La storia vissuta a baluardo della tracotanza

Storia del Territorio - Geschichte der Region

 

Al disinganno per il mancato sostegno del Regno d’Italia alla loro causa, nel maggio del 1915  subentrò a livello degli imperi centrali  un cupo risentimento verso la potenza della  Triplice Alleanza, passata, “bandiere al vento”, dalla parte del nemico. Ma la diffidenza che con l’apertura del fronte sud  singoli ufficiali dell’Imperial-regio esercito manifestarono nei riguardi dei Kaiserjäger “trentini”, inizialmente schierati al fronte orientale dell’impero, era del tutto immotivata; di fatto lo Stato maggiore dell’esercito austro-ungarico aveva diramato in  tempi brevi ai comandi interessati l’ordine perentorio di reprimere sul nascere atteggiamenti discriminatori nei loro confronti, non consoni all’ azione di comando esercitata dai quadri, a tutti i livelli.  Gli uomini in armi del Tirolo meridionale non rappresentavano affatto lo spirito di chi aveva rinnegato la terra dei padri, ne erano, al contrario, le prime vittime. Ben lungi dal richiamo delle “minoranze scalmanate” – a ragion veduta definite tali dal direttore de l’Adige durante la sua conduzione di “Prima pagina” dello scorso mese di maggio, in sintonia con il giudizio a suo tempo espresso da Indro Montanelli – che all’inizio del “secolo breve” incitavano alla guerra contro l’Austria-Ungheria,  non sempre erano trattati con equità dai loro comandanti, come avrebbero meritato. Si erano imposti all’attenzione generale i proclami   di un numero esiguo di irredentisti trentini e poco si conosceva a livello di gerarchie militari di un intero popolo legato alla propria terra e radicato nei propri costumi, fedele al suo imperatore. Ma la  conoscenza delle genti che un tempo popolavano la parte di territorio  a sud del “Land im Gebirge” sembra fare difetto anche nel tempo presente.. Risale a giorni addietro la lettera di un uomo di chiesa comparsa sul giornale, al quale, in anni lontani, un parrocchiano di Mosana aveva rivelato un  episodio che nell’ottobre del 1918 era probabilmente valso a salvargli la vita. Dal fronte del Piave l’allora soldato dell’esercito austriaco Carlo Mosaner era stato spostato, si dice per la sua supposta inaffidabilità, nelle retrovie. Il religioso pone ora la domanda : “Dov’è la sbandierata identità trentino tirolese?” Tale identità emerge – in risposta al quesito stesso – da una lettera del  “trentino” Celeste Branz di Cembra, inoltrata alla luogotenenza di Innsbruck ed ivi protocollata in data 24 giugno 1915, in cui il firmatario specifica : “…sentomi il dovere di venire anch’io in quest’ora grande e sublime a prestare il mio aiuto pel bene della Patria. E’ ben vero che io ho raggiunto l’età di 60 anni, ma sono ancora robusto e sano e in grado ancora di prestare il mio servizio come ne avessi 50”. La sua devozione alla Casa d’Austria, non era per altro un sentimento misconosciuto. Lo condividevano i 6.331 Standschützen del Tirolo meridionale posti a difesa dei confini dell’Impero. Di essi l’irredentista Federico Guella scriveva  alla sorella Giuseppina  dalle trincee italiane : “Pensa che di fronte a noi stanno quasi tutti trentini. E come combattono questi rinnegati!”  L’identità tirolese dei nostri nonni spicca pure da una vibrante protesta inoltrata dal ceto degli agricoltori ed operai alla  dieta del Tirolo nel gennaio 1902, quando già i primi irredentisti prospettavano di sostituire il  nome Trentino a  quello di Tirolo. Vi si legge : “Chi vorrà abbandonare il vessillo per secoli segnito in amore ed in fede dai nostri antenati? Chi vorrà cambiare il nome di “Tirolese” rispettato in tutto il mondo, con quello di “trentino?” Nessuno di noi! Siamo Tirolesi e vogliamo restarci! A nessun costo deporremo un nome portato con tanto onore dai padri nostri. (…) Protestiamo altamente contro il procedere di questi signori trentini, inoltrando comune per comune la nostra protesta all’Eccelsa Dieta del Tirolo.”

      

 

 

4 risposte a “La storia vissuta a baluardo della tracotanza”

  1. Rofreit scrive:

    Leggo fra le righe questo:
    Il religioso pone ora la domanda : “Dov’è la sbandierata identità trentino tirolese?”
    Con questa frase si vuole mettere in discussione tutti i Tirolesi di madre lingua “italiana” ?
    Hanno forse i Tirolesi di madre lingua “italiana” gettato le uniformi e le armi per consegnarsi al Regio Esercito Italiano ? NO
    I disertori Italiani che si sono consegnati all’esercito Austro-Ungarico rappresentano tutti i soldati italiani ? NO
    La risposta è semplice: in un cesto di mele troverai sempre una mela marcia.
    Uno, dieci, cento o mille irredentisti non rappresentano la totalità di un popolo e la gente che ha un briciolo di cervello questo lo sa.

  2. Sergio scrive:

    Il 25 maggio 1915, primo giorno di guerra, il sindaco di Bolzano, dr. Julius Perathoner, fece affiggere il seguente manifesto, a testimonianza della grande civiltà con cui era considerata la minoranza italiana in quella regione:
    «An meine Mitbürger! Unser Vaterland befindet sich seit gestern im Kreigszustand mit unserem südlichen Nachbarn, mit welchem wir seit 40 Jahren in ungestörtem Frieden, seit mehr als 30 Jahren in einem engen, ungestörten Freundschafts – und Bundesverhältnisse leben. Unser enges Heimatland wird das Ziel seines blutigen Angriffes sein. Ich teile mit allen meinen Mitbürgern die Gefühle, die sie angesichts dieses Friedensbruches gegen die Schuldtragenden beherrschen. Was ich aber nicht begreifen könnte und auf das schwerste missbilligen müsste, wäre eine Übertragung dieser Gefühle auf die wenig zahlreichen Bewohner italienischer Zunge oder Abstammung, die gleich uns Bürger dieses Staates sind oder lediglich in Ausübung ihres friedlichen Berufes in unserer Mitte wohnen. Jeder Betätigung eines solchen Gefühles in Form einer Verletzung würde in schärfster Weise entgegengetreten werden, abgesehen davon, dass ein solches Vorgehen die deutsche Bürgerschaft Bozens verunehren würde».
    “Ai miei concittadini! La nostra Patria si trova da ieri in stato di guerra con il nostro vicino meridionale, con il quale da 40 anni viviamo in indisturbata pace e da oltre 30 anni in strette e tranquille relazioni di amicizia e di cooperazione. La nostra piccola Patria sarà l’obiettivo della sua sanguinosa aggressione. Condivido con tutti i miei concittadini i sentimenti che essi nutrono contro i responsabili di questa violazione della pace. Ciò che non potrei mai condividere e dovrei biasimare senza riserve sarebbe però il riversare questi sentimenti contro i pochi abitanti di lingua e di origine italiana, che come noi sono cittadini di questo Stato o, più semplicemente, vi risiedono per esercitare pacificamente la loro professione. Ad ogni pratica espressione di tale sentimento sotto forma di offese corrisponderebbe la più severa sanzione, a prescindere dal fatto che un atteggiamento di questo tipo disonorerebbe la popolazione tedesca di Bolzano.”

  3. Carlo scrive:

    per Sergio: notevole testimonianza può indicare la fonte? O meglio ha un originale? Grazie Carlo

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