La verità su Cima Vallona

Attualità

Da sinistra Franz Pahl, ex Presidente del Consiglio regionale, Hubert Speckner ed il moderatore Prof. Reinhard Olt, alla presentazione del libro sulla strage di Cima Vallona.

La strage di Cima Vallona sicuramente non era un attentato di  attivisti sudtirolesi, ma probabilmente un‘azione dei servizi segreti italiani che stavano sperimentando la „strategia della tensione“.  La conferma viene dal libro „Zwischen Porze und Roßkarspitz…“ dello storico militare austriaco Hubert Speckner.  Dopo lunghe ricerche negli archivi austriaci è riuscito, basandosi su documenti ufficiali, a confutare completamente la versione ufficiale dei fatti del 1967. La presentazione del libro a Vienna ha visto un folto pubblico molto interessato di giornalisti, politici ed alti ufficiali. Per conoscere i veri autori della strage sarebbe adesso necessario aprire gli archivi italiani.

Il 25 giugno del 1967 a Cima Vallona, al confine tra il Tirolo dell’est e la provincia di Belluno, in circostanze mai chiarite trovarono la morte quattro militari italiani, mentre un quarto rimase gravemente ferito. L’Italia parlò subito di un attentato dei cosidddetti „terroristi sudtirolesi“. In un processo a Firenze, che in Germania ed Austria a causa di gravi irregolarità viene ritenuto illegale, il cittadino austriaco Norbert Burger, presunto ideatore dell’attentato, ed i cittadini germanici Peter Kienesberger, Erhard Hartung e Egon Kufner, presunti esecutori, furono condannati  in contumacia all’ergastolo. Dopo forti pressioni diplomatiche italiane anche l’Austria processò Kienesberger, Hartung e Kufner, che furono però assolti per mancanza di prove. Nonostante questo i media ed anche la storiografia continuano a dare la colpa della strage di Cima Vallona ai „terroristi del BAS“ nella persona di Kienesberger, Hartung e Kufner.

Hubert Speckner, esperto di storia militare, stava facendo delle ricerche sul servizio di vigilanza al confine austro-italico attuato dall’esercito austriaco negli anni delle bombe. Per puro caso ha trovato  negli archivi dei documenti sulla strage di Cima Vallona. Così ha continuato le sue ricerche fino ad avere tutte le prove a dimostrazione che la versione „ufficiale“ sui fatti di Cima Vallona non può corrispondere alla realtà. Si può, secondo Speckner, escludere con assoluta certezza che gli attivisti del BAS siano responsabili della strage di Cima Vallona. Più difficile invece dire chi siano stati i veri responsabili. Finché gli archivi italiani non verranno resi accessibili si possono fare soltanto delle speculazioni, che per ovvi motivi vanno in direzione dei servizi segreti italiani. Si sa anche dalla commissione di indagini del Senato che i servizi segreti italiani in quegli anni in Sudtirolo stavano sperimentando la strategia della tensione. Secondo Hubert Speckner, autore del libro, Aldo Moro aveva intuito che i servizi segreti erano sfuggiti al controllo del governo e stavano aumentando la tensione in Sudtirolo. Questo potrebbe spiegare la sua fretta di chiudere il pacchetto.

L’ex Presidente del consiglio regionale, Franz Pahl, ha ringraziato Speckner per il suo importantissimo lavoro. Le reazioni a questo libro serviranno, a detta di Pahl, a misurare la credibilità dei politici attuali – a meno che non si cerchi di tacere una verità scomoda.

21 risposte a “La verità su Cima Vallona”

  1. Mut scrive:

    Ecco quando l’attività degli storici rende un servizio all’umanità.
    A differenza di storici locali al soldo della politica, inclusi quelli che riportando interessanti passaggi della nostra vera storia, sbagliano comunque le conclusioni, questi ultimi sono i più pericolosi…

  2. Gift scrive:

    Non per non dare la giusta considerazione a questo evento specifico, ma queste cose le conosciamo già da un pezzo. E’ stato solo uno dei tanti sistemi messi in atto dagli italiani per dimostrare l’indimostrabile. E’ stato ed è lo “sport nazionale” più praticato.

  3. Quetzalcoatl scrive:

    Si potrebbe avere gli estremi (data e numero) della sentenza che assolse a Vienna Kienesberger e gli altri?
    Grazie.

  4. Hartmuth Staffler scrive:

    L’assoluzione di Kienesberger, Hartung e Kufner nel processo per la strage di Cima Vallona è avvenuta con sentenza del Tribunale di Vienna del 18 maggio 1971 (Gerichtsakt Prozescharte. 20 Vr 6502/68 Hv 41/68. Landesgericht Wien). Il motivo decisivo per l’assoluzione era il fatto che i tre imputati non potevano aver eseguito l’attentato per mancanza di tempo. In effetti si erano diretti verso Cima Vallona perchè era stato chiesto il loro aiuto per portare un camerata ferito in Austria. Evidentemente si trattava di una trappola. Giunti nei pressi della forcella di Cima Vallona, si erano insospettiti ed erano ritornati a valle. Erano stati visti partire dal paese di Obertilliach e tornare poco dopo, e questo lasso di tempo non avrebbe mai permesso di arrivare sul posto, far saltare in aria un traliccio e minare la zona. E così vennero assolti per non aver commesso il fatto.

  5. Gift scrive:

    Giorni fa in un telegiornale Rai hanno parlato dei diari scolastici della Klotz e della richiesta del loro ritiro presentata dalla destra bolzanina, a causa dei contenuti eversivi, a loro dire. Hanno mostrato alcune pagine, quella tra l’altro con gli eroi tirolesi Klotz e Amplatz e dei cartelli con la scritta “Südtirol ist nicht Italien”. E’ seguito poi l’intervento di un sudtirolese che spiegava come non fossero mai stati pensati ed eseguiti attentati diretti alle persone, ma solo a obiettivi civili e senza mai spargimento di sangue. Per tutta risposta il servizio ha insistito sul fatto che quelli erano terroristi e non eroi e hanno fatto alcuni flash sugli attentati, parlando anche di attentati a scuole e ad altri obiettivi simili, con relative foto e dei morti di Cima Vallona. Se questo lo colleghiamo al martellamento sulla toponomastica che stanno facendo sempre sui telegiornali della Rai (anche oggi alle 13), con bella mostra dei cartelli dell’ Alpen Verein, allora si capisce bene dove vogliano andare a parare.
    Qualche giorno fa, non si è parlato di nuovi tagli alle autonomie speciali? Eccovi accontentati….

  6. Quetzalcoatl scrive:

    Grazie

  7. armin scrive:

    Molto interessante, sembra un’ipotesi credibile…..
    mi pare però che ci siano stati altri attentati attribuibili al BAS in Sudtirolo che hanno creato vittime tra le forze dell’ ordine (Val di Vizze, Sexten,Selva dei Molini, Val Casies,etc.), solo in parte giustificabili con la forte repressione degli agenti stessi (2 morti sospette in carcere…?)

  8. Hartmuth Staffler scrive:

    Finchè gli archivi italiani rimangono chiusi sarà difficile, se non impossibile, chiarire fino in fondo i fatti degli anni ’60. Il BAS aveva come principio di non fare vittime e di compiere solo attentati dimostrativi contro cose. Si può supporre che certi servizi segreti (italiani ma anche esteri) abbiano non solo compiuto attentati provocatori, ma che siano anche riusciti a inserirsi in gruppi staccatisi dal BAS, compiendo poi con questi gruppi attentati sanguinari. Sarebbe necessario chiarire singolarmente ogni fatto di sangue. Intanto sembra chiaro che il fatto più grave, la strage di Cima Vallona, non è attribuibile al BAS. Il fatto secondo per il numero di vittime, l’esplosione nella Steinalm (Val di Vizze) con tre morti, quasi sicuramente non era un attentato, ma un incidente. Secondo l’accusa gli attentatori sarebbero saliti sul tetto della casermetta protetta da filo spinato, riflettori e guardie, ed avrebbero calato una bomba nel camino facendola poi esplodere. Secondo una perizia austriaca causa del disastro sarebbe stata invece l’esplosione di un fornello a gas, che avrebbe poi provocato l’esplosione delle bombe a mano e delle munizioni stipate vicino al fornello. A Sexten (due morti) c’è il forte sospetto che si sia trattato di un c.d. „fuoco amico“. Il fatto di Selva dei Molini (Mühlwald), dove rimase ucciso il Carabiniere Tiralongo, è già stato chiarito. La procura aveva aperto una inchiesta per omicidio, chiusa dopo appena tre mesi senza esito. Pochi anni fa un collega del carabiniere ucciso, certo Budroni, ha dichiarato in una intervista televisiva, che secondo lui Tiralongo era stato ucciso dal suo superiore per una questione di gelosia. Pare che anche il procuratore avesse già avuto questo sospetto (o certezza?). Tra le 17 vittime tra le Forze dell’ordine in quegli anni (al Sud in un solo anno ne morirono molti di più) si trovano vittime di incidenti, di fuoco amico, di attentati provocatori e – non si può escludere – forse anche qualche singola vittima di attentatori sudtirolesi.
    Dall’altra parte ci sono due sudtirolesi (Höfler e Gostner) torturati a morte nelle caserme dei carabinieri, un terzo (Kerschbaumer), anche lui torturato in modo disumano, morto poco dopo in carcere. C’è il sudtirolese Amplatz , ucciso dall‘agente dei servizi segreti italiani Kerbler, e Jörg Klotz, morto qualche anno dopo in seguito alle ferite riportate. Ci sono poi cinque civili innocenti, uccisi dai militari italiani in aperta campagna, una giovane handicappata uccisa perchè non rispondeva all‘altolà dei militari, diversi feriti e tante persone rimaste invalide a causa delle torture. Sarebbe veramente ora di chiarire tutto.

  9. armin scrive:

    grazie per l’esauriente risposta; a quasi cinquant’ anni da questi tragici episodi, nel attuale clima più sereno, si potrebbe sicuramente far luce su questi fatti, se non altro per un’ esigenza di verità storica….

  10. Celi Enrico scrive:

    Mi risulta che l’attuale magnanimo Presidente della Repubblica Italiana, nel Luglio 2007 , su richiesta dell’allora Presidente della Repubblica Austriaca, concesse la grazia a tale Egon Kufner, di nazionalità austriaca ,gia condannato in contumacia in Italia a innumerevoli anni di reclusione perché coinvolto nei fatti che portarono alla strage di Cima Vallona.
    Domanda: per quale accidente di ragione il Presidente Austriaco chiese ed ottenne dal magnanimo Presidente Italiano la grazia per chi che era così sicuramente innocente?
    Ringrazio per l’attenzione.
    Col. Incursore della Riserva Enrico Celi

  11. Hartmuth Staffler scrive:

    A me risulta che Egon Kufner è stato condannato dal Tribunale di Firenze nel 1970 a 24 anni di reclusione perché ritenuto responsabile della strage di Cima Vallona (assolto invece a Vienna nel 1971 per lo stesso delitto). Nel 2007 la pena espressa dal Tribunale di Firenze era in ogni caso caduta in prescrizione. Se il Presidente italiano, nella sua grande magnanimità, nel 2007 ha concesso la grazia ad Egon Kufner, questa grazia può avere effetti solo per le pene accessorie come per esempio il divieto di assumere funzioni pubbliche – cosa molto importante per un vecchio pensionato… Di più non posso dire, perché i nomi dei cinque „graziati“ (si fa per dire) del 2007 non sono mai stati resi pubblici. Evidentemente il Col. Celi ne sa di più. Infine è vero che alcuni dei nostri attivisti degli anni 60 si rifiutano di chiedere la grazia, perchè sono innocenti e non vogliono ammettere delitti dei quali non sono responsabili. Altri, pur essendo innocenti, preferiscono chiudere questo capitolo per potersi muovere liberamente.

  12. Francesco scrive:

    La grazia ottenuta in Italia serve ovviamente per annullare le condanne irrogate dai tribunali (sic) Italiani, e per poter muoversi liberamente in Europa senza il timore di essere arrestati. Evidentemente anche uno come il Presidente Napolitano (per il quale escludo nettamente simpatie filogermaniche) ha capito che questi processi erano quantomeno dubbi (ad essere generosi). Conoscendo la faciloneria con cui molti soldati di leva italiani maneggiavano armi e munizioni sarei curioso di sapere quanti di questi “attentati” non siano altro che episodi di imperizia, negligenza o censurabile esibizionismo.

  13. armin scrive:

    L’argomento mi appassiona, mi sono “documentato” un po’, due domande (in particolar modo per Herr Hartmuth che mi pare molto competente) :

    1) è plausibile che Kienesberger facesse il “doppiogioco”?

    2) i “Pusterer Buam” si possono veramente considerare non responsabili di attentati mortali ed essere quindi meritevoli della grazia?
    Ringrazio in anticipo per eventuali chiarimenti.

  14. Hartmuth Staffler scrive:

    Rispondo entro i limiti delle mie conoscenze:
    1) Non credo che Kienesberger facesse il doppio gioco. Comunque non ha detto tutta la verità su quella “escursione” alla forcella di Cima Vallona. Soprattutto non dice il nome di chi lo avrebbe persuaso a salire nottetempo alla forcella cercando di farlo cadere in una trappola. Più dubbi avrei verso Egon Kufner. È veramente strano che Kufner a Firenze sia stato condannato per una strage con quattro morti a soli 24 anni (nell’ articolo ho scritto erroneamente ergastolo), e ancora più strano che una persona ritenuta colpevole della morte di quattro persone sia stata graziata da Napolitano, senza che abbia mai espresso pentimento per questa strage.
    2) I “Pusterer Buam” negano decisamente di aver mai ucciso qualcuno (ammettono invece un ferimento in una situatione di autodifesa). Perciò non chiedono la grazia per non dover rispondere di un omicidio del quale non sono responsabili.

  15. gift scrive:

    Cari miei, possiamo avere anche tutte le prove che vogliamo, ma coi tagliani non è possibile ragionare. Dovreste saperlo, ormai sono decenni e decenni che ce lo dimostrano a ogni occasione, hanno sempre ragione loro e sono sempre pronti a difendere l’indifendibile in barba a ogni legge. Vedasi i relitti fascisti, toponomastica, rifugi, e non ultimi gli oggetti di questa discussione: i patrioti tirolesi, da loro chiamati “terroristi”.
    P.S. Francamente io mi sono stancato di discutere su cose della massima ovvietà, quando dall’altra parte trovi solo ottusità o, diciamolo pure, un muro di gomma! Si dice che il tempo è galantuomo e chissà, magari un giorno potremo veder sodisfatte le nostre aspirazioni. Qui ci vuole la pazienza cinese!

  16. anna maer scrive:

    Terrorismo Sudtirolese. La memoria breve dimentica la bomba alla Stazione FS di Trento. Furono uccisi dall’esplosione due poliziotti (Foti e Martini) mentre trasportavano la valigia lontano dai viaggiatori, salvandoli, 30 settembre 1967.

  17. Hartmuth Staffler scrive:

    La bomba alla stazione FS di Trento, per la quale morirono i poliziotti Filippo Foti ed Eduardo Martini, non è per niente dimenticata. Anzi, pochi giorni fa, Luisa e Mirella Martini, figlie di Edoardo, dichiararono: “È giusto ricordare due persone che hanno perso la loro vita per gli altri. Noi non portiamo odio per chi ha ucciso nostro padre, ma vorremmo un giorno sapere la verità”. Proprio questo è quello che vorremmo anche noi, cioè sapere la verità. È quasi sicuro che a mettere la bomba micidiale non erano separatisti sudtirolesi, che tra l’altro non sono mai stati accusati ufficialmente, anche se la stampa italiana continua a dara loro la colpa. Pare essere molto più probabile che si trattasse di terroristi italiani che stavano iniziando la strategia della tensione, protetti da servizi segreti italiani, da una giustizia italiana cieca ed una stampa italiana non interessata alla verità. .

  18. Sandi Stark scrive:

    Ed anche se i patrioti tirolesi avessero ucciso dei militari o poliziotti italiani, non sarebbero comunque accusabili di “terrorismo” perchè tale definizione regolamentata dall’ONU negli anni ’60, stabilisce che il terrorismo avviene quando delle persone commettono deliberati attentati contro la popolazione civile per seminare il panico ed ottenere dei benfici politici. Ripeto: “attentati deliberati contro la popolazione civile”.

  19. Roby scrive:

    Io cito la strage di Via Rasella, non lo chiamo attentato ma fu per me un attacco terrorista, qualsiasi civile che si organizza militarmente e attacca militari e forze dell’ordine fa un atto di banditismo. Alla stregua gli attentanti dei Sud Tirolesi sono atti di banditismo e terrorismo, per l’attentato di Via Rasella venne applicato il codice militare tedesco che prevedeva la rappresaglia. Sta nella buona indole e buon cuore degli italiani se in Alto Adige la situazione non è sfuggita di mano e non siano andati di mezzo civili “inermi”

  20. Hartmuth Staffler scrive:

    Non sono d’accordo con i ragionamenti di Roby. La strage di Via Rasella era un attacco terroristico, perché gli attentatori volevano uccider il maggior numero possibile di soldati (sudtirolesi) della Wehrmacht per provocare la rappresaglia tedesca e uccidere in questo modo un’altra volta. Gli attentatori sudtirolesi degli anni Sessanta non volevano uccidere, anzi facevano di tutto per evitare vittime. Lo Stato italiano però rispose con delle rappresaglie terribili, torturando centinaia di persone innocenti, uccidendoli o procurando loro gravissime invalidità permanenti. Altri civili inermi vennero uccisi in occasione di rastrellamenti e servizi di sorveglianza. Si confermò anche in questa occasione il „buon cuore“ degli italiani, che in passato avevano già potuto apprezzare i poveri Abissini uccisi in modo terribile con i gas o con le torture.

  21. gift scrive:

    Certo che cascano le braccia a sentire certi paragoni. Innanzitutto concordo pienamente con Hartmuth Staffler, gli italiani dovrebbero essere gli ultimi a parlare riguardo a rappresaglie o torture; le stragi in Etiopia, Libia e penisola balcanica sono lì a dimostrarlo. Poi volevo far notare che una cosa è quando questi fatti accadono in tempo di guerra, altra cosa in tempo di pace. In Sudtirolo si era trattato di attentati dimostrativi mirati, che riguardavano obiettivi civili o militari, ma facendo bene attenzione a non spargere sangue. Infatti nelle occasioni dove ci fu spargimento di sangue, guardacaso c’erano quasi sempre implicati i servizi segreti italiani. Pur se motivati, è pacifico che quegli attentati erano da condannare, ma quello che non si capisce è che dopo 50 ai condannati sudtirolesi (quelli sopravvissuti…), senza omicidi di mezzo, non furono mai concessi sconti di pena, mentre in altri casi, vedi NAR, BR, ecc., della gente condannata a vari ergastoli è stata liberata o ammessa ai servizi sociali dopo pochi anni (Giusva Fioramvanti dei NAR, 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione: ebbene, dopo 26 anni scontati dietro le sbarre, nell’aprile del 2009, è tornato ad essere un uomo libero e nel 2001 ha trovato anche il tempo di fare un figlio con la moglie terrorista pure lei). Sarebbe questa la famosa giustizia italiana?

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