillertal e l’Ahrntal attraverso l’Hundskehljoch … alla faccia della collaborazione transfrontaliera.

Ma nell’articolo c’è un passo, „sibilato“ (chissà perché mi ricorda una serpe …) che è assolutamente inaccettabile, da parte del Dr. Delle Donne, storico bolzanino laureato in Storia contemporanea: “… Pensate ai trentini: ogni volta che si parla di Euregio si inventano una compagnia di Schützen che prima non c’era. Gridano gli ordini in tedesco ma nessuno capisce …“

Il Dr. Delle Donne forse ha bisogno non solo di approfondire le sue (scarse) conoscenze storiche, ma anche di imparare l’italiano: per tutte le Schützenkompanien del Welschtirol si usa sempre il termine „rifondazione“: forse il Dr. Delle Donne avrà un’illuminazione sulla via di Damasco sul significato del termine „rifondazione“.

Ulteriori commenti penso siano inutili.

La fotografia di testa è tratta dal libro „1809-1909 Denkschrift der Tiroler Jahrhundert-Feier“.

Più di 2500 Welschtiroler Schützen erano presenti al Landesfestumzug del 1909 a Innsbruck in rappresentanza della parte più meridionale del Tirolo.

Eh già, i trentini che si inventano le SK…

5 risposte a “Le SK del Welschtirol mai esistite”

  1. Reichfrau scrive:

    il giornalista riporta quanto segue: “Il vero rischio invece, per Delle Donne è che “gli italiani, come al solito si trovino dentro una cosa in cui non hanno punti di riferimento. Gli italiani dell’Alto Adige intendo. Perché i trentini la usano per foraggiare i partiti autonomisti, i sudtirolesi per fare tradizione e politica anti italiana e i tirolesi per tornare i padroni del vapore. Ditemi quale altoatesino di lingua italiana ha un’idea, non dico una buona idea di questa Euregio..” Cosa vogliamo imparare da beceri nazionalisti/fascisti; nulla assolutamente nulla.
    la loro storia infatti comincia con l’annessione al Regno d’Italia di questo territorio (1918). La NOSTRA storia è molto antecedente alla loro e non riescono a capire questo mondo totalmente differente dalla loro ideologia nazional/fascista. Se il sig. Giorgio Delle Donne, oltre alla sua lingua madre, imparasse qualche altra lingua europea, non sarebbe male. Dall’articolo si evince che tale “storico” considera i SudTiroler e i Welschtiroler dei montanari ignoranti che parlano solo dialetto e qualche frase compiuta in Italiano. Non sa quanto si sbaglia e che il tempo del manganello-olio di ricino, è finito da decenni ormai. Al povero giornalista, pagato per scrivere scemenze, non possiamo altro che stendere un velo pietoso.
    Quest’articolo, come tanti altri, danno la misura della loro paura di essere fuori dal tempo. Loro che guardano al futuro e non sanno nemmeno cosa accadrà domani. :-(

  2. Reichfrau scrive:

    Ho letto l’articolo scritto da questo signor Campostrini e sinceramente è vergognoso che tale persona possa esprimere una cozzaglia di menzogne su un giornale che dovrebbe essere il più obbiettivo possibile. Non solo, ma nell’articolo viene menzionato uno “storico” che non ha nulla di storico se non la storia del Regno d’Italia e l’avvento del Ventennio Fascista.
    A questi storici da baraccone che tirano in ballo il futuro chiedo: “Domani o tra un mese cosa accadrà ?” Non fatevi belli con la frase fatta: Guardiamo avanti al futuro; perché nessuno sa cosa accadrà domani.
    Meditate giornalisti e storici di regime……………… ;-)

  3. Beppe scrive:

    “Ma chi la tira, ha sempre gli occhi rivolti al passato” dice Giorgio Delle Donne.

    Bravissimo diciamo noi! Infatti da queste parti, non abbiamo di che vergognarci del nostro passato, cosa che non tutti, in altre parti di questo paese possono dire. E conoscendo e apprezzando il passato, a detta di qualcuno è possibile programmare meglio il proprio futuro. Ora capisco perché conosco un paese che sta da sempre andando a rotoli !

  4. Mauro Mazzetti scrive:

    Ripeto ciò che ho già espresso in altre occasioni: la mamma degli ignoranti (storici e giornalisti compresi) è sempre gravida. Diversi anni fa la PAT aveva creato dei poster (quello in mio possesso rappresentava le palafitte di Fiavè) con una diciitura pressapoco così: la cultura del passato per la storia di domani…Evidentemente la PAT se ne è già dimenticata come i nostri partiti autonomisti. Anche lo storico citato, se fosse uno storico serio, dovrebbe conoscere meglio di tutti il detto: “Dove pensi di andare se non sai da dove vieni?” Infatti il giornalista e lo storico mettono ben in evidenza la dimenticata identità che molti si ostinano scioccamente a non ricordare. Chi nega il proprio passato nega sè stesso. Io spero che i Welschtiroler aprano presto gli occhi e rivalutino la loro storia e la loro appartenenza, perchè non ci rimane altro se non vogliamo farci assimilare da uno stato che non merita alcun rispetto e che ci sta trascinando nel baratro, complici certi storici e certi giornalisti. Welschtiroler sveglia perchè ormai l’ultimo treno è ormai in partenza.

  5. Andrea scrive:

    Io mi posso solo rivolgere al popolo del Tirolo storico chiedendo loro cosa intendono fare del loro futuro e di quello dei loro figli ? Non sarebbe ormai giunta l’ora di smettere dal farsi falsamente inndottrinare da scribacchini assoldati da un regime aimè non ancora defunto ?

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