La Campana dei Caduti di Rovereto, simbolo di pace o monumento alla vittoria?

La Fondazione Opera Campana dei caduti di Rovereto, ente che gestisce l’opera monumentale, a proposito della genesi della campana, si esprime come segue: “La Campana dei Caduti, Maria Dolens, intuita e voluta dal sacerdote roveretano don Antonio Rossaro all’indomani della Grande Guerra come simbolo imperituro di condanna del conflitto, di pacificazione delle coscienze, di fratellanza fra gli uomini, di solidarietà fra i popoli.”

Belle parole e nobili intenti, ma non corrispondono alla realtà. Quanto riportato dalla Fondazione è completamente condivisibile, compresa la condanna del conflitto con tutto quello che ne comportò, quindi si può dedurne anche una condanna della nostra situazione attuale di terra colonizzata.

In ordine ed in maniera sintetica, cerchiamo però di proporre la storia e le implicazioni propagandistiche annesse.

Innanzitutto occorre presentare la figura di don Antonio Rossaro, ordinato sacerdote nel 1911, nato Welschtiroler con madre italiana, condannato per “alto tradimento” l’8 novembre del 1916 dall’Imperial Regia Procura del Tribunale di Innsbruck, a causa dei suoi scritti fortemente irredentisti e ritenuti falsi, apparsi sulla stampa italiana, lasciò la nostra terra per raggiungere Rovigo, quindi Milano nel 1920.

Era il 1921 e l’opera di “ricostruzione della terra trentina, da poco redenta” stava iniziando, l’irredentista don Antonio Rossaro fu richiamato a Rovereto per re-impostare e dirigere la Biblioteca Civica (fondata nel 1764). Fu anche cappellano della Milizia e promotore di pubblicazioni e monumenti ai caduti (italiani) e lapidi alla memoria. Considerato un “vecchio irredentista con forte carica anti-austriaca”, ebbe l’obiettivo di celebrare le glorie patriottiche proponendole alla popolazione come modello a cui ispirarsi.

Lo stesso anno, ebbe l’idea di una campana fusa con il metallo dei cannoni che suonasse per tutti i caduti, così la proposta venne accettata dalla direzione del Museo della Guerra italiano di Rovereto il 20 maggio 1921.

La campana venne fusa il 30 ottobre 1924 ed inaugurata il 4 ottobre del 1925.

E’ la più grande Campana del mondo che suoni a distesa: altezza metri 3.36, diametro metri 3.21, peso quintali 226.39, peso battaglio quintali 6 e peso del ceppo quintali 103.

L’opera fu definita “nobile e ricca di sublime patriottismo” dal Principe Ereditario, intervenuto per la posa della prima pietra.

Emblematiche le figure in rilievo riprodotte sulla Campana:

Alle figure rappresentanti  LA PARTENZA, LA LOTTA e LA MORTE, non manca LA VITTORIA.

 

Così riportato: La Vittoria scaturisce dalla Morte: gli uomini che vivono valgono i morti ed ecco il corteo eroico: La Vittoria. …. Eccola figura dell’Italia che tiene sul palmo teso la Vittoria alata stretta nel pugno possente davanti all’altare ove sta incisa la data 1914-1918.

Il 24 Maggio 1925, decimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, la campana giunse a Rovereto entrando in città in modo trionfale, alla cerimonia furono presenti tra gli altri la Regina Margherita , il Vescovo Mons. Endrici per la benedizione e 250 Camicie Nere che “Il Brennero” commenta come segue “… Avanguardisti del Modenese che vanno a Trento a portare un po’ di vita per il 24 maggio ed a Rovereto per far strabiliare la popolazione che non è usa a certi spettacoli si belli. Canti di trincea e canti di squadristi si incrociano potentemente…sonando Giovinezza…Lo stesso Principe Vescovo che siede sul palco apposito, non può fare a meno di esprimere la sua meraviglia e ammirazione per le giovani Camicie Nere…”

    

Durante la cerimonia di entrata in Rovereto della Campana, furono pronunciate le seguenti parole: “Rovereto, città italiana fra le italiane redente dalla guerra, nella quale, or sono 10 anni, l’Italia entrò armata del suo santo diritto…”

La Campana dei Caduti venne solennemente inaugurata il 4 ottobre 1925 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, Madrina fu la Contessa Cattaneo, fra le autorità erano presenti tutte le madrine (donne della nobiltà italiana, una per provincia), consoli d’Inghilterra, degli USA, Francia, Belgio e Cecoslovacchia, la Messa venne celebrata da Mons. Endrici.

Nel 1932 don Rossaro ebbe a scrivere “ L’augusta Campana dei Caduti in Rovereto, il monumento sognato nell’alba fascista, con fascista tenacia pensato, voluto, eretto; da fiero statuto fascisticamente tutelato, proclama al mondo gli eterni principi di Roma Imperiale, e nunzio di pace, riafferma, nel quotidiano rito, a tutte le genti l’austero monito del Duce: pax in justitia”

La propaganda nazionalistica alla quale la Campana si prestò, comprese anche questo tema, nacquero immagini come le seguenti che rappresentavano 1) Ove nacque la Campana, 2) Ove nacque il Duce, 3) Ove lavora il Duce.

1) 2)  3) 

 

Bibliografia:

“Inaugurazione della Campana dei Caduti Rovereto IV Ottobre MCMXXV” (Comitato Campana dei Caduti di Rovereto, ed. R. Manfrini)

“La Campana dei Caduti Maria Dolens cento rintocchi per la pace (Renato Trinco – Maurizio Scudiero, ed. La Grafica).