Il Monumento ai Kaiserjäger – Das Bozner Kaiserjägerdenkmal

Il Monumento ai Kaiserjäger

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Monumento ai Kaiserjäger quasi completato

La discussione riguardo al monumento fascista “alla vittoria” di Bolzano, che dovrebbe essere storicizzato per rendere la sua iscrizione meno umiliante, ha riportato di nuovo all’attenzione pubblica anche la questione del monumento ai Kaiserjäger, distrutto dai fascisti. Da parte sudtirolese è stato proposto di ricostruire questo monumento ai Kaiserjäger caduti o di rendere visibili almeno le fondamenta, che si trovano ancora nel terreno. Questa discussione dovrebbe interessare anche il Welschtirol, dal momento che i Kaiserjäger, rimasti vittime della guerra, erano in gran parte originari dal Tirolo meridionale.

All’inizio della Prima Guerra Mondiale esistevano quattro reggimenti Kaiserjäger Tirolesi: il 1° reggimento con sede a Trento e presidi a Levico e Innsbruck, il 2° reggimento con sede a Bolzano e presidi a Merano e Bressanone, il 3° reggimento con sede a Rovereto e presidi a Riva e Trento ed il 4° reggimento con sede a Trento e presidi a Mezzolombardo e Hall. Nella monarchia era usuale tenere statistiche esatte sulle nazionalità dei vari reparti militari, poiché gli ufficiali erano tenuti ad imparare in tempi brevi la lingua della loro truppa. Sappiamo perciò che i Tirolesi di lingua italiana rappresentavano il 38% nel 1°, 3° e 4° reggimento Kaiserjäger, mentre raggiungevano il 41% nel 2° reggimento, che era quello più legato al Tirolo meridionale.

Nei primi anni di guerra i Kaiserjäger Tirolesi, impegnati ai fronti orientali, avevano subito delle perdite impressionanti. Il comando del 2° reggimento Kaiserjäger decise perciò di erigere a Bolzano, sede del reggimento, un monumento in ricordo dei camerati caduti. L’architetto Karl Ernstberger, originario di Malowitz nella Boemia occidentale, discepolo del famoso architetto  Otto Wagner, aveva ultimato i progetti nell’estate del 1916. I lavori di costruzione iniziarono nel 1917 e verso la fine della guerra erano quasi terminati. Il monumento doveva portare l’iscrizione: ”Il 2° Reggimento dei Kaiserjäger Tirolesi ai suoi eroi caduti in guerra”.

A guerra finita il consiglio comunale di Bolzano decise nel 1920 di finire l’opera iniziata.  L’iscrizione avrebbe dovuto essere: ”Eretto e costruito dal 2° Reggimento dei Kaiserjäger Tirolesi – Completamento effettuato dalla città di Bolzano”. Questi piani non poterono più essere realizzati, poiché la situatione politica era drammaticamente peggiorata.  Il 24 aprile 1921 gruppi di Fascisti aggredirono il corteo in costume tradizionale presente all’apertura della Fiera di Bolzano. Oltre cinquanta Sudtirolesi furono gravemente feriti a colpi di pistola e bombe a mano, il maestro Franz Innerhofer venne ucciso. Carabinieri e Polizia non intervennero. I responsabili non furono perseguiti. Nelle settimane e nei mesi successivi i Fascisti distrussero sistematicamente ogni lapide e insegna che ricordasse in qualche modo l’Austria. Un completamento del monumento ai Kaiserjäger non era più nemmeno immaginabile.

Il 28 settembre 1922 il Governo italiano
depose Julius Perathoner, l’ultimo Sindaco di Bolzano liberamente eletto. Il 1° ottobre 1922 circa tremila Fascisti provenienti in gran parte dal Veneto e dall’Emilia-Romagna organizzarono una “marcia su Bolzano” e occuparono la scuola elementare tedesca “Elisabethschule”. Il 2 ottobre vi iniziò l’insegnamento
in lingua italiana e l’istituto cambiò il nome in “Scuola Regina Elena”. Il parroco fascista don Paissani celebrò la messa di apertura ed esortò gli scolari a coltivare l’amore per Dio e per l’Italia. Nel pomeriggio dello stesso 2 ottobre i Fascisti occuparono il Municipio, cacciando gli impiegati. Il 3 ottobre il Consiglio Comunale di Bolzano decise all’unanimità le proprie dimissioni anticipando in questo modo lo scioglimento da parte del Commissario civile Credaro. Con questo atto la democrazia a Bolzano era morta e il completamento del monumento ai Kaiserjäger era diventato pura utopia.

La costruzione rimase inizialmente allo stato grezzo. Il 6 febbraio 1926 il dittatore Benito Mussolini annunciò nel suo famoso discorso in Parlamento che sarebbe stato realizzato un monumento a Bolzano in memoria di Cesare Battisti e di altri martiri. L’opera sarebbe sorta esattamente “sulle stesse fondamenta predisposte per un monumento alla vittoria tedesca”. L’affermazione che il monumento ai Kaiserjäger fosse stato progettato in onore di una vittoria tedesca, era evidentemente falsa e tendenziosa. La destinazione del monumento era inequivocabilmente un ricordo dei caduti. Il 12 luglio 1926, nel decimo anniversario della morte di Cesare Battisti e Fabio Filzi, ebbe luogo la posa della prima pietra per il nuovo monumento. Questo tuttavia non doveva  più essere dedicato ai martiri, bensì alla vittoria italiana sull’Austria.

Monumento alla vittoria prima pietra

La costruzione non doveva più sorgere direttamente sulle fondamenta di quella precedente, ma spostata di circa otto metri. Il Re Vittorio Emanuele III presenziò alla posa della prima pietra. Lui stesso murò con una cazzuola, fusa con l’argento delle monete austriache, pietre provenienti da tre monti particolarmente simbolici per i nazionalisti italiani: Monte Corno (dove Battisti era stato catturato), Monte Grappa (conquistato solo nel 1918 con enormi perdite umane) e Monte San Michele (altura strategicamente importante presso il confine italo-sloveno). La malta fu fatta con acqua attinta dal fiume Piave. Il Vescovo di Trento Celestino Endrici benedisse la prima pietra, nonostante il clero sudtirolese avesse inviato al Pontefice Pio XI un’istanza scritta affinché  non venisse impartita la benedizione ecclesiastica al monumento. Soltanto dopo l’inizio della costruzione del monumento alla vittoria, e precisamente il 9 giugno 1927, il monumento ai Kaiserjäger fu fatto saltare in aria e raso al suolo. Blocchi di porfido del monumento ai caduti vennereo regalati alle città che avevano dato delle offerte per la costruzione del monumento alla vittoria. Del monumento ai caduti soltanto quattro plastici, realizzati dallo scultore Franz Ehrenhöfer, vennero salvati e trasferiti ad Innsbruck, dove furono collocati al Bergisel.

   

L’inaugurazione del monumento alla vittoria avvenne due anni dopo la posa della prima pietra, nel 1928, ancora un 12 luglio. Per l’occasione ricomparvero il Re e il Vescovo di Trento Mons. Endrici. Ventitre bande musicali sudtirolesi erano state costrette a partecipare ai festeggiamenti sotto minaccia di scioglimento.

Alla vigilia dell’inaugurazione del monumento alla vittoria di Bolzano, l’11 luglio 1928, si riunirono sul Bergisel i reduci dell’Associazione “Kaiserjäger – 2° Reggimento” nonché ufficiali degli altri tre reggimenti per una commemorazione dei commilitoni caduti. Il Colonello Tschan, ultimo comandante del 2° Reggimento Kaiserjäger, ricordò la distruzione  del monumento ai caduti a Bolzano e la sua sostituzione con un monumento “all’infedeltà e al tradimento”.

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Foto di Wolfgang Moroder

 

 

Das Bozner Kaiserjägerdenkmal

Die Diskussion um das faschistische „Siegesdenkmal“ in Bozen, das „historisiert“ werden soll, um seine beleidigende Aussage abzuschwächen, hat erneut auch das Augenmerk auf das zerstörte Kaiserjägerdenkmal gerichtet. Von Südtiroler Seite wurde vorgeschlagen, das Denkmal für die gefallenen Kaiserjäger, das von den Faschisten in die Luft gesprengt wurde,  entweder vollständig zu rekonstruieren oder zumindest die im Boden noch vorhandenen Fundamente sichtbar zu machen. Die Diskussion ist auch für Welschtirol von Bedeutung. Schließlich waren die gefallenen Kaiserjäger, an die in Bozen erinnert werden sollte, zu einem großen Teil Welschtiroler.

Zu Beginn des Ersten Weltkrieges gab es vier Tiroler Kaiserjäger-Regimenter: das 1. Regiment mit Sitz in Trient und Standorten in Levico und Innsbruck, das 2. Regiment mit Sitz in Bozen und Standorten in Meran und Brixen, das 3. Regiment mit Sitz in Rovereto und Standorten in Riva und Trient sowie das 4. Regiment mit Sitz in Trient und Standorten in Mezzolombardo und Hall. Es war in der Monarchie üblich, über die Nationalitäten im Militär genaue Statistiken zu führen, da die Offiziere die Sprache ihrer Mannschaften erlernen mussten. Daher wissen wir, dass der Anteil der Welschtiroler im 1., 3. und 4. Regiment jeweils 38 Prozent betrug, im 2. Regiment aber 41 Prozent. Damit war dieses Regiment am meisten mit dem südlichen Teil Tirols verbunden.

In den ersten beiden Kriegsjahren hatten die Tiroler Kaiserjäger an den Fronten im Osten dramatische Verluste erlitten. Das Kommando des 2. Tiroler Kaiserjägerregimentes wollte den gefallenen Kameraden daher in Bozen, am Sitz des Regimentes, ein Denkmal errichten. Architekt Karl Ernstberger aus Malowitz in Westböhmen, ein Schüler des berühmten Architekten Otto Wagner, stellte die Pläne für das Denkmal im Sommer 1916 fertig. Die Bauarbeiten begannen 1917 und waren bei Kriegsende beinahe abgeschlossen. Das Denkmal sollte die Inschrift tragen: „Das 2. Tiroler Kaiserjägerregiment seinen im Krieg gefallenen Helden“.

Nach dem Krieg beschloss der Gemeinderat Bozen 1920, das begonnene Gefallenendenkmal fertig zu stellen. Die Inschrift hätte jetzt lauten sollen: „Errichtet und gebaut vom 2. Tiroler Kaiserjägerregiment – Fertiggestellt von der Stadt Bozen“. Diese Pläne konnten aber nicht mehr verwirklicht werden, da sich die politische Lage zuspitzte. Am 24. April 1921 überfielen Faschisten den Trachtenumzug zur Eröffnung der Bozner Messe. Über 50 Südtiroler wurden durch Pistolenschüsse und Handgranaten schwer verletzt, der Lehrer Franz Innerhofer wurde getötet. Carabinieri und Polizei griffen nicht ein, die Täter wurden nicht verfolgt. In den folgenden Wochen und Monaten zerstörten Faschisten immer wieder Gedenktafeln und Straßenschilder, die an Österreich erinnerten;  an einen Weiterbau des Kaiserjägerdenkmals war nicht mehr zu denken.

Am 28. September 1922 setzte die Regierung den letzten frei gewählten Bozner Bürgermeister Julius Perathoner ab, am 1. Oktober 1922 veranstalteten etwa 3000 Faschisten vor allem aus dem Veneto und der Emilia Romagna einen „Marsch auf Bozen“ und besetzten die deutsche Elisabeth-Volksschule. Am 2. Oktober begann dort der Unterricht in italienischer Sprache, die Schule wurde in „Scuola Regina Elena“ umbenannt, der faschistische Pfarrer Don Paissani hielt den Eröffnungsgottesdienst und rief die Schüler auf, die Liebe zu Gott und zu Italien zu pflegen. Am Nachmittag des 2. Oktober  besetzten die Faschisten das Rathaus und vertrieben die Beamten, am 3. Oktober beschloss der Bozner Gemeinderat einstimmig seinen Rücktritt und kam damit der Auflösung durch den Zivilkommissar Credaro zuvor.  Damit war die Demokratie in Bozen beendet und die Fertigstellung des Kaiserjägerdenkmales endgültig unmöglich geworden.

Das Denkmal blieb zunächst als Rohbau stehen. In seiner berühmten Parlamentsrede vom 6. Februar 1926 kündigte der faschistische Diktator Benito Mussolini den Bau eines Denkmales in Bozen an, und zwar „für Cesare Battisti und andere Märtyrer auf den selben Fundamenten, auf welchen das Monument für den deutschen Sieg entstehen sollte“. Die Behauptung, dass das Kaiserjäger-Denkmal für einen „deutschen Sieg“ geplant gewesen sei, war eine bewusst falsche Unterstellung Mussolinis, da die Bestimmung als Gefallenendenkmal eindeutig bewiesen war. Am 12. Juli 1926, dem zehnten Jahrestag der Hinrichtung von Cesare Battisti und Fabio Filzi, fand die Grundsteinlegung für das neue Denkmal statt, das nun aber nicht mehr den Märtyrern, sondern dem italienischen Sieg über Österreich gewidmet werden sollte. Das Denkmal wurde nicht direkt auf dem Fundament des Kaiserjägerdenkmals, sondern um etwa acht Meter verschoben errichtet. Die Grundsteinlegung nahm König Viktor Emanuel III. persönlich vor, und zwar mauerte er mit einer Kelle, die aus österreichischen Silbermünzen eingeschmolzen worden war, Steine von drei Bergen ein, die für die italienischen Nationalisten von symbolischer Bedeutung waren: Monte Corno (wo Battisti gefangen genommen worden war), Monte Grappa (den Italien erst 1918 unter größten Verlusten erobert hatte) und Monte San Michele, ein strategisch wichtiger Berg im italienisch-slowenischen Grenzgebiet. Der Mörtel war mit Wasser aus dem Piave angerührt worden. Bischof Celestino Endrici von Trient segnete den Gundstein, obwohl der Südtiroler Klerus Papst Pius XI. in einem Schreiben ersucht hatte, dem Denkmal keinen kirchlichen Segen erteilen zu lassen.

Erst nach Beginn der Bauarbeiten am Siegesdenkmal wurde das Kaiserjägerdenkmal am 9. Juni 1927 gesprengt und dem Erdboden gleichgemacht. Porphyr-Blöcke des Gefallenendenkmales wurden den italienischen Städten geschenkt, die für das faschistische Siegesdenkmal gespendet hatten. Vom Gefallenendenkmal konnten lediglich vier vom Bildhauer Franz Ehrenhöfer gestalteten Reliefs gerettet werden. Sie wurden nach Innsbruck gebracht und am Bergisel aufgestellt.

Die Einweihung des Siegesdenkmals fand 1928, zwei Jahre nach der Grundsteinlegung, wieder an einem 12. Juli statt. Dazu erschienen wiederum der König und Bischof Endrici von Trient. 23 Südtiroler Musikkapellen waren unter Androhung der Auflösung gezwungen worden, an der Feier teilzunehmen.

Am Vorabend der Einweihung des Siegesdenkmales in Bozen, am 11. Juli 1928, versammelten sich die dem Altkaiserjägerklub angehörenden Mitglieder des Zweiten Tiroler Kaiserjägerregimentes sowie Offiziere der anderen drei Regimenter vor dem Kaiserjägerehrengrab am Bergisel zu einer Gedenkfeier für die gefallenen Kameraden. Oberst Tschan, der letzte Kommandant des Regimentes, erinnerte an das zerstörte Kaiserjäger-Gefallenendenkmal in Bozen, das vernichtet und durch ein „Denkmal der Untreue und des Verrates“ ersetzt worden sei.