La fedeltà di un popolo non sia messa alla berlina

Storia del Territorio - Geschichte der Region

 

Consuetudine vuole che in occasione di ricorrenze, commemorazioni e dibattiti in tema di Grande Guerra emerga lo spirito patriottico più spinto  di chi sostiene le ragioni dei  vincitori. Esso si manifesta a tutto campo, anche nel confutare l’evidenza dei numeri, come si evince dal corposo articolo di Marco Battisti, nipote dell’irredentista trentino, pubblicato da l’Adige lo scorso 3 novembre. Ne scaturisce come già dalle guerre di indipendenza un gran numero di “trentini” accorressero da ogni angolo del Tirolo meridionale per unirsi alle  camicie rosse di Garibaldi. Sta però nei fatti che le genti della Valle di Ledro, occupata  nel luglio del 1866 dalle truppe garibaldine,  si dimostrarono ostili nei confronti degli invasori. “Agiscono e pensano tedescamente ; ci guardan di traverso” scriveva di loro in una lettera alla consorte Raffaele Villari, ufficiale delle forze occupanti. L’avversione nei confronti  dell’ “eroe dei due mondi” da parte della popolazione interessata è resa da una canzone popolare dell’epoca, di cui ancora rimane traccia : “Co la pel de Garibaldi ghe farem  tamburi per i tirolesi…” , recitano i versi della composizione canora. In egual misura le azioni di contrasto  della popolazione della Valsugana contro le truppe del generale Medici che nello stesso  contesto storico avanzavano alla volta di Trento, valsero il conferimento di una medaglia d’argento da parte dell’imperatore al “Fedele popolo del Tirolo meridionale”. Della fedeltà alla Corona d’Austria da parte della popolazione locale dovrà poi prendere  atto, suo malgrado, anche il general Cantore.  Entrato ad Avio durante la sua avanzata in Vallagarina, così manifestò alle autorità locali il suo disappunto per la resistenza attiva operata dai valligiani contro il regio esercito : “Voi trentini siete tutti austriacanti…Guai se i miei soldati sapessero che  non siete contenti di venir liberati dall’Austria.” Opinabile per lo stesso Mussolini era il concetto di liberazione del “Trentino” dal “barbaro invasore”. Conoscendo a fondo l’animo e la mente dei suoi abitanti  ammonì l’esiguo numero di irredentisti esistenti sul territorio. Mai i loro compatrioti avrebbero tradito l’ imperatore Francesco Giuseppe, che veneravano. Alcide De Gasperi,  subodorando la possibilità  che il Welschtirol venisse – nell’intento di scongiurare la guerra con l’ex potenza alleata – ceduto all’ Italia, chiese e trovò udienza presso l’imperatore; certo di interpretare la volontà dei tirolesi di lingua italiana, perorò a Francesco Giuseppe la causa del legame indissolubile del Tirolo meridionale alla madre patria; una patria che non era l’Italia.

8 risposte a “La fedeltà di un popolo non sia messa alla berlina”

  1. Stefano scrive:

    In aggiunta a quanto riferito nell’intervento di Marco de Tisi, sottopongo all’attenzione dei lettori quanto riportato non da un pericoloso (si fa per dire…) austriacante ma da Benito Mussolini in persona, nel suo libro “Il Trentino veduto da un Socialista, Note e Notizie”, La Rinascita del Libro – Casa Editrice di A. Quattrini – Firenze 1911.
    Pagina 54: “Se per dannata ipotesi l’Austria indicesse un referendum fra gli abitanti del Trentino onde si pronunciassero per l’adesione agli Asburgo o ai Savoia … questo referendum darebbe -ne siamo sicuri- una strabocchevole maggioranza di voti favorevoli all’Austria”.
    Pagina 66: “Ci dicano ora gli irridentisti italici -ai quali, come nella massima cristiana, molto bisogna perdonare perché non sanno quel che si dicano e facciano- ci dicano se un paese che lotta così blandamente per l’autonomia (il futuro Duce si riferisce al cosiddetto Trentino, n. d. r.) può essere domani capace di una insurrezione per l’annessione all’Italia. Ne dubitiamo.”
    Pagina 79: “La popolazione rurale è austriacante”.
    Qualche dubbio lo avanzo sulla figura di De Gasperi.
    All’indomani dell’annessione del Tirolo meridionale all’Italia, il giornale che dirigeva (Il Nuovo Trentino) a pag. 4 del numero 9 del 4 Dicembre 1918 in un articolo intitolato “Tirolo… addio!” così scriveva: “La storia oggi si vendica di voi (il riferimento è ai Tirolesi, n. d. r.): e noi, obbedienti alla storia, ci separiamo dalla causa vostra senza cordoglio e senza rimpianto”.
    Ancora, De Gasperi in questi termini si espresse il 24 Giugno 1921 nel suo primo intervento alla Camera dei Deputati del Regno d’Italia: “Questo io dico sopra tutto per ravvivare nella nostra popolazione il sentimento di gratitudine per la nazione intiera, che ha sopportato una dura guerra per la nostra liberazione, di gratitudine per il nostro esercito, per il popolo italiano in armi, che sulla Zugna, sull’Altissimo e sul Tonale ha sparso il suo sangue; questo io, dico per esprimere la riconoscenza e la gratitudine nostra ai nostri volontari e sopra tutto ai nostri martiri, fra i quali mi è duplice dovere ricordare l’eroico deputato di Trento” riferendosi ovviamente a Cesare Battisti.
    Ancora: “Devozione e riconoscimento (al Regno d’Italia, n. d. r.) che non esprimeremo semplicemente a parole, ma con l’offrire alla Patria (italiana, n. d. r.) un servigio speciale, il servigio di essere sui confini alpini, come finora fummo durante la dominazione straniera i milites confinarii (proprio così, in latino. N. d. r.) della razza nella difesa della stirpe e dell’esistenza nostra come nazione, di essere di qui innanzi i difensori della compagine statale e dell’unità d’Italia”.
    In somma, De Gasperi mi appare molto austriacante a Vienna, ma già molto “italiano” nel celebrare la nuova italica patria.
    Spero di sbagliare, ma i documenti, pur troppo, parlano chiaro.

  2. Pietro scrive:

    C’è da dire che dal 1915 il welschtirol fu posto sotto un regime militare, e che la popolazione locale subiva angherie da parte dei militari, e che la censura era molto forte, il tutto denunciato da Degasperi (va scritto attaccato) alla riapertura dei lavori del reichsrat. Questo comportamento avrà sicuramente minato la fedeltà e la devozione degli austriaci di lingua italiana verso Vienna. E, se sono vere, anche le dichiarazioni di Degasperi al parlamento italiana saranno figlie di questo sentimento

  3. Stefano scrive:

    Per Pietro.
    Cerchiamo di fare un po’ di ordine: vero che il Welschtirol (con la maiuscola) “da 1915 fu posto sotto un regime militare” ma ciò accadde esclusivamente in conseguenza della dichiarazione di guerra del Regno d’Italia all’Austria-Ungheria. Occorre saper distinguere tra cause ed effetti.
    Anche se ciò venne denunciato al Reichsrat (con la maiuscola) da Degasperi, a me risulta che i massimi danni materiali in Welschtirol vennero arrecati dagli occupanti regnicoli, non dagli austriaci. I campi devastati, i paesi distrutti, gli “austriacanti” ridotti in miseria -il tutto provocato dagli italiani durante e dopo la guerra- non mi appaiono poca cosa rispetto alle comprensibili, anche se dure, misure adottate dalle autorità imperiali durante il conflitto.
    In ogni caso, comprendo che il Trentino (ahimè, non più Welschtirol…) abbia nel dopoguerra cercato, per il tramite di Degasperi stesso, un modus vivendi con il Regno d’Italia, ma, a mio modestissimo parere, l’entusiasmo rintracciabile nelle parole del futuro Capo di Governo della futura Repubblica Italiana mi sembrano veramente e francamente assai poco condivisibili.
    Porti pazienza Pietro, ma secondo me Degasperi ha mentito: o a Vienna o a Roma, ma ha mentito.
    Questo, al meno, è quanto penso io, che continuo a credere nel vecchio detto ein Mann, ein Wort (un uomo, una parola).
    Per quanto riguarda le affermazioni del giornale “Il Nuovo Trentino” nonché quelle proferite da Degasperi in Parlamento a Roma, affermazioni sulle quali lei nutre evidentemente dei dubbi (“se sono vere”, ha scritto), esse sono facilmente verificabili su internet, consultando gli originali delle fonti citate.

  4. Stephanus scrive:

    Sono perfettamente in accordo con quanto scritto qui sopra dal mio omonimo, al cui intervento pienamente esaustivo mi permetto di aggiungere qualche riga.
    Innanzitutto, se un agente patogeno invade una parte del corpo, spesso quella parte dovrà essere sottoposta a un regime ferreo e talora doloroso. Non per questo, però, vorrà dire che si vorrà il male di quella parte, e anche se si arrivasse a dubitare della valenza delle cure e del medico, non si amerà certo la malattia.
    Io sono nato e cresciuto in un paese che è stato, oggettivemente, devastato dalle bombe incendiarie imperiali, ma i miei nonni, pur se profughi o combattenti, non hanno mai messo in dubbio la loro sentita appartenenza al Tirolo, e con loro molti dei miei compaesani di allora. Nè aveva avuto effetto su di loro l’interessata affabilità degli invasori, i quali sono stati la causa prima e unica della distruzione del Welschtirol, proseguita ben oltre il termine del conflitto.
    Le parole incoerenti di Degasperi, a parer mio, disonorano lo statista che le ha proferite.

  5. TiroloUnità scrive:

    Tutto l’impegno e lo sforzo del Regno ma anche quella della successiva della Repubblica democratica Italiana, hanno sempre avuto come unico fine quello di asservire coloro che erano di tradizioni e memorie storiche totalmente differenti. Tanto maggiore fu/era/è la distanza identitaria, tanto maggiore fu/era/è lo sforzo prodigato contro il popolo Tirolese. Ne fu conscio anche Mussolini quando il “Suo Fascismo” arrivò a Trento: il SudTirolo di lingua italiana, ladina, cimbra e mochena (da subito) divenne subito uno spaventoso terreno di guerra identitaria.
    Ciò che eravamo, lo descrive molto bene il pregiato racconto di Marco de Tisi. Ci permettiamo di aggiungere altri fatti storici – coerentemente con la pubblicazione – per esporre la diversità del nostro popolo rispetto a quelli che odiernamente dobbiamo chiamare italiani.
    Parla il garibaldino Raffaele Villari addetto al quartier generale di Garibaldi a Storo nei giorni successivi all’assedio del Forte d’Ampola, tra il 16 ed il 19 luglio 1866 (fonte Sito del Comune di Storo):

    Io mi trovo assiso accanto al Comandante della Fortezza, il quale assieme ad altri tre ufficiali austriaci pranzeranno alla mia tavola. Sono fieri e marziali, benché vinti, pure nei loro occhi si legge la minaccia. I loro pugni posano sull’else delle sciabole che hanno perduto il taglio. Le loro uniformi a colore di latte sono pulitissime e le loro teste abbastanza profumate, come se venissero da una festa da ballo. La qual cosa mi ha lasciato una viva impressione!”.

    Il luogo è quello di Storo e stiamo parlando di bisnonno/trisnonni del Tirolo Meridionale, “indiscutibilmente Austriaci” (persino Raffaele Villarisi si è impressionato di fronte all’ostilità e alla disegualità dei nostri padri, che non avevano nessuna intenzione di essere liberati…). Cosi come “Austriaci” lo furono i bisnonni Tirolesi di Grigno nella Grande Guerra. In questo caso a parlare è Adorno Biagini, caporale dell’ottava compagnia di Sanità del Regno, all’arrivo a Grigno:

    Comode queste caserme degli Austriaci , ben costruite e linde; essi hanno fatto proprio un lavoro mai tanto opportuno… Nella caserma v’è insomma un monte di bella roba, che fa gran comodo, che se andasse così, non vorremmo trovare per tutta la vita nemici come questi. I soldati hanno trovato anche un orologio a pendolo, … ma che non vuole andare più. I soldati da principio cercheranno colle di buone di farlo andare, poi veduto che non c’è verso, che è DURO come un … TEDESCO, appunto per tale sua qualità, ho paura che lo prenderanno a patatate. Povero orologio! Anche lui paga la sua PARTE!

    Il luogo è quello di Grigno e stiamo parlando di bisnonni del Tirolo Meridionale, “indiscutibilmente Austriaci”. Dagli eventi di Storo sono passati 50 anni e siamo nella parte opposta del Tirolo Meridionale. Nulla è cambiato, mentalità TEDESCA (termine utilizzato sia da Raffaele Villari che da Adorno Biagini), identità completamente distinta a contrapposta da quella del Regno. Sono gli stessi italiani – in entrambi i casi – a testimoniarlo.

    Sempre per un Tirolo (Tirales/-is) Unico e Unito, il Nostro “Tirolo”.

  6. elvis scrive:

    Per quanto, buttando tutti coloro che vivono a Sud delle Alpi in una pentola, facciamo lo stesso errore che fanno coloro che non conoscono la nostra storia e ci chiamano italiani. Proprio perche’ consapevoli della nostra diversità’non dovremmo ignorare le diversita’altrui, altrimenti non dobbiamo dopo lamentarci quando gli altri ignoreranno la nostra.

  7. Pietro scrive:

    Mi scuso per aver scritto Welschtirol e Reichsrat minuscoli.
    Quello che ho riportato mi è stato raccontato dai miei nonni, loro erano fedeli sudditi degli Asburgo, e lo sono stati fino alla loro morte, avvenuta sotto la repubblica Italiana. Nell’articolo si parla della fedeltà dei nostri avi all’Austria, non dei danni causati dall’Italia. Ovvio che i danni maggiori al territorio li ha causati chi voleva conquistare. Ed è storia la delusione anche dei più ferventi irredentisti per il comportamento del regno d’Italia nei confronti del Trentino, con il cambio della Corona austriaca sfavorevole e la latitanza nel ricostruire le macerie lasciate dalla guerra. Le frasi di Degasperi mi sono sembrate strane per quello che sosteneva, l’autonomia del Welschtirol all’interno dell’Austria, ma andrò a documentarmi meglio

  8. Marco scrive:

    Personalmente, portando solo alcuni ricordi della mia infanzia,ricordo mia nonna (classe 1911)
    che ricordava a noi nipoti l’inno Austriaco “Salvi Dio l’Austriaco regno e Giuseppe suo servo “…ecc.
    La grande stima e rispetto per l’identità tedesca ,pur essendo noi di lingua nonesa o latina .
    I racconti degli anziani che parlando dell’entrata in Trento dei soldati Italiani,rammentavano lo stupore nei confronti dei Trentino/Tirolesi, i quali tutti sapevano leggere e scrivere.
    Grazie a Maria Teresa d’Austria che volle dare ai suoi sudditi, cultura e consapevolezza,con l’obbligatorietà dello studio per i bambini già dal 1850 ( circa se non ricordo male)
    Ricordo anche un vecchio libretto con titolo ed effige del l’impero Austroungarico riportante il titolo
    Libro per l’insegnamento della lingua Italiana nelle scuole austroungariche .
    alla faccia di qualcuno che dice ai Sudtirolesi che siamo in Italia e tutti devono parlare italiano.

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