L’emigrazione tirolese e le mistificazioni trentine

Attualità

Di seguito pubblichiamo l’importante contributo del Prof. Dott. Everton Altmayer, che ringraziamo.

In Brasile circola da alcune settimane la notizia della visita ufficiale del presidente della Provincia Autonoma di Trento, Sig. Ugo Rossi, con una delegazione trentina tra il 7 ed il 15 settembre. Il motivo sarebbe commemorare i “140 anni di emigrazione trentina” e così ricordare l’esodo di contadini (ma non solo) avvenuto nel 19. secolo quando l’allora Impero del Brasile, sotto la guida dell’Imperatore Pedro II di Bragança (figlio di Leopoldina d’Asburgo e nipote di Francesco d’Asburgo, ultimo imperatore del Sacro Impero), cercava lavoratori europei per sostituire la mano d’opera schiava di origine africana.

 

Notizia del 06/09/2015 sul viaggio che vuol ricordare i “140 anni dell’emigrazione italiana”.

 

Per le commemorazioni si parte dall’anno 1875 e abbiamo visto che la Festa Provinciale dell’emigrazione, tenutasi a Levico Terme tra il 10 – 12 luglio, ricordava il “140° anniversario dell’emigrazione Italiana e Trentina in Brasile”.

Locandina ufficiale della Festa Provinciale dell’Emigrazione 2015.

 

Tra le notizie e comunicati che da Trento arrivano in Brasile c’è anche il comunicato della cosidetta “Missione in Brasile”, dove si parla (pag. 11 del comunicato) anche di “valorizzare il patrimonio culturale dell’emigrazione triveneta”. Basterebbe conoscere un po della storia locale della Provincia di Trento per sapere che l’uso di questi aggettivi “triveneto” e “Venezia Tridentina”, proposti da Ascoli, vengono imposti nel 1923 dal prefetto fascista Guadagnini per cancellare il secolare toponimo Tirolo.

 

Il decreto fascista 12.637 del 21 gennaio 1923.

 

Queste sono affermazioni un pò strane sull’emigrazione, sia dal punto di vista storico che culturale e sarebbe importante – oltre che doveroso – chiarire certi fatti perché l’emigrazione tirolese del 19. secolo non fu un’”emigrazione triveneta”.

Prima di tutto: l’emigrazione tirolese verso il Brasile non è iniziata nel 1875 e non possiamo dire che sia stata emigrazione italiana (basterebbe avere in mano una carta geografica del Tirolo del 19. secolo per vedere che il territorio era austriaco). Ma parliamo delle date. I primi tirolesi ad arrivare in Brasile erano di madrelingua tedesca e fondarono nel 1859 la Colonia Tirol a Santa Leopoldina nell’allora provincia (oggi stato) di Espírito Santo.

 Colonia Tirol a Santa Leopoldina, stato di Espirito Santo, fondata nel 1859.

 

I primi tirolesi di lingua italiana arrivarono nel 1873 nell’allora provincia (oggi stato) di Rio Grande do Sul, dove alcune famiglie di austriaci (boemi) si stabilirono già nel 1869. Alcune famiglie di tirolesi di língua tedesca (propabilmente della zona di Bolzano) si stabilirono fra il 1874-1875 a Nova Petrópolis (sempre nella provincia di Rio Grande do Sul), dove venne fondata la piccola comunità Nova Tirol (attuale distretto di Temerária).

 Comunità Tirol (Linha Temerária) a Nova Petrópolis, stato di Rio Grande do Sul, fondata tra il 1874-1875.

 

Torniamo alla provincia di Espirito Santo, la “prima terra brasiliana” che ha ricevuto emigrati tirolesi. Nel 1874 la cosidetta Espedizione Tabacchi, guidata dal trentino Pietro Tabbachi (in Brasile già dal 1850 a causa del fallimento delle sue imprese a Trento e di problemi con i creditori), portò 388 contadini del Tirolo Italiano (per la maggioranza valsuganotti) ed alcune famiglie venete che si stabilirono nella Colonia Nova Trento.

 

 Passaporto austriaco di emigrato stabilito nella Colonia Nova Trento di Pietro Tabacchi a Santa Teresa, stato di Spirito Santo. Archivio Pubblico dello Stato di Espirito Santo.

 

Non c’è dubbio che a partire del 1875 il numero di emigrati austriaci di lingua italiana in Brasile (provenienti dal Tirolo, dalla Gorizia e dal Friuli austriaco) sia diventato molto più significativo, ma l’anno 1875 non potrebbe essere considerato il punto di partenza per le commemorazioni dell’emigrazione – almeno dal punto di vista storico, ma anche identitario.

 

 Le prime abitazioni dei tirolesi fondatori della città Nova Trento (stato di Santa Catarina) nel 1875.

Archivio del Santuario di Santa Paulina.

 

Ma nemmeno la data “iniziale” dell’emigrazione italiana è il 1875. La prima esperienza coloniale è del lontano 1836 con la fondazione della Colonia Nova Italia (anche Colodia Dom Afonso) a São João Batista nell’allora provincia (oggi stato) di Santa Catarina, fatta da 132 immigrati quando un Regno d’Italia nemmeno esisteva, ma c’era il Regno di Sardegna.

Nel febbraio del 1872, l’emigrato italiano Savino Tripotti ha iniziato la Colonia Alexandra (Alessandra) a Morretes, nella provincia (oggi stato) di Paraná, con emigrati oriundi sopratutto dal Veneto. A causa di vari problemi, gli emigrati si trasferirono nel 22 aprile 1877 verso una nuova colonia batezzata Nova Itália, anche a Morretes.

Perché celebrare 140 anni?

Sembra che la confusione nelle date promosse durante la festa provinciale dell’emigrazione “trentina” si basa sulle festività promosse dalla rappresentanza consolare italiana nello stato di Rio Grande do Sul che vogliono ricordare i 140 anni dell’emigrazione veneta in quello stato, iniziata nel 1875 (nove anni dopo l’annessione dell’ex Regno Lombardo-Veneto al Regno d’Italia).

Ma l’emigrazione “trentina” non fu emigrazione veneta perché tirolese e perciò austriaca. E soltanto l’aspetto linguistico non sarà mai sufficiente per giustificare un’ “emigrazione italiana” perché tra migliaia di emigrati dell’allora Tirolo Italiano c’erano tantissime famiglie bilingui oriunde del Fersental, della Vallarsa e delle aree ladine di Fassa, Non e Sole, ossia, erano del Tirolo Italiano ma non parlavano soltanto l’italiano (oltre le parlate locali).

Un’altro dato che merita attenzione è che non si registra un’“emigrazione trentina” tra i documenti storici degli emigrati stessi perché gli immigranti del Tirolo in Brasile si definivano Tirolesi e austriaci (che non significava parlare tedesco). Con questa affermazione non vogliamo discuttere l’uso dei termini o il sentimento odierno di apparteneza culturale, ma informare che gli emigrati dell’allora Tirolo Italiano del 19. secolo si definivano tirolesi e non trentini. E le testimonianze di questa realtà sono le località fondate dagli emigrati stessi:

  • Nello stato di Santa Catarina, il primo nucleo coloniale della città Nova Trento venne fondato nel 1875 e la più antica strada della colonia si chiama ancora oggi Via Tirol. Un’antica canzone neotrentina made in Brazil parla degli “italiani del Tirol”.
  • Nella Valle di Itajaí, la strada che collega le città di Rio dos Cedros (1875) e Timbó si chiama Strada dei Tirolesi (Estrada dos Tiroleses) perché parte da Rio dos Cedros (colonizzata sopratutto da tirolesi) e arriva a Tiroleses, comunità fondata nel 1875 da tirolesi a Timbó (dove ci sono anche discendenti di tedeschi).
  • Sempre nello stato di Santa Catarina, gli antichi documenti sulla città di Rodeio parlano di tirolesi italiani e non di trentini. Gli emigrati primierotti che si stabilirono nello stato di Paraná nel 1878 fondarono Santa Maria do Novo Tirol a Piraquara.
  • Nello stato di São Paulo furono migliaia i tirolesi che lavorarono nella raccolta del caffè delle proprietà rurali (fazendas), ma ci sono soltanto due colonie dove la presenza di descendenti tirolesi sia più evidente: la Colonia Tirolese a Piracicaba (comunità Santa Olímpia e Santana), fondata tra il 1892-1893 e la piccola Traviù a Jundiaí, fondata nel 1893.
  • La colonia più recente è quella di Treze Tílias (Dreizehnlinden) fondata nel 1933 dall’allora ministro dell’agricoltura austriaco, il tirolese Andreas Thaler che assieme a decina di famiglie oriunde del Tirolo austriaco, del Sudtirolo, del Vorarlberg e di altre località austriache iniziò un progetto di emigrazione in Brasile.

Un’altro dato che in questi 10 anni di ricerche non abbiamo mai trovato presso le comunità fondate da tirolesi italiani è la parola Welschtirol per definire il territorio di origine. Sappiamo che l’uso del termine aveva un valore linguistico (documentato già nel 18. secolo nel Tirolo Tedesco) e identificava anche i tirolesi ladini, ma in Brasile non si registra – si parla soltanto di Tirol. Il dialetto trentino ancora parlato in tante località brasiliane è definito tirolés in alcune colonie, alle volte chiamato semplicemente talian, identificando così il gruppo linguistico e religioso perché molte comunità tirolesi vengono fondate assieme a comunità tedesche dove tantissime famiglie erano oriunde delle antiche terre settentrionali della Prussia, Pomerania e Sassonia e di religione protestante.

Non si deve fare confusione sull’uso di talian tra le comunità tirolesi dello stato di Santa Catarina (sopratutto nella Valle di Itajaí) e il talian dello stato di Rio Grande do Sul (dove i tirolesi italiani rappresentarono solo il 7% degli emigrati di lingua italiana in mezzo alla maggioranza veneta). Il talian parlato nel Rio Grande do Sul è una koiné di base veneta con influenze del portoghese brasiliano, riconosciuta nel 2015 come patrimonio linguistico del Brasile e parlata dai discendenti che sono per la maggioranza il risultato della “mescola” tra veneti, lombardi, tirolesi ed altri gruppi.

Video sulla lingua Talian in Brasile: https://www.youtube.com/watch?v=cla34bTSvIs

Vari storici e autori brasiliani documentano le buone relazioni tra coloni tirolesi di lingua italiana, italiani (sopratutto veneti e lombardi) e tedeschi, messi in contatto in mezzo alla foresta brasiliana. Vale ricordare l’importante ruolo di “ponte” del Tirolo Italiano dove il bilinguismo italiano-tedesco era una realtà di tanti contadini che in Brasile hanno contribuito nelle relazioni di amicizia tra emigrati tedeschi e italiani. Ma non sarebbe possibile parlare dell’emigrazione senza ricordare alcuni fatti legati all’identità degli emigrati tirolesi perché tra le prime generazioni di discendenti si registra il sentimento austriaco e di profondo rispetto verso la figura dell’imperatore Francesco Giuseppe.

L’uso dell’aggettivo “trentino” in Brasile si documenta sopratutto a partire del 1970 con le commemorazioni per il centenario di fondazione di alcune comunità. A Caxias do Sul (stato di Rio Grande do Sul), la comunità tirolese stabilita nelle comunità rurali Trentino, São Virgilio e Tirolês hanno finanziato la costruzione del Monumento ai Tirolesi sulla Piazza dei Tirolesi (non senza difficoltà perché alcune lideranze italiane che rappresentavano la comunità veneta non accettavano un ricordo pubblico degli emigrati “di Francesco Giuseppe d’Austria”). Nel 1975, il monumento con la targa che ricorda in italiano “gli audaci tirolesi” venne inaugurato in mezzo a bandiere tricolori e bianco-rosso per evitare conflitti.

Momenti dell’inaugurazione del Monumento ai tirolesi con le bandieri tricolori e tirolesi, ma la corona di fiori portava soltanto i colori tirolesi. Archivio Jornal Pioneiro.

Monumento ai Tirolesi a Caxias do Sul (stato di Rio Grande do Sul), inaugurato nel 1975.

 

Il patriotismo austriaco dei discendenti si documenta, per esemplio, durante la visita del console austriaco Carlo Bertoni, avvenutasi nel 1905 nella Valle di Itajaí (Santa Catrina). Bertoni attraversò la strada coloniale in mezzo alla foresta durante la prima visita consolare verso le comunità tirolesi della zona. Nell’arrivo presso la comunità di Rio dos Cedros, il console venne accolto con festa dalla popolazione locale, ma sarebbe la bambina Ottilia Agostini, a soli 6 anni, ad emozionare i presenti quando recitò la poesia scritta dal maestro locale Vergilio Campestrini:

 

Noi siam nati in strani lidi,

dagli austriaci genitor,

E sapiam che siam figli

d’una patria e d’un Signor.

 

C’e lo dicon babbo e mamma,

che il destino qui li riduce,

Nostra Patria è giù lontana,

è lontana, è nel Tirol.

 

Là son nati gli avi nostri,

Là sepolti negli avel

Nel Tirolo  son rimasti

Ancor vivi genitor.

 

E noi tutti vi preghiamo

Ò Eccelenza qui venuto

Ci annunzierai un pio saluto

A Sua Maestà, l’Imperator.

 

Visita dell’arcivescovo Moacyr Vitti alla Colonia Tirolese di Piracicaba verso il 1980.

 

Con l’arrivo di persone della provincia di Trento (sopratutto legate alle Onlus), si iniziò la diffusione del aggettivo “trentino” tra i discendenti del Brasile. In alcune comunità, l’uso del termine è considerato un sinonimo di cancellazione culturale dai discendenti più vecchi perché contrari alle imposizioni dell’uso di “trentino” da parte di entità trentine presenti in Brasile (con casi di rinnegamento del termine “tirolés“).

Si attesta l’uso del termine nell’antico giornale Il Trentino di Porto Alegre, stato di Rio Grande do Sul, edito tra il 1915 ed il 1917 sotto la direzione di G. Andreatti. Il Trentino era edito della “Società Trento-Trieste di Porto Alegre e degli altri Italiani Austriaci residenti nell America del Sud”, con 3.000 esemplari distribuiti in varie comunità tirolesi del Brasile. Il Trentino pubblicava articoli in italiano, portoghese e tedesco.

 La prima pagina del Giornale “Il Trentino” pubblicava nel 22 gennaio 1914 un articolo in tedesco.

Giornale Il Trentino della colonia austriaca, edito a Porto Alegre (stato di Rio Grande do Sul).

 

Il primo prete della cosidetta “immigrazione italiana” fu un austriaco. Bartolomeo Tiecher (1848 – 1940), nato a Trento, bilingue e diffensore dell’identità degli emigrati (fossino essi ausriaci o italiani), venne costretto a trasferirsi nelle Colonie Conde d’Eu e Dona Isabel (attuale regione di Bento Gonçalves) perché considerato “troppo austriaco” da alcuni gruppi di emigrati italiani promotori delle ideologie positiviste presso le comunità fondate in Brasile. Venne sostituito da un’altro tirolese, Giovani Fronchetti che diventò il direttore del giornale Il Colono Italiano che trovava tantissime critiche perché diffendeva la politica “cattolica” dell’Impero dell’Austria-Ungheria. Anche Fronchetti ha dovuto lasciare la direzione del giornale.

Bartolomeo Tiecher, il parroco degli “italiani” considerato “troppo austríaco”.

 

Ma sarà sopratutto durante gli anni della Prima Guerra Mondiale che il patriotismo dei coloni italiani e austriaci di lingua italiana si fece sentire in Brasile. Nello stato di Santa Catarina, gli scontri venivano alle volte provocati dalle società Dante Alighieri che cercavano di fondare scuole italiane presso le comunità tirolesi e trovavano resistenza dai preti e dai genitori. Alcuni casi di scontri si registrano sui giornali dell’epoca (editi sia in portoghese che in italiano) sia nello stato di Santa Catarina che nel Rio Grande do Sul, con vari casi di scontri tra emigrati tirolesi italiani.  I matrimoni furono i responsabili per la fine delle dispute inutili, ma la principale causa della perdita dell’identità (non solo di stampo patriotico, ma anche linguistica e storica) furono gli anni della seconda guerra, quando la politica promossa dal governo brasiliano cercò di nazionalizzare i discendenti di europei (sopratutto italiani e tedeschi) con cancellazioni. Questa politica di opressione (che in molti aspetti ricorda i metodi fascisti) ha contribuito per la perdita dell’identità e della diffusione di stereotipi sugli “italiani” in Brasile.

La mistificazione dell’emigrazione tirolese

Ecco perché sembra strano parlare di “triveneto” esattamente nel 2015 e quando si vuole ricordare un’emigrazione che si fece con passaporto austriaco. La Provincia Autonoma di Trento utilizza nel suo programa di viaggio il termine “Triveneto” e si parla di “emigrazione trentina”, mentre la parola “Tirolo” non trova spazio. L’uso di “emigrazione triventa” invece di “tirolese” ricorda il decreto n. 12.637 del 8 agosto 1923 che proibiva il toponimo storico Tirolo cancellando di fatto più di 800 anni storia.

La lunga mano del nazionalismo non ha risparmiato nemmeno la Santa Paolina (Amabile Visintainer, nata austriaca) perché una coppia del suo atto di nascita inviata al Brasile negli anni ’30 e che si trova tuttora presso il museo della santa a Nova Trento riporta l’indicazione dei dati personali manomessi e trasformati da Visintainer a Visentini com’era nelle intenzioni dell’italianizzazione forzata, mentre l’atto di morte rilasciato in Brasile indica come luogo di nascita “Tirolo Italiano”.

 Atto di nascita di Santa Paolina (Amabile Visintainer) inviato al Brasile negli anni ’30 con l’italianizzazione del cognome Visintainer in Visentini.

Atto di morte di Santa Paolina, la prima santa “brasiliana” (nata austriaca).

 

Le festività delle comunità brasiliane dimostrano la volontà dei discendenti di quinta o sesta generazioni di mantenere il contatto con la terra di origine. Alle volte l’immaginario è pieno di fantasie e si può dire anche di confusioni perché la terra degli avi non porta più il nome di Tirolo, ma in Brasile si preservano ancora tante tradizioni de sti ani, come lo dimostra il recente documentário Tirolesi nella Foresta (Studio Walter/Egna, 2015) che racconta un pò dell’emigrazione di tirolesi di língua tedesca a italiana in Brasile e contò con il patrocinio delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano , del Land Tirol, del comune di Neumarkt/Egna e della RAI Bozen.

Documentario Tirolesi nella Foresta (Studio Walter 2015).

Che le commemorazioni siano un’oportunità per brasiliani e trentini di ricordare questo periodo che unisce le lontane realtà delle Terra in montibus e della Terra Brasilis perché la memoria dell’emigrazione tirolese non diventi “vittima” di stereotipi e mistificazioni che non c’entrano con la realtà dei fatti. E che il lavoro degli emigrati austriaci del Tirolo, assieme a tanti altri emigrati (tedeschi, polachi, russi, italiani, giaponesi ecc), venga riconosciuto come un importante contributo nella costruzione della società brasiliana.

Prof. Dott. Everton Altmayer

Treze Tílias – Brasile


6 risposte a “L’emigrazione tirolese e le mistificazioni trentine”

  1. Giust Germana scrive:

    Grazie Everton. La tua chiarezza nobilita la storia vera. Un abbraccio da estendere alla tua bella famiglia.

  2. Amato Valenti scrive:

    Un saluto al Dott.Altmayer per dire la veritá.
    Il mio padre morì sempre disse che noi eravamo discendenti di tirolesi,il mio nonno nato a Bondo, era del esercito austriaco.
    La provincia bisogna di questa infelice gita?

  3. Rofreit scrive:

    La lunga mano del nazionalismo che non si ritrae. Quello che scrive Everton è storia (sacrosanta-storia), che in qualche modo il nazionalismo becero di una nazione, espressione geografica, e non identitaria, ha voluto, vuole e vorrà cancellare dalla storia.
    Purtroppo per LORO, le origini e le proprie radici non si dimenticano, con della semplice propaganda.
    Complimenti Prof. Dott. Everton Altmayer per il tuo scritto.

  4. Mauro Mazzetti scrive:

    GRazie prof. Everton, meno male che ci sei tu. Senza enfasi o livore riesci con grande signorilità a smascherare le falsità che ci vengono offerte. Ti prego di continuare così…
    Con grande stima ti saluto.
    Mauro Mazzetti

  5. Miriam Ravanelli scrive:

    Grazie professore, ho letto con molto interesse. Mi è piaciuto molto come ha esposto i fatti( e i misfatti) in maniera così … Inconfutabile!

  6. VITTORINO MATTEOTTI scrive:

    Complimenti per l’esposizione dei fatti storici, sono ottimista circa 40 anni fa sembravo il solo a combattere l’ignoranza storica la mistificazione, il nazionalismo ora vedo un’ interesse sempre maggiore alla riscoperta delle nostre radici, da sempre raccontavo della nostra fantastica storia Tirolese sempre a difesa della nostra Heimat ancora complimenti VIVAT EIN TIROL FREI S.H.

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