Il peso del tradimento

Storia del Territorio - Geschichte der Region

 

A reggere l’ urto dell’ artiglieria e della fanteria del regio esercito che, a partire dal 24 maggio 1915, erano mosse all’ attacco del Welschtirol, furono, in un primo momento, i Landesschützen, unità militare territoriale formata da soldati di leva – che il 16 gennaio 1917 , per il valore dimostrato negli scontri con il nemico, vennero insigniti, a Calliano, da Carlo I d’ Asburgo del titolo onorifico di Kaiserschützen – e, su base volontaria, gli Standschützen. Un corpo, quest’ ultimo, costituito da uomini inabili al servizio militare in zona di guerra, oppure appartenenti a classi successive o che precedevano per anzianità quelle destinate al fronte. Compresi in un numero di circa venticinquemila, diedero il loro contributo di sangue a difesa della propria Heimat, mentre i rispettivi padri e, per gli uomini più anziani, i loro figli, combattevano e cadevano in gran numero sul fronte russo. A tutto ciò si aggiungeva il dramma , per la  popolazione locale, di vedere i propri paesi bersagliati dalle artiglierie di una potenza che, mossa da “fumose”- come ebbe un tempo a definirle Giuliano Amato – rivendicazioni territoriali, aveva dichiarato guerra all’ Austria-Ungheria. Faceva evidentemente buon gioco passare a bandiere spiegate, date le ingenti perdite che l’ esercito imperiale aveva subito nei mesi precedenti, nel campo nemico, con la prospettiva di annettersi, a guerra finita,  le terre strappate all’ alleato di ieri. Ora, appare singolare  che,  indifferenti alla tragedia abbattutasi sul Tirolo meridionale di allora, con l’ apertura delle ostilità da parte dell’ Italia,  si inneggi, con il muto assenso dei “trentini” di oggi, allo sparuto manipolo di irredentisti che, varcato il confine con l’Italia, combatterono contro il loro stesso popolo e a chi, tradendo il proprio mandato e la propria patria, aveva rivolto le armi contro coloro che la difendevano dagli invasori. C’ è chi, avulso dalle tradizioni e dai valori di questa terra, o semplicemente per partito preso,  sostiene che i sentimenti di disapprovazione dei nostri nonni verso coloro che militavano nelle file del nemico, non possono essere rievocati, né  tanto meno condivisi; c’ è chi reagisce con tracotanza ad una diversa lettura della nostra storia –  motivata e supportata da fatti incontrovertibili –  rispetto a quella ufficiale. Esempi in merito non mancano davvero. Coloro che comunicano il proprio pensiero  in ordine al tema trattato, non in sintonia con lo “spirito di gruppo”, cui si rifanno per lo più le associazioni d’ arma,  vengono definiti “nostalgici”; le idee che non collimano con la storia imposta dai vincitori, pur rese con pacatezza per non urtare la sensibilità  altrui,  divengono agli occhi dei ben pensanti “prese di posizione vecchie e stantie”. E’ di questi giorni la rampogna  rivolta da un giornalista della stampa nazionale al capo gruppo del PATT Lorenzo Baratter , “reo” di aver criticato la figura di Cesare Battisti. Ma ci si guarda bene dal chiedersi quale fosse l’ opinione pressoché unanime dei nostri antenati riguardo al grande irredentista. Essa è resa evidente in uno scritto sulla cattura dello stesso ufficiale degli alpini, rinvenuto tempo addietro nei libri della parrocchia di Vigo Cavedine, che inizia con l’ espressione inequivocabile :  “ Finalmente t’ han pigliato ”.  Su quanto il sentimento di italianità pervadesse allora i tirolesi di lingua italiana, lo si può del resto desumere da una dichiarazione rilasciata nel 1981 alla ÖRF da un collega dello stesso Gian Antonio Stella, di nome Indro Montanelli : “ Contro l’ Austria operava una cricca estremamente ridotta di intellettuali, ma l’ antica nobiltà ed il popolo erano all’ unisono fedeli all’ imperatore perché l’ amministrazione austriaca era onesta ed esemplare.”

14 risposte a “Il peso del tradimento”

  1. Reichfrau scrive:

    Non vedo l’ora di vedere il faccia a faccia tra Stella e Baratter su una TV locale. Questa è stata la sfida lanciata dal capogruppo del P.A.T.T. al giornalista del corriere della sera, ma secondo me, non lo vedremo MAI questo incontro.
    Parlare di una cosa estranea (Stella) che la vive in modo superficiale in quanto fatto storico della I° Guerra Mondiale e non come testimonianza tangibile del Fascismo onnipresente in questo territorio, ha fatto di Stella un giornalista al soldo del potere.
    Gli eroi irredentisti creati ad hoc dal regime Fascista per rafforzare sempre più l’identità italiana di questo territorio ha fallito col passare degl’anni.
    Con la consapevolezza che la storia non la si studia solo a scuola, la nostra gente riscopre sempre più quella identità che è a cavallo delle due civiltà:
    1) la consapevolezza di essere legati al territorio (Tirolo).
    2) la consapevolezza di essere di madre lingua italiana.

  2. Unbesiegt und unvergessen scrive:

    Magari ci fossero stati nel maggio del 15 i Landesschützen,le nostre gloriose truppe da montagna. Purtroppo questi erano impegnati ad est ,nella contro offensiva guidata dal germanico Mackensen, iniziata il 2 maggio e che dopo due giorni sfondarono il fronte russo,e proseguivano verso Tarnòw-Gorlice,constringendo i Russi a lasciare i Carpazi e ritirarsi dietro il San.
    Solamente i Standschützen e altri corpi di volontari del Tirolo,della Carinzia e del Vorarlberg,assieme a guardie confinarie,finanza,e gendarmeria,affiancati da sparuti gruppi di reclute, stanziate nelle caserme, queste scarse truppe, fronteggiarono nei primi giorni l’esercito italiano.
    Nel Tirolo i forti e le guarnigioni erano pronte ed armate da un mese e L’Alpenkorps Germanico confluiva sui punti più delicati del confine.
    Riuscirono a fermare l’attacco da sud, con determinazione e tenacia, ma dall’altra parte, dei reticolati, ordini non chiari e scarsa iniziativa, aiutarono gli sforzi dei nostri nonni ad impedire l’invasione del Tirolo.

  3. Nicola scrive:

    Il giornalista Stella parla solo perchè sua madre gli ha fatto la bocca e scrive solo perchè gli hanno insegnato ha tenere in mano una penna. Detto questo, leggendo ciò che scrive questo “gionalista” si capisce quanto sia ignorante della nostra storia, e quel poco che sa lo porta a scrivere invettive su noi tirolesi. Ci odia e ci invidia e non sopporta il fatto che a noi dell’Italia non interessa nulla.
    Servus

  4. Elena scrive:

    Per quanto riguarda il Sig. Stella, la cosa più triste è che un tempo il cognome di famiglia era “Stern”…evidentemente è passata troppa acqua sotto i ponti…
    @Reichfrau
    “Identità a cavallo di due civiltà” è un concetto molto caro sia al Dr. Baratter che al Dr. Panizza.
    Io personalmente non sono per nulla d’accordo: il Welschtirol non è mai stato un “ponte” tra la civiltà mediterranea e quella mitteleuropea: il Welsch-Tirol era Tirolo a tutti gli effetti, e la sua gente non si è mai sentita né mediterranea né italiana (confermato perfino da Mussolini e da Degasperi). Quanto alla lingua, non è mai stata determinante in un impero in cui erano riconosciute ufficialmente 12 lingue, con editti e norme regolarmente pubblicati in tutte queste lingue. Unica lingua comune rimaneva la lingua dei comandi miltari, per tutti il tedesco (per motivi pratici, del resto anche gli Schützen del Welschtirol utilizzano i comandi in tedesco). Ma anche in questo contesto militare gli ufficiali avevano a disposizione due anni di tempo per imparare la lingua della maggior parte dei loro soldati (motivo per cui molti comandanti parlavano correntemente 4 o 5 lingue).
    E ai nostri giorni: pensi che Scozzesi ed Irlandesi si identifichino con l’inghilterra? Non credo proprio…
    Un altro esempio? Prova a dire agli abitanti del Ticino che sono italiani…poi mi racconti!!
    Morale: io non faccio parte di nessun “ponte”, e anche se l’italiano è la lingua con cui sono cresciuta questo non mi crea alcun senso identitario con lo Stato in cui questa lingua viene parlata. Tirolesi erano i miei vecchi, Tirolese sono e rimango anch’io: la mia Vaterland è l’Austria, la mia Heimat il Tirolo “A Tirolerin bin i, a Tirolerin bleib i”

  5. Reichfrau scrive:

    @ Elena: condivido in pieno il tuo pensiero, dico solo che noi Tirolesi di lingua italiana non dobbiamo vergognarci di parlare questa lingua.
    Concordo in pieno che non abbiamo nulla da spartire con il mondo mediterraneo anche se tutti i filofascisti di questa Regione continuano a bombardarci di falsità storiche e che ribadiscono a più riprese che l’identità di un popolo è proprio nella lingua.
    E questo lo sappiamo tutti: “che una lingua non fa un popolo” ed il mondo ne è pieno di esempi.

  6. Camillo scrive:

    L’improvvisa comparsa del Dr. Stella nella disputa a livello provinciale su” Cesare Battisti disertore “ lascia un po’ perplessi in quanto a onor del vero ci si sarebbe aspettati prima un intervento chiarificatore degli storici locali che hanno gestito da sempre tutta la documentazione in merito. Questo non c’è stato, e si ha quasi una certa impressione si sia rilasciata una delega sull’argomento in oggetto.
    Il Dr. Stella non è nuovo a interventi in loco e vien quasi da pensare che questo Suo affannarsi dall’Alpi alle Piramidi su tutte le problematiche italiane e locali lo porti a fare qualche passo falso. Mi permetto di dire che confrontarsi sulla storia di Cesare Battisti con tutto il castello che gli è stato creato attorno in questi 98 anni è cosa abbastanza difficile , e per poter districarsi nel pro o contro l’eroe o il traditore serve un certo bagaglio che probabilmente al Dr Stella manca. Nulla di negativo per carità, però la presunzione di poter dettar legge e dire dall’alto del proprio scranno “ questa è la storia” , e qualificare come ragli gli interventi di altri umani nel dibattito dovrebbe essere un pochino frenata! Non voglio in questa sede di certo intavolare una discussione, però a riprova dell’importanza delle parole nei riguardi di “ quel limpido eroe italiano ( che era poi austriaco ) libertario e socialista che risponde al nome di Cesare Battisti, possiamo citare una pesante contraddizione del Dr. Stella.
    Il 21.08.2010 in combutta con Sergio Rizzo, in un servizio su Trento dove toccava pure la storia del Battisti diceva:”….il Sud Tirolo: Che ancora oggi, nel solco di quanto diceva Silvius Magnago, considera Cesare Battisti un traditore.”……
    In data odierna 17 luglio 2014 ( quattro anni dopo ) leggo su un giornale locale che riporta le pesanti affermazioni contro il Dr.Lorenzo Baratter, bersaglio degli strali del Dr. Stella …..:” Anche Silvius Magnago, il patriarca dei sudtirolesi aveva rispetto per Battisti e non lo avrebbe mai definito traditore.”….

  7. Jager scrive:

    Fossi in Baratter la mia risposta sarebbe abbastanza durwalderniana, e cioè: “Lei signor Stella ha ragione ma qui non la pensiamo così e facciamo così”.

    Ecco il nostro GRANDE PROBLEMA….ghe den masa ora a sti vaca de taliani….masa

  8. Francesco scrive:

    Tutti parlano di Battisti, ma nessuno si e’ preso la briga di leggere i suoi scritti….Sicuramente non voleva espandere l’ Italia fino al Brennero, ma voleva solo Trento. Se fosse sopravvissuto alla guerra i primi a volerlo morto sarebbero stati i Fascisti in quanto socialista. Alla sua morte la moglie intasco’ un bel premio assicurativo. Il mentecatto assassino Cadorna lo considerava un rompiscatole e si ostinava a rifiutare orgogliosamente il suo aiuto che sarebbe stato preziosissimo per il regio esercito (“Sua eccellenza il generale Cadorna non ha tempo di ricevere il tenente battisti” questa era la frase che otteneva Battisti ogni qual volta chiedeva udienza). L’esecuzione cosi’ orrendamente ostentata fu un autogoal per l’ Austria, e pur considerandolo un traditore non si puo’ non rimanere inorriditi dinnanzi alle foto di Lang che ride…La propaganda italiota seppe sfruttare bene la cosa. Insomma non e’ che per caso Battisti fu fatto cadere apposta in mano Austriaca? Comincio a sospettare che c’erano piu’ italiani a volerlo morto che non Austriaci…

  9. camillo scrive:

    Caro Francesco, con tutto il rispetto per le Tue opinioni, ma in quanto a Battisti non so se ho letto troppo poco io oTu, ma ad esempio nei rapporti con tolomei (volutamente minuscolo) non so se hai avuto modo di leggere la frase pronunciata da Battisti :” Stia tranquillo, non sono affatto salornista!” Tanto per citare un piccolo esempio, ma c’è ben altro in merito.

  10. Gabriele scrive:

    Io sono d’accordo con Francesco. I primi a volerlo morto erano gli italiani, che l’hanno consegnato ai “nostri”. L’Austria-Ungheria avrà pure materialmente impiccato Battisti, ma è stata l’Italia a mettergli la corda intorno al collo. Detto questo, con tutto il dovuto rispetto per i morti, a me Battisti come personaggio non piace e non lo considero per niente un eroe, ma una vittima come altre milioni.

  11. Francesco scrive:

    Per carita’ , nessun desiderio di rivalutazioni postume….volevo solo sottolineare il cinismo con cui l’italia ha mandato un suo sostenitore a morte sicura…

  12. gift scrive:

    Battisti è e rimane comunque quello che può definirsi la massima forma di tradimento possibile. Credo siano stati pochi nella storia i casi di politici espatriati per andare, prima a fare propaganda a favore della dichiarazione di guerra e poi ad arruolarsi col nemico aggressore per combattere contro il suo Popolo. E ciò dopo aver ricevuto la sua fiducia, essendone eletto a suo rappresentante. Tutto questo ha oscurato ogni suo possibile precedente merito e lo ha condannato per sempre al marchio ignominioso di traditore della propria Patria.
    Il resto è pura fuffa nazionalista!
    Purtroppo il danno subito dalla nostra Terra non si è fermato alle conseguenze dell’invasione nemica e al tentativo, peraltro non riuscito, di distruzione della nostra memoria storica e della nostra cultura, ma prosegue attraverso l’accanimento dello stato centrale contro la nostra Autonomia, che ormai si può quasi dire essere ridotta in pratica alla sola parola. Cosa possiamo dire infatti delle continue trasgressioni o prevaricazioni delle norme statutarie e dell’accordo di Milano (che per il fatto che non ha mai fine, sembra ormai andare a emulare l’infinita costruzione di quel Duomo) e per i continui rilanci della contribuzione al risanamento del debito dello stato?
    E così noi subiamo ancora…. per quanto ancora non è dato purtroppo sapere.
    P.S. @ Francesco: spero tanto tu non sia quel “Francesco di Riva d. G.” che “imperversa” sui blog de l’Adige, gettando continuamente fango sulla nostra Terra e sull’Autonomia?

  13. Francesco scrive:

    No, e non conosco quel tale di Riva, non seguendo il blog de “L’ Adige”.
    Cordialità

  14. gift scrive:

    E’ ovvio che i nazionalisti incalliti sostengano che l’identità di un popolo nasce dalla lingua, perché è l’unico argomento che potrebbe in qualche modo giustificare la loro convinzione, dato che altri non ne possono trovare.
    Che non sia sufficiente una lingua a fare un popolo lo sa tutto il mondo. Basta guardarsi in giro, iniziando magari dal Tirolo meridionale, passando poi nella vicina Svizzera, Francia, Spagna e, tanto per gradire, fare un salto in Inghilterra, Scozia e Irlanda, fino a fare l’intero giro del globo. Di esempi ne troveremo a volontà. Ma non è che anche nella stessa Italia sia tanto diverso, vista la netta divisione che c’è tra nord e sud o, a volte, anche tra una regione e l’altra. A essere diverse possono essere molte cose, dall’indole e carattere agli usi e costumi. Non è per niente che noi ci siamo guadagnati il titolo di “TEDESCHI DI LINGUA ITALIANA”…

Lascia un Commento

*