L’alterigia come negazione della pietà

Attualità

 

In sintonia con le destre a livello nazionale e le esternazioni di alcuni membri dell’opposizione nell’ambito della nostra provincia, il vice coordinatore regionale di Forza Italia, Aldo Rossi, aveva a suo tempo manifestato il proprio disappunto per la mancata esposizione del tricolore sugli edifici pubblici in occasione del centenario del 24 maggio da parte dei presidenti delle due Province Autonome, Arno Kompatscher e Ugo Rossi. L’esposizione della bandiera era finalizzata, come noto, a celebrare l’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale. Una ricorrenza, che – come numerosi interventi riportati nelle pagine de l’Adige avevano con forza evidenziato – avrebbe dovuto essere ricordata con mestizia, svuotandola del suo carattere marcatamente patriottico; un sentimento, questo,  che non si confà ad una guerra di conquista, intrapresa “a patto della certezza della vittoria e solo  quando le sorti della guerra fossero state sfavorevoli all’Austria”. Il tono della celebrazione ed il significato da essa assunto denotano la mancata presa di coscienza, o assai peggio, la non curanza della tragedia che l’ ingresso dell’ ex potenza alleata nella Grande Guerra comportò per le popolazioni locali. Con l’esposizione il 24 maggio del tricolore sulle facciate dei pubblici edifici, veniva di fatto stabilito, con apposita circolare ministeriale, che pure i discendenti di chi si era sacrificato per la difesa della propria Heimat partecipassero, tramite i loro rappresentanti eletti, alla celebrazione della bandiera di cui si fregiavano gli invasori. Ed è sulla base di un simile assunto che l’esponente locale del centrodestra si scaglia contro l’interramento, su proposta degli Schützen,  di 74 croci a ricordo degli Standschützen caduti nella difesa della propria terra. Simboli di pietà  da disporre – già dal prossimo mese  di  agosto – lungo tutto il confine meridionale del Tirolo storico. L’avversione a questa iniziativa si estende anche a quelle associazioni radicate  sul territorio, che propugnano una storia avulsa dall’ identità del popolo “trentino”. L’idea di fondo sta nel valorizzare monumenti, nell’intestare piazze e vie, nel ripristinare targhe commemorative per onorare chi aveva sottomesso con le armi un popolo fedele per secoli alla propria patria, che non era l’Italia. Non  si ammette, al contrario, la presenza di segni, come le croci, che, pur contenute nelle dimensioni e sobrie nell’aspetto, riportino ad una memoria storica negata. E per motivarne il diniego si ricorre, se del caso, alla cinica contrapposizione tra il ricordo dei nostri caduti e “il sacrificio, l’onore e la dignità di moltissimi soldati italiani morti su queste montagne nel primo conflitto mondiale” .

8 risposte a “L’alterigia come negazione della pietà”

  1. elvis scrive:

    Perche’l'iscrizione non e’riportata anche in ladino?

  2. Welschtirol.eu scrive:

    L’iscrizione è prodotta anche in ladino, nella targa in secondo piano si intravede. Il ladino in questo caso prende il posto del cimbro, a seconda delle zone linguistiche di destinazione.

  3. elvis scrive:

    Ecco mi sembrava strano.. scusate ma gli occhi non sono piu’tanto buoni!

  4. Rofreit scrive:

    il sig. Rossi Aldo dall’alto della sua vita militare condanna fermamente tutto ciò che non è riconducibile al nazionalismo più becero, dopotutto è da biasimare.
    Politicamente appartiene ad un movimento politico FINITO nella polvere, con tutti i risvolti che il suo rappresentante di spicco ha fatto nella storia di questa nazione.
    Più denigra l’operato che LUI non condivide, e più gente si avvicina alla storia di questa terra.

  5. Nicola scrive:

    Sarebbe bello, in occasione della deposizione delle croci, poter abbattere tutte le lapidi della strada degli artiglieri di Rovereto!!!!!
    Servus

  6. Mauro scrive:

    Di cosa vi meravigliate? Gli ignoranti e gli imbecilli continuano purtroppo ad esistere e a parlare…senza ricordarsi prima di farlo di collegare il cervello

  7. Mariangiola scrive:

    Condivisibile o meno, la nostra storia è destinata a passare
    “alla storia” (permettetemi il gioco di parole): la frenesia della vita moderna non ci permette di approfondire adeguatamente, vogliamo tutto subito, ci manca la pazienza, la profondità per lavorare su certe cose, e poterle quindi apprezzare. Io faccio parte di quella fascia di età, quella generazione, che si trova fra i “vecchi” libri pensanti che hanno vissuto direttamente o indirettamente questa storia, e il nuovo mondo fatto di persone talvolta vuote e vacue. Mi piacerebbe poter condividere sul mio profilo FB alcuni degli articoli pubblicati su questo sito. Magari ci state già lavorando e non chiedo nulla di nuovo. Magari non avevate valutato, quindi la butto lì con preghiera di farci un pensierino. Magari non è di vostro interesse, quindi “come non detto”.
    Grazie, Mariangiola

  8. Welschtirol.eu scrive:

    Gentile Sig.ra Mariangiola, “welschtirol.eu” possiede anche un profilo facebook dove potrà trovare alcuni articoli del sito web. Copie di quanto pubblicato in questo sito si trovano frequentemente in ambiente facebook, riportate da molto lettori. Con un semplice copia/incolla della barra di indirizzo potrà riproporre quanto riterrà più opportuno.
    Cordiali saluti

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