Il mito degli Alpini e il loro passato

Cultura del territorio - Landeskultur

Gli alpini sono stati fondati nel 1872 come truppe di montagna per la difesa dei confini alpini dell’Italia. La creazione di queste truppe alpine era già espressione del nazionalismo italiano, nato nel XIX secolo, che poneva un’attenzione sempre maggiore sul presunto confine naturale del paese lungo l’arco alpino. Già nel 1888 gli alpini, nati per difendere il confine alpino, furono invece inviati in Africa per conquistare delle colonie per l’Italia. Alla guerra contro la Turchia 1911/12, iniziata dall’Italia per annettersi le province turche della Tripolitania e della Cirenaica (Libia) nonché del Dodecaneso, parteciparono dieci battaglioni di Alpini. Reparti di Alpini erano anche coinvolti nella dura repressione del movimento per la liberazione della Libia, durata fino al 1933. La popolazione libica fu decimata nei campi di concentramento, con marce di morte nel deserto e con le armi chimiche usate anche contro i civili. Questa guerra crudele viene ricordata dal monumento all’Alpino di Merano e, al cimitero di Bressanone, dalla scritta sotto il busto del brissinese Heinrich Sader, morto in circostanze misteriose in Libia. „Caduto in terra d’Africa per la più grande Italia“, cioè per le mire espansionistiche italiane, recita questa scritta. Secondo la propaganda, ripetuta ancora oggi, l’Italia avrebbe portato cultura e civiltà, in realtà ha portato solo morte e distruzione. „I veri barbari siamo noi“, scrisse a suo tempo il giornale socialista „Avanti“.

Nella guerra d’aggressione contro l’Austria a partire dal 1915 gli Alpini sostennero gran parte dei combattimenti soprattutto sul fronte col nostro Tirolo. Dopo la guerra la propaganda fascista creò il mito dell’Alpino come soldato montanaro che avrebbe conquistato per l’Italia quella parte delle Alpi che sarebbe stata destinata all’Italia dalla natura o addirittura da Dio. Fino ad oggi quasi tutti i media italiani si attengono strettamente alla retorica fascista secondo la quale l’Alpino sarebbe un montanaro semplice, tenace, buono, coraggioso e patriottico. In questo spirito nazionalistico fu fondata nel 1919 l’Associazione Nazionale Alpini (ANA), associazione subito allineata al regime fascista dal quale non si è mai distanziata in modo inequivocabile.

Un ruolo molto importante gli Alpini hanno svolto nella guerra d’annientamento contro l’impero etiopico (1935-1936). Proprio per questa guerra fu costituita il 31 dicembre del 1935 la divisione alpina „Pusteria“, che infanga ancora oggi il buon nome della valle. In questa guerra l’Italia fece uso delle armi chimiche in quantità mai viste anche contro i civili. Le truppe italiane non fecero quasi mai prigionieri. Anche gli Alpini parteciparono alle uccisioni di massa della nobiltà etiope e dei religiosi cristiani. Soltanto nella città sacra di Debre Libanos furono uccisi circa 2000 tra preti e monaci. La Divisione Pusteria partecipò alle battaglie cruente di Tigrai, Amba Aradan, Amba Alagi e Tembien ed ai massacri di Mai Ceu e al lago Ashangi. I massacri continuarono anche dopo la fine ufficiale della guerra. Nell’aprile del 1937 la Divisione Pusteria ritornò in Italia e sfilò per le vie di Roma. Nel 1938 Mussolini ordinò di persona la costruzione di un monumento a Brunico per glorificare le „gesta eroiche“ della Divisione Pusteria. Davanti a questo monumento degli orrori gli Alpini depongono ancora oggi delle corone.

La Divisione Pusteria intervenne anche quando l’Italia il 10 giugno del 1940 dichiarò guerra alla Francia. Successivamente partecipò all’aggressione contro la Grecia, aggiungendosi alla „Julia“ presente in questa campagna sin dall’inizio. L’occupazione italiana della Grecia costò la vita a circa 100.000 Greci. La Divisione Pusteria fu trasferita nell’estate del 1941 in Montenegro ed in Croazia per la lotta contro i partigiani. Il comportamento degli Alpini in questi paesei balcanici non era meno crudele che in Etiopia. Interi paesi furono bruciati, persone sospette torturate ed uccise.

Un capitolo a parte merita la partecipazione degli Alpini alla guerra contro l’Unione Sovietica. L’Italia dichiarò la guerra all’Unione Sovietica il 23 giugno del 1941, un giorno dopo che la Germania nazista aveva attaccato questo paese. Mussolini inviò tre divisioni di fanteria, il cosiddetto Corpo di spedizione italiana in Russia (CSIR) al fronte orientale. Nel 1942 il numero delle divisioni aumentò a dieci, che formarono la nuova VIII Armata oppure „Armata italiana in Russia (ARMIR). Di queste dieci divisioni tre erano divisioni alpine, e cioè Cuneense, Julia e Tridentina. I comportamenti dei soldati italiani nei confronti della popolazione dei territori occupati non si differenziarono da quelli dei soldati nazisti. Secondo le direttive degli alti comandi ogni resistenza attiva o passiva della popolazione civile era da reprimere con metodi durissimi. Le cosiddette spie erano da giustiziare sul posto. Il generale Gabriele Nasci, comandante del corpo alpino, aveva dato l’ordine di rispondere con „rappresaglie di severità esemplare“ ad ogni atto ostile. Le truppe dovevano prendere ostaggi ed ucciderli nel caso fosse necessario. Diversi documenti provano come questo sia veramente successo. I commissari politici delle forze armate sovietiche, i „ribelli“ e gli „elementi indesiderati“ come ebrei e nomadi venivano consegnati il più presto possibile ai tedeschi, conoscendo ed approvando quello che era loro destinato. Ampiamente documentata è la completa distruzione dei paesi di Snamenka e di Gorjanowski nell’ Ucraina nonché l’uccisione di tutta la popolazione di questi paesi da parte delle truppe italiane. L’Unione Sovietica ha condannato per crimini di guerra diversi ufficiali italiani, caduti in prigionia, ed ha chiesto l’estradizione di diversi altri criminali di guerra all’Italia, estradizione negata dall’Italia. Perfino comandi militari tedeschi criticavano a volte il comportamento troppo crudele degli italiani, mentre il comandante dell’ARMIR, generale Giovanni Messe, scrisse subito dopo la guerra che il corpo di spedizione italiano si sarebbe distinto da tutti gli altri eserciti „per la sua cultura superiore, il suo senso di giustizia e la sua comprensione umana“. Nelle lettere dei soldati italiani, raccolte nel centro di censura a Mantova, si legge invece di soprusi e di uccisioni di civili. Dopo la guerra è uscita in Italia una ricca letteratura giustificativa che ha creato il nuovo mito dell’Alpino come vittima e non come colpevole in questa campagna di Russia. In realtà gli alpini erano vittime di un governo irresponsabile. Dei 57.000 Alpini che parteciparono all’aggressione contro l’Unione Sovietica, soltanto 11.000 ritornarono. Erano però non solo vittime, ma anche colpevoli . Il loro sacrificio è stato strumentalizzato dal fascismo, e questo viene fatto ancora oggi, per giustificare comportamenti non giustificabili e creare nuovi miti.

Uno di questi nuovi miti è quello di Nikolajewka. Secondo questa leggenda la Divisione Tridentina avrebbe sfondato il 26 gennaio 1943, dopo aspri ed eroici combattimenti, l’accerchiamento sovietico, aprendo la strada verso ovest a tanti soldati sia italiani che tedeschi. In realtà l’accerchiamento è stato rotto dal 24° corpo corrazzato tedesco. Più di questo falso storico-militare preoccupa però il fatto che gli alpini ricordano ancora oggi una presunta vittoria in una guerra criminale, identificandosi in questo modo ancora oggi con questa guerra.

Dopo la guerra il governo Degasperi, dopo l’amnistia decretata dal ministro alla giustizia Togliatti, ha fatto di tutto per impedire procedimenti contro militari italiani per crimini commessi in Libia, Etiopia, nei paesi balcanici o nella Unione Sovietica. Si cercava di creare l’impressione che le forze armate italiane, pur essendo stata l’Italia alleata della Germania nazista, si sarebbero sempre comportate in modo impeccabile. Nella logica della guerra fredda Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, per tenere l’Italia nel blocco occidentale, non avevano alcun interesse di perseguire crimini di guerra italiani commessi nei paesi comunisti. Questo perdono generale per i crimini del regime fascista è stato fondamentale per la memoria collettiva europea.

Dopo la guerra gli Alpini hanno sempre dato grande importanza alla continuità della loro tradizione e non hanno mai preso le distanze dal loro passato. La deposizione di fiori e corone ai monumenti di Merano e Brunico dimostra che gli Alpini non si vergognano per niente dei crimini commessi in Libia ed in Etiopia.

In Sudtirolo gli Alpini si comportarono sempre da forze occupatrici. A Bressanone riuscirono nel 1958 a far sospendere il sindaco Valerius Dejaco per sei mesi, perché si era rifiutato di partecipare il 4 novembre alla festa degli Alpini per la „vittoria“ contro la popolazione che il sindaco stesso rappresentava. Oggi tutto questo non si vuole ricordare. Si cerca invece di costruire nuove leggende come quella che il greto del Talvera a Bolzano sarebbe stato sistemato dagli Alpini, leggenda sfatata ampiamente dall’ex-direttore dei bacini montani.

 

Letteratura (piccola scelta)

A riguardo dei crimini di guerra italiani in Libia ed Etiopia:

- Angelo Del Boca, Gli italiani in Libia, 2 volumi, Roma, Bari, 1986-88

- Nicola Labanca (ed.), Un nodo. Immagini e documenti sulla repressione coloniale in Libia. Bari 2002

- Asfa Wossen Asserate, Aram Mattioli (Hg.), Der erste faschistische Vernichtungskrieg. Die italienische Aggression gegen Äthiopien 1935-1941. Köln 2006

- Aram Mattioli, Experimentierfeld der Gewalt. Der Abessinienkrieg und seine internationale Bedeutung. Zürich 2005

- Gerald Steinacher (Hg.), Zwischen Duce und Negus. Südtirol und der Abessinienkrieg 1935-41. Bozen 2006

A riguardo dei crimini di guerra italiani nell’Unione Sovietica:

- Thomas Schlemmer (Hg.), Die Italiener an der Ostfront 1942/43. Dokumente zu Mussolinis Krieg gegen die Sowjetunion, München 2005.

A riguardo della cultura della memoria italiana:

- David Bidussa, Il mito del bravo italiano, Milano 1994

 

101 risposte a “Il mito degli Alpini e il loro passato”

  1. Nicola scrive:

    Lorenzo Del Boca ha scritto anche un interessante libro dal titolo: Grande guerra, piccoli generali.
    Una cronaca feroce della prima guerra mondiale.
    UTET 2007.
    Questo libro non parla esplicitamente delle truppe alpine italiane, ma della guerra degli italiani o meglio, dei comandanti italiani nella grande guerra.
    Oltre il mito degli Alpini, in Italia, si è visto sempre mitizzare anche l’esercito comune,ma la retoria rimane sempre la stessa.
    Queste sono le parole di Del Boca nell’ultima di copertina:
    La sconfitta di Caporetto fu un disastro che grida vendetta.Poteva essere evitato e, di fatto, si realizzò solo per il concorso determinante della dabbenaggine dei generali dello Stato Maggiore. Ignoranti con i gradi sulla giubba sacrificarono decine di migliaia di uomini e poi li marchiarono con l’accusa di essere stati dei vigliacchi.
    In Italia mi sembra che stia andando sempre così!
    Servus

  2. lore scrive:

    complimenti ad elena per l’articolo. hai perfettamente ragione sul fatto che gli alpini onorano gli orrori del passato. basta vedere cosa fanno ogni volta che pensano di onorare i caduti; suonano la leggenda del piave… eppure sono tirolesi come noi. possibile che non sappiano che il piave è stato scritto come inno contro i nostri nonni in divisa au?sembra che siano atrofizzati nelle loro “commemorazioni” e non si accorgano della storia che stanno dissacrando.
    una cosa però non condivido. dire che erano anche colpevoli. erano ragazzi di vent’anni travolti da un destino crudele che li ha portati sui vari fronti.
    questo vorrei sentire alle varie feste alpine, alle commemorazioni e alle varie serate di approfondimento storico. chi ha fatto la guerra merita sicuramente rispetto ;se la guerra la ha dovuta fare…..

  3. Elena scrive:

    @Iore
    E’ vero che erano ragazzi di 20 anni (esattamente come i soldati nazisti), ma anche quelli che hanno avuto la fortuna di ritornare non solo non si sono mai distaccati da quanto accaduto, ma anzi ne hanno fatto un mito a tutt’oggi estremamente diffuso: e, come si è visto a Bolzano, non si fanno alcuno scrupolo di sfilare con la bandiera di guerra e le divise delle guerre di aggressione in Nordafrica.
    E io, in questo comportamento, vedo una colpa.

  4. Massimiliano scrive:

    io non rispondo a questo articolo perchè si nota in chi l’ha scritto delle enormi lacune sia militari che storiche.
    Se l’autrice, sempre per non innescare polemiche inutili, mi invia la sua email le invierò gli errori.

    Sollevare questo tabù storico va bene (molto bene) ma non si deve eccedere in sentimentalismi faziosi. e soprattutto non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Ci furono anche nobilissimi alpini che combatterono senza diventare dei criminali.

    Penso che l’autore o autrice questa volta l’abbia fatta fuori dal vaso.

    P.S.: dico ai responsabili di questo sito che l’articolo così come è non rispecchia i fini di questo blog.

  5. Elena scrive:

    @Massimiliano
    Puoi tranquillamente scrivere dei miei errori e delle mie lacune storiche…ogni lettore ha il diritto di conoscere la “Verità”….

  6. Massimiliano scrive:

    è per questo motivo che Le scrivo direttamente. Se vuole mi invii il suo indirizzo.
    Grazie.

  7. Mauro scrive:

    Non ho sufficienti conoscenze in merito per confermare o correggere i riferimenti storici inseriti nell’articolo, ma personalmente mi trovo in disaccordo sul taglio dato all’articolo stesso. Far passare in toto gli Alpini come una unità dedita al genocidio ad ai massacri indiscriminati mi pare fondamentalmente non corretto. Sicuramente nei teatri delle operazioni citate parteciparono anche altri reparti dell’Esercito Italiano (Artiglieria ed Aviazione tanto per nominare chi fisicamente aveva ed ha avuto la possibilità di lanciare ordigni a gas) che meriterebbero altrettanto livore.

    Che nelle guerre coloniali si siano raggiunti livelli di abbrutimento estremi ne concordo ed è stato ormai storicamente dimostrato, ma ripeto costruire un”caso Alpini” mi sembra quantomeno tirato per i capelli.

    Giusto per informazione e non per buttare tutto nel mucchio tipo “lo facevano anche gli altri” vi do un collegamento ad un interessante recensione di un libro estremamente discusso ma che pare abbia centrato un tema vero, anche se l’autore fa qualche volo pindarico.

    http://www.nonsolobush.it/page4.php

    ed a una vecchio articolo su LIFE.

    http://studyofenglish.wordpress.com/2007/09/06/arizona-war-worker-writes-her-navy-boyfriend-a-thank-you-note-for-the-jap-skull-he-sent-her/

  8. Elena scrive:

    @Massimiliano
    Lanciare il sasso e nascondere la mano non mi sembra ideale: io sono stata pubblicamente accusata di avere “enormi lacune sia militari che storiche”, di avere “sentimentalismi faziosi” e di “averla fatta fuori dal vaso”: quindi posso essere pubblicamente offesa ma non posso rispondere alle Sue accuse pubblicamente? Un modo di pensare quantomeno…interessante.
    Io sono disposta a rispondere all’inquisizione, ma apertamente: si metta in gioco anche Lei con le Sue conoscenze.

  9. Elena scrive:

    @Mauro
    A questo punto non si può più condannare nessuno: anche tra i soldati tedeschi ci saranno stati quelli non dediti al genocidio…ma in ogni ricorrenza il ricordo del loro “operato” è i necessariamente globale….e forse anche tra gli stalinisti c’erano brave persone..etc. etc….
    Io ho posto anche l’accento sul fatto che gli Alpini (attuali) non si sono mai distanziati dal loro per nulla edificante passato: puoi provarmi che sbaglio? Mi farebbe piacere, ma dal loro comportamento non ne ho notizia….

  10. Marco Grossmann scrive:

    @Massimiliano,
    Tra i fini di questo blog, c’è anche quello di divulgare informazioni storiche supportate da riferimenti e circostanze provate, con la possibilità di una libera discussione purchè costruttiva. L’autrice ha dato dettaglio delle fonti informative.
    Nel caso di errori o omissioni, ogni nota correttiva è bene accetta a vantaggio di tutti i lettori. Ritengo sia un peccato che ciò avvenga in forma riservata.
    Credo inoltre che fatto salvo i casi specificati, il malinteso sia nell’accomunare ogni combattente che dovette forzatamente prendere parte al conflitto mondiale, indossando l’uniforme italiana, con la retorica di regime, i falsi miti, i falsi storici che i vari governi hanno sostenuto.
    Note dell’autrice: “In realtà gli alpini erano vittime di un governo irresponsabile” ed ancora “Il loro sacrificio è stato strumentalizzato dal fascismo, e questo viene fatto ancora oggi”.
    Mi sembra chiaro, quanto l’affermazione che oggi esiste sempre la possibilità di prendere le distanze da determinati eventi contestati, ma recenti dichiarazioni e fatti accaduti a Bolzano dimostrano il contrario.
    Mio padre prese parte a combattimenti nelle aree citate, ma non lo ritengo certo un criminale, dovette semplicemente farlo, prese però sempre le distanze da determinati eventi.
    @ Mauro
    Per Alpini, personalmente non ritengo si intenda i “poveri cristi” in prima linea a scavare buche o a condurre un testardissimo mulo, ma il Corpo degli Alpini ed in dettaglio divisioni citate dall’autrice, e l’ANA per quanto ostentano e per l’arroganza nazionalistica che impongono.
    Altre note ed un pacato e costruttivo confronto, li lascio a chi può produrre dettagli storici che vanno oltre alla mia conoscenza.

  11. fabrizio scrive:

    Brava Elena condivido pienamente il tuo articolo hanno sempre scritto la storia a loro modo scaricando sempre colpe sugli altri . italiani brava gente.

  12. Stella Alpina scrive:

    Io credo che gli alpini non abbiano mai preso le distanze da quello che è stato fatto perché loro stessi non ne hanno coscienza. Non parlo naturalmente dei “piani alti”, ma della gente comune che oggi partecipa alle feste e alle commemorazioni, che diventano momenti per ricordare la gioventù e gli amici conosciuti durante il servizio militare. Un’occasione per fare baldoria e alzare un po’il gomito in allegria, magari nella cornice di un bel paesaggio montano. Non dimentichiamo poi l’impegno civile e la solidarietà dimostrata negli ultimi decenni: sarebbe scorretto tacere questo aspetto.
    Non sto dicendo questo perché mi ritengo una fan degli alpini, ma perché penso sia giusto dare un giudizio equilibrato: mio nonno era un alpino ed è stato mandato in Albania, suo padre fu Kaiserjaeger in Galizia. Come la stragrande maggioranza dei trentini dell’epoca, la loro fedeltà andava all’Austria e al Tirolo.
    Vi assicuro che entrambe le generazioni avevano la percezione di aver preso parte ad una guerra sanguinosa, ma pochi si ponevano il problema di definire “giusta” o “sbagliata” una guerra, pur avendo un’identità nazionale chiara che sicuramente non era italiana. Avevano la consapevolezza di essere poveri contadini mandati al macello per motivi che non erano fatti per essere compresi dal popolo. Non penso che mio nonno si sia mai sentito in colpa per aver contribuito all’invasione dell’Albania: lui eseguiva solo degli ordini, esattamente come aveva fatto suo padre pochi decenni prima sotto ad un’altra bandiera.
    L’altro mio nonno era di quelle classi che hanno fatto i 18 anni durante l’occupazione nazista del Trentino, per cui è stato arruolato nell’esercito tedesco e ha combattuto nella contraerea ad Innsbruck: anche lui non si è mai reso pienamente conto di aver fatto parte delle fila di Hitler e nemmeno ha mai cercato di definire “giusti” o “sbagliati” gli ordini che ha eseguito.
    Il vero errore che fanno gli alpini oggi è quello di cercare la propria identità all’interno di un corpo militare che oltretutto sta perdendo sempre più la propria peculiarità di essere composto da abitanti delle Alpi, gente di montagna che comunque ha innegabilmente determinati valori di serietà e solidarietà. Gli alpini come fenomeno popolare sono destinati ad estinguersi: al giorno d’oggi pochissimi giovani fanno il servizio militare e chi ha voglia di fare del volontariato entra nei vigili del fuoco, nella protezione civile, nella SAT o nei gruppi tipo “amici della montagna”. A occhio e croce credo che in Trentino i giovani Schuetzen, per quanto ancora fenomeno di nicchia, siano già più numerosi dei giovani alpini. Io personalmente ho 22 anni e non conosco nessun alpino della mia generazione. Al contrario so per certo che sempre più giovani si avvicinano ai gruppi che rispecchiano la nostra vera identità. La mia speranza è che, nel giro di qualche decennio, i valori positivi che la nostra gente ha riversato nel corpo degli alpini (non avendo di fatto altre alternative), vengano “travasati” in associazioni di volontariato più congrue alla nostra storia e alla nostra identità.
    Detto questo, il mio giudizio per questo articolo rimane positivo: ci sono fin troppi interventi che lodano gli alpini glissando sui loro lati più oscuri. Non mi sembra una tragedia se una volta tanto viene fatto il contrario.

  13. Tiroles scrive:

    Concordo con stella alpina, nessuno della base degli alpini conosce quanto sopra riportato. L’adunata degli alpini e’ per molti solo un’occasione per far festa e ritrovare qualche amico della naia. La situazione che si e’ creata alla fine della seconda guerra mondiale e’ stata propizia per i furboni italiani, hanno scaricato tutto sui tedeschi e, visto il problema maggiore che avevano gli Alleati con l’Unione Sovietica, sono riusciti ad uscirne ” puliti “. Ricordatevi che nessun fascista, a parte i 4 amici che aveva a fianco Mussolini, e’ stato condannato. Ci vorrebbe diffondere piu’ conoscenze sul tema e l’articolo, forse in maniera un po’ troppo diretta, va in quella direzione.

  14. Marco scrive:

    La saggezza dei 22 anni…
    concordo sui contenuti, proprio per questo l’informazione non è mai sufficiente, chi si presta ingenuamente ai “giochi” di chi manovra i fili, deve poter essere informato, poi decida come vuole. Il “Mito” e quanto rappresenta è giusto che venga messo in discussione, ognuno di noi deve essere un “informato responsabile” delle proprie scelte e non un “utile ignorante”.

  15. Elena scrive:

    Striscione di apertura all’adunata di Bolzano “NON DIVIDIAMO QUELLO CHE I NOSTRI PADRI HANNO UNITO”
    Solo a titolo di cronaca, senza pretendere che valga per tutti, ovviamente: i miei, di padri, non hanno voluto unire un accidente…e fermiamoci qui per decoro del blog: mio nonno ancora piangeva, quando mi raccontava che la sua terra era diventata Italia…
    Si parla (e si può leggere senza problemi in internet) della richiesta di Trento come sede del raduno del 2018…le terre irredente ” ritornate” all’Italia etc. etc…
    Io in questi atteggiamenti vedo chiaramente una matrice ideologica: o secondo voi gli alpini vogliono Trento nel 2018 solo per bere e divertirsi??
    Non ho nessun problema, lo facciano in Italia, non in una terra che ha avuto più di 11000 morti “Für Gott, Kaiser und Vaterland”: io personalmente vedo in queste scelte ben poco rispetto per chi combatteva sull’altro fronte…

  16. Stella Alpina scrive:

    Non so se io vivo su un altro pianeta, ma gli alpini del mio paese non sono poi così nazionalisti: mettono le bandiere italiane durante le commemorazioni più per abitudine che per altro, o peggio per una sorta di “pudore” che ancora molti provano nell’opporsi alla retorica nazionalista. Gli alpini non sono certamente tutti degli scaldati che non vedono l’ora di riempire Trento di tricolori per sottolinearne l’italianità: si tratta per la maggior parte di brava gente, semplice, seria e lavoratrice come lo sono i popoli dell’arco alpino. Almeno questa è la mia esperienza. Il difetto che hanno è quello di non conoscere affatto la storia locale e di fare una gran confusione tra i valori veri tramandati dai nostri padri e quelli idealizzati e infarciti di nazionalismo che caratterizzano il corpo degli Alpini. Molti alpini trentini hanno di fatto solo questa differenza rispetto agli Schuetzen: il problema è che non lo sanno.
    Comunque anch’io sono assolutamente contraria all’adunata a Trento del 2018: credo soltanto che sia più corretto additare solo “l’elite” di quest’associazione (o comunque i singoli casi ) e non tutte le oltre 20.000 persone che in Trentino ne fanno parte. Credete sul serio che la nostra terra sarebbe davvero in grado di produrre simili numeri a favore del cieco nazionalismo italiano? Io onestamente no. :-)

  17. Massimiliano scrive:

    Alla fine l’articolo sulla storia degli Apini è divenuto pretesto per criticare l’ANA.
    Qui si fa storia o polemica?

    Grazie.
    P.S: attendo l’email.

  18. Elena scrive:

    @Massimiliano
    Quindi alpini ed ANA sono intoccabili…buono a sapersi…un omaggio alla libertà di opinione
    P.S. Non riceverà alcuna e-mail: scriva in pubblico quello che mi contesta. Che problemi ha? Questa pagina ha anche lo scopo di scambiarsi opinioni e conoscenze: se iniziamo a risponderci privatamente cade lo scopo di un blog pubblico…

  19. Renzo scrive:

    Non credo che l’articolo sia un pretesto per attaccare l’Ana, quanto uno stimolo a prender coscienza delle nefandezze compiute dal corpo degli Alpini negli anni. L’Ana di oggi avrebbe dovuto e dovrebbe prendere le distanze dai fatti del passato, cosa che in modo inequivocabile non ha mai fatto. Si racconta ancora dei poveri alpini mandati in Russia controvoglia e dei soldati della Wehrmacht criminali ed assassini. E soprattutto si ricordano, ancora oggi, imprese belliche eroiche in guerre di aggressione. Basterebbe piu’ equilibrio e capire che i tempi sono cambiati.
    Il blog non e’ soltanto storia, ma e’ soprattutto un luogo dove discutere su come migliorare la Nostra Terra partendo anche dalla storia, ma con un traguardo ben definito: il futuro.

  20. Massimiliano scrive:

    A me venite a dire che l’ANA e gli Alpini sono intoccabili?
    Non sapete proprio chi parlate.
    Passo e chiudo.

    P.S.: per Renzo…. appunto il futuro. Dunque non facciamo il loro sporco gioco di denigrare tutto e tutti. Facciamo vedere quello che di bello era ed è il Welschtirol.

  21. Marco scrive:

    Scusa Massimiliano, ma se ANA e Alpini sono criticabili, dov’è allora il problema?
    Non mi sembra che si stia denigrando tutto e tutti, fatti e circostanze sono stati sempre specificati.
    Esiste una bella differenza tra critica e denigrazione, fino ad ora ho solo visto critiche circostanziate e commentate.
    Se, come sembra hai altro da aggiungere al tema, sei nel posto giusto, è per questo che esistono blog di questo genere.

  22. Mauro scrive:

    Elena ha sicuramente toccato un tema assai spinoso, quindi mi permetto un intervento un pochino lungo.
    Dal suo articolo ho tratto fondamentalmente tre temi.
    1. Gli Alpini hanno partecipato a numerosi conflitti in cui si sono avverati fatti orribili.
    2. Di tutto ciò non se ne parla, ma si ricordano solo le parti che la storiografia ufficiale ama ricordare ed esaltare.
    3. I vertici dell’associazione d’arma non hanno mai preso le distanze dai fatti orribili ed in ogni occasione fanno sfoggio di nazionalismo.

    Nelle nostre frequentazioni quotidiane, a per lo meno nelle mie personali, abbiamo il contatto con l’Alpino pacioso che partecipa alle feste comandate, mesce vino alla festa di paese o si rimbocca le maniche e fa la sua parte ad esempio nei NU.VOL.A. Questo è quello che conosciamo e magari abbiamo pure qualche parente che ne fa parte.
    Quindi accostare questa immagine alle foto di impiccagioni o ai racconti di stragi di monaci o di popolazioni inermi fa certo partire una reazione di pancia.
    Però….un però ci vuole. A mia conoscenza vi è stato un solo precedente storico di presa di distanza da fatti cruenti ed orribili ed è riconducibile alla Germania. Il contesto e l’organizzazione metodica di quanto da loro fatto non è oggettivamente accomunabile alle storie raccontata nell’articolo.
    Aspettarsi che una associazione d’arma e di ex-combattenti faccia un mea culpa sui 3 punti che mi sono permesso di estrapolare lo ritengo estremamente improbabile perché andrebbe contro il loro stesso DNA, sarebbe come se i Carabinieri chiedessero scusa per i morti fatti durante la guerra ai briganti del mezzogiorno.
    Non è mia intenzione fare una apologia degli Alpini e neanche buttare tutto in ….alle ortiche come ripeto, del tipo l’hanno fatto tutti, ma le generalizzazioni non portano buoni frutti.

    Concludo concordando completamente riguardo il commento fatto allo striscione.

  23. Gift scrive:

    La verità fa male e ammetterla ancor di più. Chi si trova in difetto e non vuole ammetterlo, trova più facile a volte attaccare e offendere. Bisognerebbe invece essere onesti e ammettere gli errori del passato. Ciò contribuirebbe a rendere forse in parte giustificabile quell’onore, altrimenti vano. Nessun onore può venire da quelle sciagurate operazioni militari, tra l’altro in gran parte contro i civili. Non credi Massimiliano?

  24. Stefano scrive:

    In Italia l’autocritica e la verità sono tabù: tutti gli organi pubblici sono perfetti, i loro componenti si cibano solo di farina per far ostie, gli Alpini sono andati in Africa per alfabetizzare le popolazioni locali ed i Carabinieri sparavano solamente ai briganti regalando caramelle ai bambini buoni.
    Sbagliare è umano ma mentire sul passato è diabolico.
    Purtroppo in Italia il potere di oggi su basa sulle menzogne costruite attorno al sua storia recente.

  25. Sandi Stark scrive:

    Si è scordata la guerra di Crimea: “Anche se il Corpo degli alpini nasce più tardi, con Regio Decreto n. 1056 del 15 ottobre 1872, per opera del capitano di Stato Maggiore Giuseppe Domenico Perucchetti, gli alpini valdostani usano ancora adesso,come slogan, il motto evidenziato in grassetto di una canzone nata durante la guerra di Crimea.”

    http://www.storiavda.it/Decanale/5.pdf

    Si può quindi affermare che gli alpini non hanno mai combattuto una guerra difensiva nella loro storia ma hanno effettuato solo invasioni di terre altrui, come tutte le altre forze armate italiane.

    Detto questo, affermare che gli alpini avrebbero commesso crimini di guerra in Yugoslavia, è una leggera forzatura. Alcuni episodi sono noti, come ad esempio quello degli alpini dei battaglioni Ivrea e Aosta, «che rastrellarono undici villaggi in Montenegro e fucilarono venti contadini».

    Ma non più e non meno degli altri corpi italiani, a meno che non emerga una statistica comparativa.

    Non solo gli alpini, ma tutte le forze armate italiane, non hanno mai preso le distanze dal loro passato colonialista e criminale. E combattono ancora all’estero.

    La differenza tra gli alpini e gli altri corpi è che i primi hanno “penetrato” la società civile con le loro associazioni di reduci e che sono un veicolo del nazionalismo italiano e del suo militarismo. Sono veicolo di “italianità” nelle terre alpine “irredente”, come le “frecce tricolori” lo sono sulle spiaggie adriatiche.

    Ma non sono gli unici, anche la “Brigata Sassari” fa le sue commemorazioni ma nella storiografia statale non si dice che nel settembre del 1920 sedò a cannonate una rivolta cittadina nel quartiere operaio di San Giacomo, a Trieste.

    Occupavano la città dal 1918 ed erano state scelte perchè non potevano comunicare con la popolazione per via della lingua. Ed il tutto era illegale, almeno fino al trattato di pace applicato nel febbraio del 1921.

    A proposito, ciò vale anche per il Tirolo: fino all’applicazione del trattato di pace non avrebbero potuto cambiare una virgola dei vostri territori, secondo la Convenzione dell’Aia del 1907.

    Avrebbero dovuto tenere in vigore le leggi austriache, non avrebbero potuto internare i civili, epurare, perseguitare, arrestare, espellere gli “austriacanti” o i nostri nonni reduci KuK, cambiare i nomi delle strade e dei paesi, chiudere scuole, innalzare monumenti, eccetera. Non avrebbero potuto espropiare un fico secco, nazionalizzare le banche, mettere dei loro personaggi come amministratori delle nostre società commerciali, navali ed industriali. Avrebbero dovuto solo comportarsi come dei diligenti “custodi”.

    http://www.admin.ch/ch/i/rs/i5/0.515.112.it.pdf

    Altri corpi militari italiani non sfilano in centomila nelle città occupate delle “terre irredente” e non ottengono le dirette televisive . Ma da un punto di vista storico e morale, non vedo grandi differenze tra gli alpini e gli altri.

    Tanto più che sono proprio i reduci stessi, ad essere vittime inconsapevoli del nazionalismo italiano. Sono convinti di rappresentare degli alti valori e di essere “buoni”.

    Per i miei valori invece, i “buoni” sono coloro che se ne stanno a casa loro e non modificano le identità delle genti e dei territori conquistati.

  26. tito speri scrive:

    i buoni sono coloro che se ne stanno a casa. giusto. come i gebirsjager arruolati in trentino -alto adige nella II GM e che hanno scorrazzato per l’europa non certo in una guerra difensiva. E non mi risulta che nel 45 calarono imponenti reparti di gebirsjager dalle montagne per liberare trento e bolzano dai nazisti..fratelli comunque in quanto tedeschi?? spero proprio di no..
    Nel lombardo veneto abbiamo sentito quanto sia stato delicato il tallone austroungarico dopo il 1815. Mi sembra che l’attuale struttura politica del trentino alto adige sia decisamente il meglio che si possa avere in europa oggigiorno..
    saluti a tutti

  27. Marco Grossmann scrive:

    I cosiddetti “buoni” non sono necessariamente quelli che rimangono a casa, ma indiscutibilmente non lo sono nemmeno coloro che sottomettono e sterminano altri popoli per mera sete di conquista e sfruttamento, calpestandone la dignità e possibilmente annullandone la cultura
    Per quanto riguarda i “Gebirgsjäger” citati, non si trattava certo di mercenari con potere di decisione sulle attività militari ad essi associate, ma di combattenti arruolati in un esercito regolare di una nazione sovrana.
    Molti della nostra terra andarono volontari con l’esercito tedesco solo per un motivo, evitare di dover combattere nella seconda guerra mondiale a fianco del popolo invasore, sperando che nel contempo i confini storici si ristabilissero.
    Cosa poi in nazismo da un lato ed il fascismo dall’altro combinarono, è per tutti evidente.
    La differenza però rimane nell’ammetterne le nefandezze, in quanto gli italiani non ci sono ancora riusciti.
    Per quanto riguarda il poter liberare Trento e Bolzano militarmente, a meno che non si viva su un altro pianeta, qualsiasi risposta risulterebbe sprecata, consiglio di rileggersi la storia della Grande Guerra, magari evitando testi fascisti.
    Un’ultima considerazione, se nella nostra regione qualche cosa ancora funziona meglio che altrove, possiamo dire “malgrado” l’Italia e non certo “grazie” all’Italia.
    Auguri.

  28. Lucia scrive:

    Buongiorno, sto conducendo per motivi di studio delle ricerche sui crimini “di guerra” ma compiuti in tempo di pace dall’esercito italiano. Ovviamente il materiale in rete è pochissimo per non dire inesistente: a dire il vero questo è l’unico articolo argomentato che sono riuscita a trovare finora. Ha altro materiale oltre alla bibliografia indicata? Se ritiene, può rispondermi anche privatamente. Grazie

  29. Gift scrive:

    Tanti auguri, visto che hanno provveduto a occultare o a far passare in sordina anche quelli, innumerevoli, fatti in tempo di guerra! Vedi i bombardamenti ordinati dai generali Graziani e Badoglio su ospedali della Croce Rossa e quelli all’iprite e fosgene nel 1935 (gas vietati dalla convenzione di Ginevra del 1925, il cui impiego fu autorizzato da Mussolini in persona) in Abissinia. E poi altri crimini in Libia, Albania, Montenegro, Grecia, Jugoslavia. Tra l’altro, nessuno è mai stato poi condannato per questi crimini di guerra.

  30. italiano scrive:

    Chiunque abbia studiato la storia, dovrebbe sapere che ogni esercito (compreso quello austro-ungarico) ha compiuto atti nefasti in tempo di guerra (o forse pensate che il Kaiser abbia convinto le popolazioni europee e balcaniche a sottomettersi liberamente?).
    Gli alpini non ricordano le battaglie in quanto atti di guerra ma onorano i caduti che in quelle occasioni hanno perso la vita (non accade questo anche in altri Paesi?), prima fra tutte quella di Nikolajewka che non è un falso mito ma è realtà storica (documentatevi, così evitate brutte figure), grazie alla quale anche l’esercito tedesco (ivi compresi gli austriaci) hanno potuto rompere l’accerchiamento e uscire così dalla sacca.
    L’Alto Adige è una bellissima terra ma è diventata ricca grazie agli accordi con lo Stato italiano (di cui è parte), e forse vale la pena di ricordare che anche recentemente il governo austriaco ha dichiarato di NON essere interessato alla “Questione Altoatesina”……..

  31. Hartmuth Staffler scrive:

    @ italiano
    Nella battaglia di Nikolajewka i resti del 34. Corpo corazzato tedesco con i loro tre semoventi ancora funzionanti hanno rotto l’accerchiamento effettuato da partigiani e reparti leggeri dell esercito sovietico, aprendo così la strada a migliaia di soldati italiani e tedeschi in gran parte sbandati e senza armi. È giusto ricordare i soldati italiani caduti in terra sovietica. Non era colpa di questi poveretti che dovevano partecipare ad una guerra di aggressione accompagnata da orribili crimini di guerra anche da parte di soldati italiani (naturalmente non da tutti). Non è però giusto vantarsi di questa guerra e di una vittoria (di Nikolajewka) che non c’è mai stata.
    Vorrei ricordare inoltre che il Sudtirolo è ricco non grazie agli accordi con lo Stato italiano, ma grazie alla sua popolazione che lavora e paga le tasse che in parte rimangono in provincia. Non ho mai sentito che il governo austriaco “recentemente” abbia dichiarato di non interessarsi alla questione sudtirolese. Anzi, il nuovo ministro degli esteri ha, appena nominato, subito dichiarato che contiuerà ad esercitare il ruolo dell’Austria come garante dell’autonomia derivante da un accordo internazionale.

  32. Jager scrive:

    O Talian! No podeves embrocar nom pù giust. he he he…Peca che avesti demò canà posto per sbarar monade

  33. Stefano scrive:

    @ italiano
    Replico in massima sintesi alle sue affermazioni: gli Alpini in entrambi i conflitti mondiali attaccarono per primi popolazioni che con l’Italia non avevano nulla a che spartire. Per quanto riguarda la ricchezza del Sud Tirolo, questa dipende unicamente dal mantenimento in loco delle proprie risorse.
    Questi i fatti, ai lettori le conclusioni.

  34. Gift scrive:

    Gli italiani sono sempre bravi nel ricordare la storia scritta su misura per loro dalla pompa fascista, se la cantano e se la suonano a ogni occasione. Peccato però che faccia a pugni con la realtà e verità storica.

  35. italiano scrive:

    Hartmuth leggiti i libri di storia militare (anche non italiani), e guarda bene chi ruppe l’accerchiamento; affermare che a Nikolajewka non ci fu vittoria è quanto di più ridicolo e antistorico si possa affermare e poi tieniti aggiornato sulla politica attuale leggendo i giornali….
    Stefano mai negato che i militari italiani vennero inviati a occupare territori stranieri, ma chi occupò a suo tempo Lombardia e Veneto? O forse gli austriaci chiesero il permesso per farlo?
    A proposito oggi al concerto di Capodanno a Vienna, hanno suonato come tutti gli anni la Marcia di Radetzky, scritta per celebrare a suo tempo il massacro dei patrioti italiani a Milano…..(città che non mi risulta essere mai stata in Austria)
    Gift la verità storica non la scriviamo nè io nè te, ma i fatti e dare dei fascisti a tutti gli italiani equivale a dare dei nazisti a tedeschi e austriaci, così facendo sei tu l’antistorico.
    Jager te sè propi un maia pom de tera

  36. italiano scrive:

    Ma come mai nessuno dei presenti ha risposto alla mia domanda su come si sviluppò l’impero Austro-Ungarico?
    Avete paura di ammettere che avvenne attraverso guerre, occupazione di territori stranieri e conseguenti massacri di popolazioni ribelli e che Maria Teresa d’Austria e Francesco Giuseppe non lo crearono grazie a un referendum popolare????
    O forse qualcuno negherà che sia mai esistito un Impero Austro-Ungarico?

    Un’altra domanda: chi provocò la I^ Guerra Mondiale? Gli alpini? O forse l’Imperatore austriaco?
    Per favore non ditemi che fu una conseguenza dell’attentato di Sarajevo (dove Gavrilo Princip uccise l’Arciduca d’Austria) perché a sua volta l’attentato fu una conseguenza della volontà austriaca di annettersi la Serbia, ma forse tutto questo è antistoria.
    Se il grande Imperatore d’Austria non avesse voluto far valere la propria forza nei confronti del piccolo stato serbo, la guerra non sarebbe scoppiata e la questione altoatesina non sarebbe esistita; perciò “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”.

  37. vlad scrive:

    Mi fate tenerezza cari “meridionali” dell’Austria. Perchè non parliamo dei vostri terroristi che si sono macchiati di sangue! Perchè non parliamo dei soldi che l’Italia vi lascia, se eravate ancora con l’Austria sareste l’ultima ruota del carro! Perchè non parliamo di quanti soldi vi portano i turisti del resto d’Italia, visto chè è risaputo che il turista tedesco e austriaco spende poco e se possono rubano bastoncini e sci! Perchè non parliamo dell’Esercito d’occupazione che vi lasciava tenti di quei soldi ogni anno! W l’Italia e W il Re e W il Friuli

  38. Giorgio scrive:

    INTANTO NON SIETE SUD-TIROLO…..MA SIETE ITALIANI CHE ABITANO IN TRENTINO -ALTO ADIGE…QUINDI STATE PARLANDO ORA DI SOLDATI ITALIANI…..VOSTRI CONNAZIONALI…SICURAMENTE SONO SUCCESSE COSE BRUTTE …PERO’ VI ASSICURO CHE COSE COME QUELLE CHE HANNO COMMESSO I VOSTRI AMICHETTI TEDESCHI IN GIRO PER IL MONDO….E CONFRONTARLE CON QUELLE CHE HANNO FATTO GLI ALPINI….SE PURE DA CONDANNARE…NON SONO NEANCHE DEGNE DI ESSERE PUBBLICATE…..RICORDATE CHE L’ITALIA CON LA SUA COSTITUZIONE HA CONDANNATO IL FASCISMO…..QUESTO ARTICOLO E’ UNA PISCIATA FUORI DEL VASO COME SI DICE E PURO NAZIONALISMO….E’ COME BERE BENZINA E PISCIARE SUL FUOCO…..

  39. Trentinoelimitrofo scrive:

    Meglio Austriaci o Italiani?Eh però magari sotto i Reti si stava meglio!O con i Romani?Secondo me c’è chi vorrebbe avere il principe vescovo…beh del resto a pochi km da qui si invoca alla Serenissima Repubblica…
    Penso che la gente del Trentino AltoAdige Sud Tirol o chiamatelocomevipare dovrebbe cominciare a guardare in avanti o almeno intorno a sè.Ricordare le tradizioni del passato e le varie vicissitudini va bene ma il tempo e la popolazione stanno cambiando.Guardate nelle scuole. Ci sono un sacco di bambini che a casa parlano arabo o cinese o altre lingue ma che in strada parlano in dialetto meglio di chi “porta le braghe de coram”.Cosa volete che gli freghi se si stava meglio da una parte o dall’altra?
    Riguardo gli alpini:se sei in guerra prima o poi spari.Mio nonno era nella Pusteria e a quanto ne so han bruciato villaggi.Hanno anche trovato alcuni loro commilitoni sgozzati e nudi.Non esistono guerre politically correct.
    Ah:ho fatto la naja a Bolzano.Mai avuto problemi con la popolazione a parte un paio di pirletti che ti urlavano qualcosa in tedesco dal finestrino a scappavano a tutta velocità.
    Beh una cosa un pò seccante c’era:tutti gli altoatesini facevano la naja nelle caserme della provincia di Bolzano o al massimo a Trento (la legge dei 100km da casa era applicata solo a Bolzano) mentre tutti gli altri (Trentini compresi) si sobbarcavano ore e ore di treno

  40. claudio scrive:

    mi permetto di intervenire nella discussione perchè nelle frasi che ho sopra letto trovo adesso nel 2014 un forte risentimento non solo per i gravi fatti riportati, che in tempo di guerra purtroppo e ripeto purtroppo ci possono essere stati, ma non solo da parte di questo corpo militare ma anche da tutti e ripeto tutti i corpi militari di ogni nazione, perchè la guerra è una parola che solo a pronunciare fa rabbrividire, capisco che la nostra regione che sta in una zona di confine ha subito in passato tanti lutti in tutte le famiglie e grossissime privazioni e passatemi anche trasformazioni, ma ora siamo una grande nazione l’Europa di tanti popoli e tante lingue uniti nella più grande conquista la “PACE” tra tutti i popoli e le regioni, penso che anche i nostri avi anche se hanno combattuto su fronti opposti se ora potessero parlarci ci direbbero cari figli cari nipoti ora siete tutti fratelli di questa Europa della “PACE”, e anche con tutte le difficoltà attuali di economia rimane la nostra di tutti i popoli europei più grande vittoria.
    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento, ritengo che tutti noi manteniamo le nostre tradizioni la nostra identità, ma l’obbiettivo principale è la PACE un saluto a tutti e complimenti per il blog claudio

  41. Hartmuth Staffler scrive:

    @ Italiano: Io ho letto non solo i libri di storia militare riguardo la partecipazione del CSIR e dell’ ARMIR all’aggressione contro l’Unione Sovietica, ma anche tanti documenti ufficiali conservati nell’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e diverse lettere di Alpini sequestrate a suo tempo dall’ Ufficio di Censura Militare di Mantova. Tutti i documenti concordano nel fatto che l’accerchiamento delle truppe italiane, tedesche ed ungheresi da parte di unità sovietiche e da partigiani è stato rotto dai semoventi del 34. Corpo Corazzato tedesco. Anche i romanzi italiani che si occupano di questa triste storia concordano nel fatto che il Generale Reverberi era seduto su un semovente tedesco quando gridò il suo famoso “Tridentina avanti”.
    Chi legge libri di stroria sa anche che gli Austriaci non sono venuti in Italia facendo guerra, ma sposando, ereditando o trattando. Famoso il detto “Alii bella gerant. tu, Austria felix, nube”
    La Prima Guerra Mondiale secondo diversi storici è incominciata nel settembre del 1911, quando l’Italia dichiarò guerra alla Turchia che aveva legami di amicizia con l’Austria e la Germania. Conseguenza diretta dell’aggressione dell’Italia contro la Turchia era la destabilizzazione dei Balcani con le due guerre del 1912 e del 1913 ed infine la guerra Austria Serbia. L’Austria non ha mai pesnsato di annettersi la Serbia, mentre la Serbia era intenzionata ad anettersi la Bosnia. Era questo il motivo che aveva fatto scattare la guerra.

  42. Elena scrive:

    Noi non siamo i meridionali dell’Austria: Schloss Tirol è la “Wiege Tirols”, la culla del Tirolo.
    I nostri ” terroristi” sono stati per la maggior parte condannati per attacco all’integrità dello Stato: e sempre più sospetti sull’intervento dei servizi segreti, italiani e non solo, vengono alla luce. Per alcuni (caso Tiralongo) la smentita è ufficiale (da parte di un collega): peccato che nel frattempo siano scomparsi tutti i reperti ed anche il fascicolo…ma guarda un po’ i casi della vita…
    Se fossimo con l’Austria saremmo a casa nostra e non avremmo bisogno di alcuna autonomia speciale: voi ci avete strappato alla nostra Vaterland, nessuno vi aveva chiesto niente.
    Statistiche alla mano i turisti italiani, oltre ad essere in caduta libera per le difficoltà economiche del Bel Paese, lasciano ca. 1/3 di quello che lasciano austriaci, tedeschi, svizzeri o olandesi: per di più sono dei rompicoglioni senza fine, che hanno bisogno sempre di variazioni e adattamenti…sono famosi in tutto il mondo dell’Hotellerie per questo…quanto a rubare….lasciamo perdere, che è meglio…rubano perfino la carta igienica dai cessi!!!
    I re italici lasciamoli da parte (consiglio di lettura: maledetti Savoia, Del Boca): ma naturalmente i re che abbandonano il proprio popolo nei momenti difficili fanno pensare agli Schettino ed ai Persano…cosa vuoi, la genetica non mente…
    Ma qualcosa di carino c’è, nel tuo intervento: il Friuli festeggia ancora oggi il compleanno del Kaiser Franz Josef, il 18 agosto. E in Friuli abbiamo tanti amici che ci pregano di non dimenticarci del “Küstenland”.
    E il Friuli si ricorda bene del comportamento degli italiani, che sputavano in bocca ai bambini che parlavano sloveno, picchiavano e deportavano. Prova a far uso del tuo cervello e prenditi in mano qualche libro “non di regime”….l’ignoranza è una brutta bestia……

  43. Elena scrive:

    Noi SIAMO IL TIROLO…gli italiani iniziano da Borghetto in giù….I soldati italiani non sono nostri connazionali, ma sono quelli che sparavano sulle teste dei nostri nonni e bisnonni, e sono ancora una forza di occupazione.
    L’Italia ha condannato il Fascismo? e quando, di grazia? Quando spende 2 milioni di euro per il restauro del monumento alla Vittoria, oppure quando salvaguarda il rilievo sul palazzo degli uffici della Finanza di Bolzano (curioso, ex casa del Fascio…), oppure quando costruisce vicino a Latina un monumento al criminale Graziani?

  44. Elena scrive:

    Chiaro che non hai avuto problemi a Bolzano…70% di italiani, che hanno votato in massa per mantenere il nome di Piazza Vittoria…chissà mai che idee potrebbero avere? A me vengono in mente gli italiani che festeggiavano una delle vittorie dell’Italia nei mondiali di calcio sventolando sotto il Siegesdenkmal un bel tricolore con in mezzo il faccione del duce…e a te?
    Che gli altoatesini facessero la naja solo nelle vicinanze è una balla metropolitana: fatti raccontare quanti sudtirolesi sono stati trasferiti in suditalia e hanno vissuto esperienze di merda in mezzo ai bravi italiani….

  45. Elena scrive:

    Mi sembra anche normale che ci sia del risentimento…siamo ancora occupati. Credi che Catalani e Scozzesi la pensini diversamente? Ci sono tutti i mezzi DEMOCRATICI per cambiare lo status quo…niente è immutabile, la vita e la storia sono fatti di cambiamenti. Altrimenti vivremmo ancora sugli alberi…
    L’Europa dovrebbe essere una grande conquista…ma da noi, caro Claudio, purtroppo non lo è. Ed i confini ci sono ancora. Pensa solo ai nostri bambini che, per oltrepassare il “confine che non c’è” , dove molti hanno parenti, hanno bisogno dell’autorizzazione della Questura di Bolzano se viaggiano non accompagnati dai genitori. Se invece vanno da soli in Calabria, non c’è problema.
    O pensa al fatto che se io, per motivi professionali, voglio ordinare alla Farmacia internazionale di Vienna un farmaco che l’Italia non produce, devo farne comunicazione alla Agenzia delle Entrate con almeno due mesi di anticipo…e dovrò anche compilare una dichiarazione extra, l’Intrastat, per questo acquisto. Se vado a prendermelo a Vienna mi costa meno…e potrei continuare. Non solo la nostra storia e la nostra anima ma anche le tante, piccole cose quotidiane continuano a dimostrarci che noi Tirolesi non siamo a casa nostra. E certo che se fossimo un Land austriaco non sarebbe tutto perfetto, il Paradiso in terra non c’è neppure in Austria: ma noi saremmo a casa nostra, nella nostra Heimat e nella nostra Vaterland. E questo, ti garantisco, ci cambierebbe molto la vita.

  46. Riccardo scrive:

    Io che sono italiano dell’Alta Italia mi vergogno degli Alpini.
    Giusto sottolineare che tra i partecipanti alle adunate ci sono tante persone semplici in cerca di svago, ma dalla mia gente mi aspetto che ci sia la consapevolezza che l’unità d’Italia è stata la nostra rovina perché sta facendo diventare anche l’Alta Italia un’enorme Scampia.
    Quindi l’Alpino che sbava per il tricolore fa del male alla sua terra e alla sua gente.

  47. Andrea scrive:

    Cara Elena sono capitato qui per caso perché mi interessano i crimini degli alpini ma mi sono cadute le braccia nel vedere che a un bel articolo come il tuo seguono polemiche sterili volute da chi nega la realtà (o forse è una scusa per avere il tuo indirizzo). Però che sito è questo? Mi sembra di vedere un po tanto nazionalismo sudtirolese e non mi piace. Ho studiato il colonialismo ma molte cose che hai scritto non le sapevo grazie. Sto scrivendo un libro su certi argomenti ma non lo pubblicheranno di ssicuro. Non so che fare perché vedi? Uno o una su internet si impegna a scrivere coseinteressanti e poi deve rispondere a tante contestazioni futili. Mi dai un consiglio? Tu che faresti? Grazie ciao

  48. italiano scrive:

    Riccardo prima che degli Alpini vergognati di te stesso!
    Tu cosa fai per l’Italia?
    Chi ha costruito casette e chiese in legno per i terremotati dell’Abruzzo e dell’Emilia? Chi sono i primi a intervenire in caso di calamità?
    Gli Schützen? Non credo proprio!
    Gli Alpini di sicuro sì!
    Prima di sputare sentenze lavati la bocca e guardati allo specchio (sempre se ne hai il coraggio)

  49. Nadir scrive:

    Sono nato nel 1955, costretto a fare la naja negli alpini, anzi in artiglieria da montagna
    Può essere che l’ANA non abbia mai fatto i conti con il proprio passato, però vorrei descrivere cosè l’ANA ora, mi interessa relativamente di tutte le porcate perpetrate in guerra, la cosa non mi tocca.
    Non sono un militarista, anzi mi considero un pacifista, mi sono riavvicinato agli alpini dopo trent’anni partecipando ad una squadra di protezione civile.
    Ecco la PC dell’ANA è una delle realtà di volontariato tra le più importanti d’Italia, ( nella provincia di Verona esistono 15 squadre con più di 600 volontari.
    Un’altro paio di esempi quest’anno è stato consegnato un asilo, costruito dagli alpini a Rossosch in Russia, è stato costruito un asilo a Casumaro in Emilia, è andato in porto il progetto una casa per Luca, una casa senza barriere architettonica regala a Luca un alpino ridotto su una sedia a rotelle durante una missione in Afganistan.
    Gli alpini sono stati primi ad arrivare al Vajont ed hanno lavorato duro dopo il terremoto del Friuli, anzi li sono stati gettati i primi semi della PC ANA
    Ricordo ancora con emozione quando a l’Aquila prima di cominciare a lavorare facevamo l’alzabandiera cantando l’inno di Mammeli, e ogni mattina i partecipanti aumentavano.
    Nazionalismo? Militarismo? Credo che fosse solamente la condivisione di alcuni valori di un popolo e di una Nazione, forse quei valori che si imparano percorrendo le montagne per 12 mesi.
    Ed ora voglio togliermi un sassolino dalla scarpa, qualcuno di voi ha scritto che ‘Alto Adige è una regione ben organizzata, certo, però nel Veneto restano solamente il 60% delle tasse versate! facile far funzionare le cose con i soldi

  50. Stefano scrive:

    Caro Italiano, mi rispondi di non aver “mai negato che i militari italiani vennero inviati a occupare territori stranieri”.
    Ed allora dov’è la legittimazione morale, etnica e politica alla permanenza della parte meridionale del Tirolo in Italia? Dov’è questa legittimazione sbandierata da politici e da truppe di occupazione di ieri e di oggi?
    Dovreste avere voi nazionalisti italiani il coraggio (che vi manca!) di affermare che in questa terra ci state solo con il diritto della forza.
    Finché dura…

  51. Stefano scrive:

    Per Claudio.
    La patria europea semplicemente NON esiste. E’ un’accozzaglia di mercanti e banchieri che venderebbero volentieri la propria figlia per un pugno di dollari, pardon di euro. E purtroppo il tuo invito a dimenticare il passato può funzionare solo con chi ha il prosciutto sugli occhi: una buona parte degli assetti nazionali europei odierni sono il frutto non di omogeneità di popoli, bensì di righe tirate a tavolino sulle varie carte geografiche.
    Nessuna giustizia odierna e futura si può fondare sulle ingiustizie del passato.

  52. Hartmuth Staffler scrive:

    @ italiano: Credere a volte non basta, bisogna sapere. Chi ha aiutato le popolazioni terremotate? Sono sempre stati gli Schützen sudtirolesi tra i primi, naturalmente non con la Tracht da Schützen, ma con la divisa da Vigili del Fuoco Volontari, tanti dei quali fanno anche parte degli Schützen. Io sono stato con loro in Irpinia, dove i nostri hanno costruito nel paese di Ricigliano 44 Case. Altro che Alpini. I nostri sono stati anche all’Aquila ed in Emilia, e sono sempre stati tra i primi. Abbiamo aiutato perchè abbiamo visto il dolore umano, anche se erano i discendenti di quelli che ci hanno attaccati e ci hanno portati solo morte e distruzione, e che non verrebbero mai ad aiutarci quando noi abbiamo bisogno..

  53. Elena scrive:

    Caro Andrea, se mi spieghi dove vedi il nazionalismo sudtirolese Ti rispondo volentieri. Detto così è un po’ vago e mi dice poco…
    Contestazioni ci saranno sempre, ma oggi abbiamo più possibilità: Internet è una di queste. Quando si parla di verità scomode non si hanno molti supporter…e avrai sempre contestazioni. Questo lo dovrai mettere in conto…ma se credi in quello che fai, vai avanti. Lo hanno fatto in molti. Forse conosci già Aram Mattioli. Guardati un po’ quello che ha scritto. Non credo che si sia trovato tappeti rossi…almeno all’inizio.
    Credi in te stesso e vai avanti per la tua strada!

  54. Elena scrive:

    A titolo di cronaca, noi Tirolesi ci interessiamo anche dell’Austria e del Tirolo austriaco: gli Schützen hanno raccolto per il nostro popolo somme non indifferenti, la Feuerwehr volontaria ha dato immensi aiuti al nostro popolo oltre il Brennero. A coloro che, quando succede qualcosa qui, corrono in nostro aiuto. Non gli Alpini che ci invadono con striscioni “Non dividiamo quello che i nostri padri hanno unito”.
    Ti emozioni a sentire l’inno di Mameli? Complimenti, disponiti a coorte etc etc…contento tu.
    Sassolino di ritorno: la regione Veneto non ha le competenze che abbiamo noi, ma le poteva chiedere. Domandina: perché non lo ha fatto? Buon divertimento nell’elucubrare….

  55. Mut scrive:

    Per chi si prodiga per il prossimo senza pretendere nulla in cambio, spirito del volontariato, vanno solo fatti elogi, ma prima di sparare conclusioni pensando che la cultura italiana sia al centro del mondo, ci andrei cauto, prima sempre documentarsi…
    Lo spirito del volontariato è sempre stato presente in maniera massiccia nella nostra terra, in tutto il Tirolo, ed il nome di tali volontari è sempre stato “Schuetzen”, ovvero una sorta di protezione (da qui l’origine del nome) del territorio per ogni genere di calamità naturale ed inclusa la difesa militare se necessario. Tale tradizione è rimasta nella cultura locale anche dopo il 1918 ed esibita nei tanti Vigili del Fuoco volontari, anomalia questa, come molte altre, per la nazione italiana.
    I volontari dell’ANA sono certamente da elogiare ma perché ricorrere all’ostentare l’appartenenza (ex) ad un corpo militare?
    Solo per dover negare il senso di responsabilità del passato come qui documentato ed arrivare ad affermare “la cosa non mi tocca”? Complimenti.
    Perché confondere lo spirito aggressivo e non difensivo di un corpo militare con quello nobile del volontariato che vorrebbe forse una forma di anonimato? Se si vuole fare volontariato si possono trovare collocazioni infinite e molto più lecite.
    Cosa hanno fatto gli Schuetzen nel volontariato? La storia della nostra terra dal 1511 e senza macchia! (E senza finanziamenti pubblici!!)
    Cosa faranno ancora gli Schuetzen delle Compagnie rifondate? Spero molto, in effetti sono appena stati ammessi nel sistema ufficiale della protezione civile, ma già vantano interventi recenti come tra gli alluvionati austriaci, nostri compatrioti.
    Per quanto riguarda la storia dei 9/10 delle pubbliche entrate (oramai ridotti di parecchio) che le provincie autonome tirolesi di Trento e Bolzano dispongono, alla nausea ancora ricordo che sono a fronte di tutte le spese pubbliche che rimangono a carico della provincie stesse (sanità, istruzione, forestale, VVF, ecc.. ecc.., tranne le forze dell’ordine). Ammontare a disposizione oramai solo virtuale, visto che da oltre 3 anni da roma non arriva più nulla..
    Per tutto il resto Elena ha risposto egregiamente.
    Commenti come quelli di Vlad e Giorgio li ritengo patetici ed offensivi, mi appello agli amministratori per toni ed affermazioni di questo genere.

  56. Welschtirol.eu scrive:

    Ai nostri lettori e commentatori:

    Il nome di questo sito web dovrebbe far capire il nostro spirito: noi siamo il Tirolo meridionale, che 95 anni fa ha subito il distacco, contro la volontà della popolazione, dalla madrepatria. Noi crediamo ancora in un Tirolo unito.

    Noi, gli amministratori di questo sito web, vogliamo ricreare una Landeseinheit per ora virtuale: qui si scrive di cronaca, di storia, di attualità e di ricorrenze che riguardano l’intero Tirolo, da Kufstein a Borghetto, nonché attualità italiane, europee ed austriache che ci possano riguardare e/o interessare.

    Detto questo, è chiaro che siamo ben disposti anche a discutere con persone che non condividono le nostre idee, ad imparare ed insegnare. Ma con un limite: il rispetto.

    Ultimamente siamo stati sommersi da commenti non solo di dubbio gusto, ma decisamente nazionalisti, o forse anche qualcosa di più. In questi commenti non si vede traccia di rispetto. Questi commenti sono stati pubblicati per far capire ai nostri affezionati lettori con cosa abbiamo a che fare. E questo comunicato vuole essere un monito al rispetto e alla moderazione, indipendentemente dalle idee in cui si crede. Se questi requisiti verranno a mancare, i commenti non verranno più pubblicati.

    Con un cordiale saluto

    Gli amministratori di welschtirol.eu

  57. Rofreit scrive:

    @ Nadir: “è andato in porto il progetto una casa per Luca, una casa senza barriere architettonica regala a Luca un alpino ridotto su una sedia a rotelle durante una missione in Afganistan.”
    La casa gli è stata data dal Ministero o gli è stata data dall’Esercito o gli è stata data dall’ANA ?
    Soldi dei contribuenti comunque, il volontariato è una bella cosa ma se a monte non ci sono i finanziamenti, si fa ben poco.
    Se in veneto come dici tu Nadir vi rimane solo il 60% delle vostre tasse, non dovete prendervela con chi ha più risorse di voi, dovete fare voce grossa a Roma perchè le vs.risorse rimangano in loco e non vengano “MANGIATE” chissà dove.

  58. Rofreit scrive:

    @ italiano: “Un’altra domanda: chi provocò la I^ Guerra Mondiale? Gli alpini? O forse l’Imperatore austriaco?”
    il Regno d’Italia, ti ricordo, era alleato (vedi Triplice Alleanza) con la Germania e l’Austria/Ungheria. Uno degli scopi della Triplice Alleanza era il mutuo soccorso in caso di aggressione o di dichiarazione di guerra. Nel 1914 (allo scoppio della guerra) il Regno d’Italia si dichiarò neutrale e infatti non intervenne nel conflitto. il Regno d’Italia dichiarò guerra ai suoi ex alleati nel 1915 (Austria) nel 1917 (Germania) convinti dagli alleati (GB e Francia) che un altro fronte aperto avrebbe accorciato il conflitto.
    E la storia si ripete nella seconda guerra mondiale.
    Caro “ITALIANO” mi dici gli alleati antecedenti all’8 settembre 1943 ?
    I fascisti e l’allora Regno d’Italia non mi dirai che non sapevano nulla di ciò che accadeva in Germania o in Austria o in Polonia ?
    Come sempre si vuole ricordare ciò che piace e non le cose orribili. I fascisti ma soprattutto il Regno d’Italia sono criminali conniventi con le atrocità naziste.
    Casa Savoia ha conquistato la penisola italiana a colpi di plebisciti ? NNOOOOOO.
    Ha fatto guerra con tutti gli stati indipendenti di allora, percui non fare demagogia per piacere.

  59. Rofreit scrive:

    @ Giorgio: la verità fa male ?!?
    Non ci si deve vergognare se il Regno d’Italia e il fascismo erano alleati con i nazisti e i giapponesi.
    Perchè dopo l’8 settembre 1943 le forze armate del Regno d’Italia imbracciano le armi contro gli ex alleati di allora ?
    Perchè il Regno d’Italia schieratosi con gli alleati (USA-GB-FRANCIA-RUSSIA) non fu invitato alla conferenza di JALTA ?
    Perchè nessun gerarca militare (e anche fascista) non furono mai processati per i loro crimini di guerra commessi ?

  60. Riccardo scrive:

    Cari tirolesi come ben sapete siete destinati a suscitare negli italiani odio o amore.
    Odio da parte di quelli che vorrebbero tenervi sottomessi e che non si vergognano di arrivare a dire che se non siete disposti a farvi italianizzare dovreste andarvene, amore da parte di quelli come me che ritengono grande l’ingiustizia subita dalla vostra terra e che desiderando il superamento dello stato italiano guardano a voi con speranza.

  61. Stefano scrive:

    Qualche commento a margine delle recenti polemiche di cui sopra.
    I commenti, talvolta scomposti e certamente poco eleganti, di alcuni iperitaliani, hanno accuratamente evitato di entrare nel merito dei fatti storici così dettagliatamente riportati nell’editoriale di Elena. Il motivo è semplice: la verità storica, nel bene e nel male, non si può cambiare ed i crimini compiuti dagli Alpini nel passato non si cancellano certo con una quella bonomia degli odierni Alpini che magari ignorano completamente il fatto che in Sud Tirolo i loro ufficiali ed i loro rappresentanti nazionali fanno ancora i cani da guardia di una italianità inesistente.
    Agli Italiani, o per lo meno ad alcune loro frange, non è stato e mai sarà sufficiente esser saltati sul carro dei vincitori per legittimare la loro oppressione della gente tirolese, oppressione concretizzantesi nei più ripugnanti tentativi di cancellazione della propria identità.
    Il fatto che cento anni dopo lo scoppio di quella guerra che ha sciaguratamente modificato l’assetto del Land Tirol siamo ancora qui a difendere l’indipendenza di questa terra dimostra inequivocabilmente che gli Italiani hanno sì vinto una guerra di conquista ma hanno invece perso quell’altra guerra, ben più importante, che ha per oggetto il cuore del popolo tirolese.
    Questo rimane ancora libero ed invitto, ora come allora.
    Hoch Tirol!

  62. Gift scrive:

    L’idea di pubblicare ogni tanto anche commenti palesemente ostili, mi trova d’accordo. Serve se non altro a ravvivare il discorso e a risvegliare l’orgoglio in certi tirolesi sonnacchiosi e distratti. Ma il servizio migliore che questi ci rendono, è quello di mostrarci l’ignoranza, l’arroganza e, in certi casi, anche una volgarità propria di certi ambiti politici. Un esempio lampante ci viene dal commento di certo Giorgio, urlato e trasudante, come appare, del più bieco nazionalismo, oltre che irto di volgari e nauseanti riferimenti. Personaggio questo, tra l’altro, che non mi è nuovo e che mi è capitato di trovare, ahimè, anche su altri blog nazionali, sempre e comunque improntato ad ampio sfoggio di analoga “qualità”.
    Qualcuno parla di nazionalismo e qui mi sentirei di dargli magari anche un po’ di ragione, a onor del vero. Quando emergono i nazionalismi, vuol dire che ci sono delle frizioni, degli orli vivi e taglienti, che impediscono o limitano i normali e corretti rapporti tra etnie diverse. Sì, anche il nostro è nazionalismo, è evidente, inutile negarlo. E ovviamente mi risulta difficile ammetterlo, perché tutti sappiamo, che il nazionalismo fu la causa di quelle sanguinose tragedie nei secoli scorsi e quindi un male assoluto che va estirpato. In quella direzione aveva lavorato gente come De Gasperi, Adenauer, Monnet, Schuman e altri, proprio per depurare l’Europa da quella ”arma letale” che fu portatrice di tanta distruzione. Ma, va pur detto, c’é nazionalismo e nazionalismo; c’é quello di aggressione e quello di difesa, reso necessario quest’ultimo dalle circostanze indotte dal primo. Inutile precisare a quale categoria appartenga il nostro. Il Popolo Tirolese è sempre stato, e per secoli e secoli, un popolo pacifico, che non ebbe mai ad aggredire o invadere nessuno, e se ricorse alla forza, fu solo per difesa, vedi contro i veneziani (battaglia di Calliano) e contro i francesi (Andreas Hofer). Per cui, a fronte di quanto successe quasi cento anni fa e di quanto tuttora accade, l’unica arma possibile rimane la lotta, seppur pacifica, contro la prevaricazione e l’arroganza di chi ci tiene ancora, e nonostante le belle parole come autonomia, in soggezione.
    Parlando di alpini, direi di andarci piano nel definirli quale esempio di pace e di amicizia. Lo spirito di corpo è sempre stato l’ossatura portante del militarismo e, per capirci, è dello stesso genere di quello che animava corpi come le Schutzstaffeln (SS) naziste. Per cui, se questo, chiamiamolo sentimento, in tempo di pace può anche essere confuso come qualità positiva, in tempi diversi assume tutt’altra valenza. E in quella malaugurata ipotesi, non sarebbe che un comodo strumento nelle mani di vertici militari e politici o comunque di poteri poco democratici.

  63. el Ciro scrive:

    Elena condivido al 100% il Tuo articolo e non aggiungo altro perche ancoi me la sento de begar con quei dal bocal del pis sulla testa e la piuma de corvo forse più avanti. Dimenticavo “Jager tegni duro”

  64. Ándréasz Vöröströjntsév Vőytzékövsky Xylánder-Westermann Némézsász scrive:

    Alcuni appunti:
    1) Dire che il 24 Pz Korp tedesca ha rotto l’assedio a Nikolajewka è inesatto tanto quanto dire che la Tridentina da sola c’è riuscita.
    Le unità tedesche Pz Jaeger Abteilung 654 e Schnell Abteilung 127 e varie altre comandate dal generale Eibl (che avrebbe detto “Gli Alpini Italiani sono i miei panzer”).
    Tuttavia va notato che le unità tedesche erano a dir poco decimate e che pertanto ben difficilmente avrebbe potuto rompere l’accerchiamento senza l’ausilio di un’unità ancora coesa come la Tridentina.
    2) Quanto ai due paesini, Snamenka e Gorjanowski, devo ammetterne l’ignoranza ma in rete non ho trovato alcunché.
    Va anche detto che dei 7 Italiani detenuti in Russia e accusati di crimini di guerra, tutti furono rilasciati nel 1954 dopo che le accuse furono provate false.
    3) Quanto all’Etiopia, attenzione a fare del tutto affidamento a Del Boca che più e più volte tende ad essere fin troppo pro-etiope (e lo dico da assoluto sostenitore della stupidità e porcheria di quella guerra) e lo ha ammesso più e più volte.
    Il gas fu usato ma non fu certo né decisivo né usate così tanto come si crede. Episodi disdicevoli, indegni di un esercito, sono avvenuti, ricordo il bombardamento contro colonne militari, campi di bestiame e coltivazioni nonché ospedali.
    Ma, allo stesso tempo, si è ben lungi dalla quantità sostenuta da Selassié o da vari altri.
    Il gas fu usato, in maniera illegale e del tutto illegittima, ma non fu mai né l’elemento decisivo né quello più usato.
    Oltre a ciò, gli Alpini, come tutte le altre forze( comprese le Camicie Nere) non portavano maschere antigas né tanto meno erano addestrare e/o incaricate d’usarlo.
    Quanto poi al “non prendere prigionieri” sarebbe bello vederne le fonti perché se da un lato è assolutamente vero che gli Italiani commisero atrocità innominabili (ed è brutto ma doveroso da dire: in linea con tutte le potenze “esportatrici di civiltà” Germania, Francia e Inghilterra in primis), è altresì vero che non furono certo nella scala apocalittica descritta dall’autrice dell’articolo.
    Definire “massacro” la battaglia di Mai Ceu è semplicemente fazioso perché fu una battaglia, punto.
    Sul lago Ashangi non parteciparono Alpini (lo disse Barker, poi smentito, non una grande fonte) perché fu un attacco aereo.
    Quanto al definire “crimine” partecipare a “battaglie cruente” lo trovo alquanto strano e inesatto.
    4) In Libia, alla riconquista parteciparono meno di 20.000 uomini(includendo anche gli Ascari) e dopo la conquista della costa (tra il 1924 e il 1928) le fanterie nazionali (inclusi gli Alpini) rimasero di presidio mentre Graziani usava gli aviatori e i meharisti nonché Ascari motorizzati nel deserto.
    Ciò significa che, al di là della “criminale” partecipazione degli Alpini (peraltro non si sa in che numero), ben difficilmente queste unità avrebbero potuto partecipare ai crimini di guerra.
    5) Anche nella Prima Guerra mondiale non vedo come la condotta degli Alpini sia disdicevole, anzi, i combattimenti sul fronte trentino furono durissimi ma mai segnati da odio o violenza.
    Cose che invece il Friuli occupato dall’Austria ricorda bene.
    Quanto poi allo scatenare una guerra: ancor oggi s’insiste sulla tesi dell’Italia “traditrice” quanto è ben vero il contrario (e lo dico da persona che è convinta che 650.000 caduti per “Trento e Trieste” siano una follia) ossia che la miopia dell’Austria nonché il trattamento diplomatico riservato all’Italia ne abbiano provocato la guerra.
    Certo, idealmente l’attacco ad un alleato (alleato di convenienza va detto) è codardo, ma siccome si parla di stati e potenze, che decidono del destino di milioni, mi sembra alquanto superfluo parlarne.
    Senza dimenticare che la guerra scoppia per l’incapacità, l’indecisione e la lentezza austriaca, nonché il testardo e stupido rifiuto imperiale di accettare la risposta ad un inaccettabile ultimatum, questo quando l’Austria aveva il favore dell’Intera Europa.
    Il tutto senza dimenticare le azioni destabilizzatrici dell’Austria nei Balcani, prima nel 1878, poi nel 1884 e infine nel 1909, tutte destinate a creare il contrasto fatale con la Russia.
    Detto ciò, non vedo come onorare i caduti siano un fatto vergognoso o che dimostri una noncuranza, o peggio, omissione del passato: la Germania onora i propri caduti nel secondo conflitto mondiale (in un modo particolare data la delicatezza politica dell’argomento ovviamente) benché tecnicamente l’esercito tedesco (come organizzazione inglobante, idealmente, tutte le forze armate) abbia commesso crimini di tale entità che non si vedevano dai tempi di Gengis Khan (e Hitler stesso ha svenduto il Sud Tirolo o Alto Adige all’Italia, mica lo dimentichi l’accordo sulle opzioni, ja?).
    Ora, che l’Italia abbia protetto tanti criminali di guerra (Roatta, Badoglio e Graziani su tutti) sia indubbio nonché vergognoso (anche se va detto che, tristemente, tutti lo fanno, dalla Germania alla Francia, alla Russia agli USA), è altresì vero che né gli Alpini si sono mai resi complici di “più” crimini di guerra di altri, anzi in generale, ridimensionando nella giusta realtà e inquadratura storica il tuo articolo, ne viene fuori un corpo non certo angelico come spesso si crede ma senz’ombra di dubbio non mostruoso come vuoi far apparire.
    Imputare agli Alpini, ai soldati, di aver “invaso” terre straniere è quanto meno ridicolo perché son soldati ed obbediscono agli ordini, è la stessa cosa altrimenti che si può imputare ai “tirolesi del nord” riguardo all’Italia o all’Ungheria (e gli Ungheresi si ricordano del 1848).
    Non voglio certo giustificare gli Alpini né scadere nel solito “I tedeschi hanno fatto x, y etc” ma semplicemente ridimensionare le inesattezze dell’articolo.
    È giusto correggere e ricordare ma evitiamo di strumentalizzare la storia per i nostri fini perché, alla fine, Lei è caduta nello stesso errore che imputa all’ANA e allo Stato Italiano (anche se su scala infinitamente più piccola logicamente).

  65. Hartmuth Staffler scrive:

    Mi sembra necessario rispondere a questo commento piuttosto lungo contenente tante inesattezze, cercando di essere un pochino più breve.
    1)È chiaro che l’assedio a Nikolajewka poteva essere rotto solo grazie ai semoventi del 24° Panzerkorps tedesco. Questo non toglie niente ai poveri Alpini della Tridentina, ma smaschera la retorica bugiarda dei loro comandanti. Quanto al colonnello (non generale) Karl Eibl è meglio lasciarlo riposare in pace, visto che era stato ucciso dai valorosi Alpini qualche giorno prima di Nikolajewka. Non è mai stato chiarito se si trattasse di un incidente o di un omicidio.
    2) Quanto alla distruzione dei due paesi di Snamenka e Gorjanowski e l’uccisione di tutti gli abitanti da parte del 6° Reggimento Bersaglieri al comando del colonnello Mario Carloni credo bene che non avrà trovato niente in Internet. Bisogna consultare gli atti dell’Archivio dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME), dove troverà sotto la sigla AUSSME L 14/87-1, Comando 6° Reggimento Bersaglieri (f.to Mario Carloni) una relazione sul “ciclo operativo 22.1.-22.2.1943″, relazione nella quale la distruzione di questi due paesi viene confermata. Può darsi che sette Italiani detenuti in Russa ed accusati di crimini di guerra siano stati rilasciati. Vero è anche che diversi altri sono stati processati ed anche giustiziati.
    3) Per quanto riguarda l’Etiopia no c’è bisogno di affidarsi a Del Boca. C’è anche lo storico Aram Mattioli e ci sono diversi storici inglesi ed anche svedesi (visto che gli ospedali distrutti dagli italiani erano della croce rossa svedese). Mi sembra essere del tutto normale essere pro-etiope, visto che questo paese è stato aggredito con una Guerra d’annientamento senza precedenti. In quanto ai gas basta pensare alle cifre: in tutta la prima Guerra Mondiale i gas tossici, usati da tutti gli eserciti su tutti i fronti (ma sempre solo contro militari), hanno provocato circa 90.000 morti. Nei pochi mesi della guerra contro l’Etiopia gli Italiani hanno ucciso, con i gas tossici, circa 50.000 mila persone tra soldati e civili. Che gli Alpini non avessero le maschere antigas non cambia niente. Hanno partecipato ad una guerra criminale di annientamento, e fino ad oggi non si sono mai distanziati da questi crimini. Il fatto grave non è di aver partecipato – non potevano certo disertare – ma di sostenere ancora oggi la legittimità di questa aggressione brutale. Questo è il vero crimine, e questa considerazione vale anche per la Libia e per la Prima Guerra Mondiale.
    Non posso essere d’accordo con il signor Andreasz neanche sulla affermazione che sarebbe stata l’Austria a destabilizzare i paesi balcanici. Forse si dimentica che è stata l’Italia, nel settembre del 1911, ad attaccare la Turchia, destabilizzando con questo i paese balcanici ed innescando le guerre balcaniche del 1912 e del 1913, fomentando le mire espansionistiche della Serbia che sono poi state la vera miccia che ha fatto scoppiare la guerra.
    Siamo tutti d’accordo che è doveroso ricordare i caduti, ma è schifoso strumentalizzarli.
    La differanza tra i criminali tedeschi ed italiani mi sembra essere che quelli tedeschi sono stati in gran parte condannati, mentre a quelli italiani si costruiscono ancora oggi dei monumenti.

  66. Ándréasz Vöröströjntsév Vőytzékövsky Xylánder-Westermann Némézsász scrive:

    Signor Hartmuth la ringrazio(e se è tedesco madrelingua le faccio i miei complimenti per la padronanza dell’Italiano) per le correzioni.
    1) Avevo anche letto che il 24° fu utilissimo anche per le radio incorporate nei pochi Stug col 75 sopravvissuti (qualche altra unità aveva i Marder).
    2) Si può dare la colpa all’Italia di aver acceso la miccia nei Balcani ma è altresì vero che:
    a) La situazione esplosiva nei Balcani risaliva a ben prima
    b) La guerra russo-turca del 1877-1878 fu di gran lunga più impressionante di quella Italo-turca
    c) Fu il congresso di Berlino dell’84 a salvare la situazione, temporaneamente, nei Balcani
    d) Le azioni Austriache nei Balcani furono comunque di gran lunga più rilevanti, specialmente nell’acuire le tensioni.
    Consideriamo che le guerre balcaniche fondamentalmente ebbero due effetti: indebolire l’Impero Ottomano e mettere gli uni contro gli altri i paesi balcanici (Bulgaria vs gli altri).
    Di contro, le azioni austriache in Bosnia nel 1909, sostenendo a più riprese la Bulgaria e togliendola dall’orbita russa (e qui stupidi i russi), propugnando (assieme all’Italia) la creazione dell’Albania per impedire che la Serbia avesse uno sbocco sul mare.
    Inoltre, non c’è alcuna diretta correlazione tra l’Italia e le mire serbe nei Balcani austriaci, né è mai stata provata alcuna correlazione.
    Oltre a ciò, se è vero che si può dire che la guerra sarebbe scoppiata comunque per via delle alleanze a domino, della corsa agli armamenti e dei vari interessi.
    Va detto che fu anche l’incapacità, l’indecisione e la lentezza dell’Austria a favorire decisamente l’acuirsi della crisi nel 1914.
    Sull’ultimo punto riguardo ai criminali temo abbia saltato la parte dove dicevo “Ora, che l’Italia abbia protetto tanti criminali di guerra (Roatta, Badoglio e Graziani su tutti) sia indubbio nonché vergognoso”.

  67. Hartmuth Staffler scrive:

    Signor Ándréasz, ringrazio per i complimenti per il mio italiano, ma se lei è, come si puo supporre dal suo nome, ungherese, devo rispedire i complimenti al committente. Nagy bók. Io in ungherese non saprei esprimermi così bene.
    Vedo che ci stiamo avvicinando nelle nostre valutazioni e vorrei precisare ancora qualche cosa.
    1) Alpini in Russia: tre divisioni di Alpini (e sette divisioni di fanteria „autotrasportabile“ ) sono state mandate insieme alle forze armate tedesche contro l’Unione Sovietica nella speranza di poter partecipare alla divisione del bottino. Non disponevano dell‘equipaggiamento e meno ancora degli armamenti necessari per condurre questa guerra (l’unica arma anticarro dell’intera armata erano 90 pezzi anticarro regalati dai tedeschi) e hanno fatto una brutta fine – una tragedia dal punto di vista umano. Sarebbe ora di riconoscere anche da parte degli Alpini che hanno combattuto (costretti ) una guerra ingiusta e che „vittorie“ del tipo di Nikolajewka sono soltanto leggende con lo scopo di mistificare o giustificare l’accaduto.
    2) Le azioni austriache nei Balcani erano conseguenza diretta del congresso di Berlino che aveva dato incarico a Vienna di assumersi l’amministrazione della Bosnia. Conoscendo le coseguenze che scaturivano da questa decisione, l’Austria sicuramente non avrebbe accettato questo mandato. Per quanto riguarda la guerre balcaniche io sono del parere che non erano le guerre balcaniche a indebolire la Turchia, ma che era la guerra italo-turca ad indebolire la Turchia e scatenare le guerre balcaniche. Da queste la Serbia è uscita come potenza regionale con mire espansionistiche ed egemonistiche, sostenuta soprattutto dalla Francia. Visto che l’Italia, benché alleata con Austria e Germania, prima della aggressione alle Turchia si era consultata con Francia ed Inghilterra (ma non con i suoi alleati, cosa che sarebbe già stata un casus belli), si può supporre che anche l’Italia avesse un suo ruolo, anche se non provato, nella politica aggressiva della Serbia che portò alla guerra.
    Infine si puo dire che è stata l’incapacità non solo dell’Austria, ma di tutte le potenze europee a favorire l’acuirsi della crisi nell’estate del 1914.
    Per quanto riguarda i criminali di guerra rimane il fatto che quelli tedeschi in gran parte (con qualche eccezione clamorosa) sono stati condannati, mentre di quelli italiani nessuno ha dovuto temere conseguenze. Per esempio Mario Roatta, condannato per l’omicidio di due cittadini italiani, ma responsabile della morte di migliaia di civili soprattutto nei Balcani, è stato accolto amorevolmente nel Vaticano, da dove ha potuto espatriare tranquillamente nella Spagna di Franco.

  68. Ándréasz Vöröströjntsév Vőytzékövsky Xylánder-Westermann Némézsász scrive:

    La ringrazio.
    Su Roatta devo, ahimè, concordare e con molti altri, senza dimenticare la costruzione di un monumento a Graziani (che poi, dico io, fosse stato almeno un generale vittorioso) ad Affile se non mi sbaglio nel Lazio.
    Quanto agli Alpini, io ribadisco che negli Alpini non vedo questa volontà di coprire i crimini od altro; è vero che,generalmente parlando, i crimini cui essi parteciparono sono pochi conosciuti così come va detto però, ed è brutto da dire lo so, che i crimini specifici citati nell’articolo sono ben pochi da attribuire specificatamente agli Alpini (ossia i due [sicuramente più] villaggi in Ucraina, le fucilazioni in Yugoslavia e Debre Libanos), questi su un corpo molto ampio.
    Sia chiaro ciò non li giustifica ma non deve neache far sì che li si crocifiggano.
    Non sarei così sicuro che le guerre balcaniche furono meno efficaci di quella Italo-Turca: alla fin fine, benché andassero a colpire un Impero morente, va detto che esse colpirono i turchi in un’area ben più vitale della Libia e soprattutto scossero profondamente il regime dei Giovani Turchi tanto da accelerare l’Ittihad, ossia il progetto di rimodernamento della Turchia su base etnica (che poi avrà un tragico epilogo nel genocidio armeno).
    Se da un lato è vero quanto sostiene sul congresso di Berlino e la Bosnia, dall’altro va detto che l’annessione unilaterale del 1909 fu un atto che destabilizzò profondamente l’intesa austro-russa nei Balcani provocando un fortissimo risentimento in Russia.

  69. Gift scrive:

    Devo dire che trovo molto singolare questo ruolo di “avvocato” pro alpini esercitato dal Sig. Andréasz, che da come parla in loro difesa sembrerebbe un autentico alpino; uno strano alpino, dato che è ungherese. Nemmeno io sono molto d’accordo con lui nello sminuire in termini quantitativi le loro indubbie responsabilità. Importa meno infatti il numero dei morti o il quantitativo di gas impiegato e in quante occasioni è stato impiegato, ciò che deve importare di più è l’azione delittuosa in sè stessà. Ma quello che più è da condannare, e qui il Sig. Hartmuth mi trova perfettamente d’accordo, è il fatto che a tutt’oggi manca il riconoscimento da parte del corpo degli alpini o per lo meno dell’ANA e degli alpini stessi, di quegli orrendi delitti contro l’umanità. Nessun ravvedimento o pentimento quindi o almeno un “ci dispiace, non potevamo far nulla perché eravamo obbligati dagli ordini”. Invece, purtroppo, ho visto e vedo ancora in molti reduci quel “c’ero anch’io”, l’orgoglio di aver partecipato a quelle guerre e quindi a quelle orrende carneficine. Qualcuno potrà dire: “è lo spirito di corpo che li spinge a ciò”, ma questa non è una scusante; comportarsi così significa condividere approvare e giustificare quelli che li comandavano.

  70. Ándréasz Vöröströjntsév Vőytzékövsky Xylánder-Westermann Némézsász scrive:

    Signor Gift lungi da me essere un alpino né voglio passare per un “avvocato pro-qualcuno”, sono semplicemente una persona interessata alla discussione e al dibattito storico.
    Se da un lato possiamo essere d’accordo nel condannare la mancata presa di posizione dell’ANA, va anche detto che il voler condannare la partecipazione ad una guerra di un corpo è semplicemente un qualcosa di inutile.
    Sono soldati e sono là perché obbligati (in linea di massima).
    Inoltre va detto che gli Alpini non ricordano le campagne, specialmente quella di Russia, con retorica nazionalista, è un ricordo per l’enorme tragedia umana dell’ARMIR e delle altre campagne (in particolare quella greca).
    Infine, io non sminuisco, voglio soltanto far notare che l’articolo ha un taglio alquanto di parte NON perché porta alla luce i crimini commessi da unità alpine, ma perché sembra voler condannare gli Alpini in quanto passati partecipanti a guerre NON da loro decide.
    In quest’ottica di crimini specificatamente attribuibili agli Alpini nell’articolo ne vedo pochi: i massacri orribili in Yugoslavia, Grecia e Russia (e bisogna vedere quali furono commessi dagli Alpini e quali dalle altre unità dell’esercito), Debre Libanos (e anche qui bisognerebbe vedere) e poi?
    Perché è inclusa la Prima guerra mondiale?
    Perché è si cerca di colpevolizzare gli Alpini per aver partecipato alla guerra in montagna?
    Il loro “c’ero anch’io”, secondo me, non è tanto l’orgoglio di aver partecipato ad orrende carneficine quanto l’aver combattuto e visto la guerra nel suo orrore.

  71. Elena scrive:

    @Ándréasz
    “Inoltre va detto che gli Alpini non ricordano le campagne, specialmente quella di Russia, con retorica nazionalista”.
    Immagino Lei lo pensi sul serio, perché francamente gli Alpini rappresentano il top della retorica nazionalista.
    Qui un assaggio (uno dei tanti):
    http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2014/01/24/news/cerimonia-in-ricordo-dei-caduti-sacrificati-a-nikolajevka-1.8533606
    Anche i soldati tedeschi hanno dovuto obbedire: non mi risulta che per questo siano stati assolti per quanto commesso, anzi.
    Le ricordo che sul monumento all’alpino di brunico, c.d. Kapuziner-Wastl, tra le varie date è riportato anche il 1938. Le ricorda forse una delle campagne umanitarie degli alpini?
    E Le ricordo anche che alla sfilata di Bolzano erano presenti alpini con le divise della guerra di Abissinia.
    E uno dei loro striscioni riportava il motto “Non dividiamo quello che i padri hanno unito”.
    Ma se Lei in tutto questo non vede traccia di retorica nazionalista, va bene così…l’importante è crederci. Alessandra Mussolini è convinta che senza gli italiani che hanno costruito le strade in Nordafrica la popolazione locale vivrebbe ancora sugli alberi….

  72. Jager scrive:

    “Jager te sè propi un maia pom de tera”

    Italiano, laghi perder la facenda de quel che diset perchè me vegn segrin demò a pensarghe, a ogni modo noi le patate le ciamen “cartofole” en altro bel esempi de quant che noi altri sen pù todeschi che taliani.

    Vlad….vlad…penseghe ben su prima de dir che i furesti todeschi i ciava ski e bachete e che no i spent soldi…mi eri restà amò che l’era i taliani quei che trincava en café en doi…e estra tut el secont el se fa giontar el lat perchè el prim el ne manda gio sempro masa.

    Wei Ciro! Daghe dent!

    W el Tirol

  73. Ándréasz Vöröströjntsév Vőytzékövsky Xylánder-Westermann Némézsász scrive:

    Ma non vedo veramente cosa lei ci trovi di così sbagliato nel commemorare i caduti a Nikolajewka, mentre le posso passare gli striscioni (e ripeto non difendo per spada tratta ma per opinione).
    Quanto al monumento, non avendolo visto non posso dire, ma se esso commemora i caduti non vi vedo nulla di sbagliato (in Inghilterra è pieno di targhe a ricordare i caduti nei sperduti angoli dell’Impero Britannico), diverso è se v’è un monumento a celebrare la “gloria imperitura della civiltà contro i barbari etiopi” (esempio a caso) e anche qui bisognerebbe vedere se esso è da abbattere o meno.
    Per farle un esempio: è sbagliato il museo dei caduti tedeschi ad Ypres fatto da Kaethe Koellwitz? Non è ingiusto considerando le migliaia di perdite belghe?
    Comunque ripeto: posso condividere che gli Alpini vengano visti con occhio positivo perché si parla poco dei loro crimini e che dunque sia giusto parlarne, ma l’articolo, oltre ad essere con un taglio di parte che ne pregiudica la storicità (che dovrebbe essere apolitica e senza parte) e piuttosto, senza offesa sia chiaro, impreciso.
    Come ho detto, l’articolo è per me inesatto e “di parte” (sia chiaro non voglio dire che Lei è una persona faziosa e che in quanto tale non va considerata) NON perché porta alla luce i crimini degli Alpini ma perché la condanna è troppo generica (cosa vi ha a che fare la Prima Guerra Mondiale?Che colpa hanno gli Alpini di aver partecipato a delle guerre?) o imprecisa (che colpa hanno gli Alpini se gli accordi coi tedeschi stabilivano che i prigionieri andavano consegnati a loro? Perché si omette invece che quando i russi passarono sotto la giurisdizione dell’ARMIR allora essi ricevevano la stessa razione dei soldati italiani? Perché ci si dimentica che in Grecia gli Italiani, malgrado tutto, erano considerati molto “più buoni” dei Tedeschi e dei Bulgari?) o semplicemente senza né capo né coda ( cosa centrano col lago Ashangi? Come si può condannare l’intero corpo per la repressione in Libia quando la maggioranza degli Alpini [inquadrati in una forza di neanche 20.000 uomini] erano di presidio nella costa?

  74. Elena scrive:

    @Ándréasz
    Sta diventando un dialogo tra sordi. Lei sembra non voler capire, e non ho alcuna intenzione di monopolizzare questo sito con un solo argomento. Io sono di parte, esattamente come Lei. E francamento non vedo alcuna possibilità di avvicinamento delle nostre posizioni.
    Ci sono molti siti Internet degli Alpini in cui si troverà sicuramente a suo agio.
    Alles Gute u. freundliche Tiroler Grüße
    Elena

  75. Gift scrive:

    Egr. Sig. Andréasz, ho riletto i suoi commenti e posso dire di non essermi affatto sbagliato sulla prima opinione che mi ero fatto (circa il suo ruolo di “avvocato”, per capirci). Fin qui nulla di male, intendiamoci, anche se continuo a non capirne il perché. Dalle sue esposizioni mi sembra comunque di intravvedere una conoscenza per certi versi limitata di questo corpo militare. Non mi riferisco ai precisi fatti storici, bensì a una conoscenza più in generale e per esempio, quella vissuta personalmente, durante la naja (servizio militare obbligatorio) e poi sul territorio, a contatto con i vari reduci. E qui sta il paradosso: durante la naja non riusciva a trovare un alpino, dico uno, che ne parlasse bene e che fosse felice di farla; dopo il congedo, invece, le cose si trasformavano di 180° in un inspiegabile spirito di corpo, specie se ne seguiva l’iscrizione all’ANA. Vogliamo parlare poi dei reduci delle varie guerre? Ormai, per ovvie ragioni anagrafiche, ne sono rimasti pochi, ma sempre e comunque attaccatissimi al loro cappello, a conferma del militarismo imperante in quel corpo. Ne avevo potuti sentire a centinaia solo di quelli che conoscevo personalmente, mentre parlavano e raccontavano con orgoglio ed entusiasmo delle loro gesta sui campi di battaglia (e lì non si parlava solo di naja, ma di guerra!). Ma ne ho sentiti ben pochi, ordini o non ordini, criticare o condannare quei fatti: solo tanto vanto e orgoglio! Se lei si reca nelle loro sedi locali, potrà rendersene conto di persona. Forse è proprio questo, a mio avviso, che a lei manca per poter farsene un’idea completa.
    I monumenti? Certo che per lei è difficile parlare, se non li ha mai visti. In provincia di Bolzano, tra monumenti fascisti e Beinhäuser (ossari assurdi, costruiti con il solo e unico scopo di “marcare il territorio”, in territori dove non si è mai sparato un colpo e riempiti con ossa provenienti da lontani campi di battaglia), ce ne sono per sempre, c’è l’imbarazzo della scelta. Si informi bene (ma non da fonti nazionalfasciste), li vada a visitare e poi ne riparliamo. Ossequi.

  76. Rofreit scrive:

    “Cantano Faccetta Nera, assolti due alpini”
    BOLZANO – Il giudice bolzanino Michele Paparella ha assolto Piero Puschiavo e Francesco Paravano, entrambi veneti, cinquantenni. L’ipotesi di reato era apologia del fascismo: i due, infatti, che avevano preso parte all’adunata degli alpini nel 2012 a Bolzano, erano stati segnalati per avere diffuso tramite megafono la canzone fascista “Faccetta Nera”.
    Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Igor Secco, hanno rivelato tuttavia si trattasse di un gesto “goliardico”, motivo per cui anche il pm aveva chiesto l’assoluzione. Puschiavo è noto in Veneto come uno degli esponenti di spicco di Fiamma Tricolore.”
    NO COMMENT………….

  77. Jager scrive:

    NO COMMENT NO….me piaseria saver perchè i ga lagà far l’adunata a Bolzan…anca a sto colp i soldi i conta de pu de l’onor!

  78. Gift scrive:

    Che comica! E voi vi aspettavate che li condannassero?

  79. Elena scrive:

    @Gift
    Ovvio che finisse così….come finiranno a breve assolti i calendari di Mussolini con allegati inni fascisti.
    Poi però abbiamo i sapientoni che sostengono che gli alpini non sono nazionalisti…ups, forse hanno ragione…Non tutti, è vero, ci sono anche i fascisti…di questi mi ero proprio dimenticata.

  80. Reichfrau scrive:

    il problema di fondo, e non si capisce dall’articolo, sono le spese istruttorie o processuali. Chi le ha pagate ?
    Sono andate su per il camino ?

  81. Dro in Tiroll scrive:

    secondo me bisogna fare dei distingui tra ANA con tutti i sui capocci e gli alpini di naja…..
    i secondi bona zent dedita alle adunate se possonono ti danno una mano ,ma comunque indotrinati fin da piccoli basti andar a leggere i libri di scuola post 45 arrivati quasi fino ai giorni nostri,mancavano i fasci littori ma per il resto…….
    i primi invece …..
    se non vado errato sono quelli che non volevano i nuvola
    perché a loro dire gli alpini sono militari e non una associazione di volontariato…..
    se non vado errato sono quelli che hanno voluto far sfilare la bandiera di guerra all’adunata di Bolzano
    se non vado errato sono quelli che han spinto per fare la
    adunata di Trento tra 4 anni cioè nel 2018……
    ma si potrebbe andare avanti ….
    vorrei riportare solo un pezzo d’articolo letto sulla rivista
    l’alpino scritto nell editoriale dal direttore B.F di gennaio
    ……in secondo luogo perché gli alpini hanno un ruolo importante in questa fase della storia. i quali alpini non sono gli uomini del passato ,ma della memoria, che è cosa ben diversa………
    …….abbiamo i piedi ben piantati nel presente e nessuno di noi si sogna di mangiare polenta e cipolle o vestirsi con le braghe alla zuava. la nostra è una continua rivisitazione perché da uomini della memoria sappiamo che il presente è costruito sullo spessore alto di ghiaccio fatto di eroismi ,dei valori e delle virtu’ di chi ha creduto e ha sofferto per il bene comune. A ridosso delle celebrazioni per il centenario della grande guerra, con i sui 650 mila morti e il milione e mezzo di feriti ,l’essere alpini non puo’ esibirsi in slalom veloci nel presente , mentre si fa sempre piu’ debole il senso di appartenenza e di responsabiltità sociale e qualche spiffero di anti italianita’ in terre di confine soffia inesorabile .
    lo dobbiamo a chi ha fatto la nostra storia, dando fondamento al nostro paese.
    rifletterci non è soltanto unobbligo morale . è prima di tutto una questione d’intelligenza.
    concludo scrivendo il significato di due parole,e a buon intenditor……..
    significato di retorica…arte del parlare e dello scrivere in modo persuasivo,efficace e esteticamente pregevole
    significato di nazionalismo…tendenza ideologica ad esaltare il concetto di nazione esasperando il comune sentimento di attaccamento al proprio paese..

  82. Ándréasz Vöröströjntsév Vőytzékövsky Xylánder-Westermann Némézsász scrive:

    Rispondo in due tranches:
    Alla signor(in)a Elena le ripropongo la mia semplice domanda: perché si rifiuta alle mie richieste di chiarificazione storica?
    Inoltre le ripeto: sono ben d’accordo con lei che in Italia c’è una visione alquanto “buona” delle truppe italiane nella seconda guerra mondiale, ma non comprendo la critica all’ANA perché ricorda le campagne,o peggio, i caduti.
    Se l’ANA lodasse, che ne so, l’”azione pacificatrice in Yugoslavia” allora concorderei appieno con lei, se l’ANA ricordassela “giustezza e importanza civilizzatrice” delle campagne belliche fasciste allora sarei il primo ad essere d’accordo con lei.
    Ma quello che lei critica è semplicemente lo spirito di corpo e il ricordo umano: perché ricordare i caduti di Nikolajewka è sbagliato? Perché ricordare campagne belliche in sé è sbagliato qualora se ne esaltino NON le finalità politiche o belliche ma il ruolo dei comuni soldati?
    So benissimo che all’interno del corpo degli Alpini vi sono fascisti, nazionalisti, persino nazisti, è “normale” trovare feccia all’interno di qualsiasi gruppo né io ho mai sostenuto il contrario.
    In secundis, Lei forse nega il taglio nettamente impreciso e di parte dell’articolo? nega forse le imprecisioni storiche, le generalizzazioni e le dubbie attribuzioni?
    Se sì, beh risponda alle mie domande e, se io sbaglio, sarò felice di ricredermi.
    Al signor Gift, non sono un Alpino, né un avvocato né ho fatto la naja avendo 20 anni, semplicemente m’interessa la storia.
    Può darsi benissimo che io abbia una conoscenza limitata o superficiale di questo corpo così come, onestamente, non è realmente importante il perché io sia qui, su questo sito, finché non ne infrango le regole (cosa che non mi pare d’aver fatto).
    “sempre e comunque attaccatissimi al loro cappello, a conferma del militarismo imperante in quel corpo.”
    È questo il punto su cui non concordiamo: io onestamente non vedo perché esser orgoglioso d’essere Alpini sia un male finché ciò non s’identifica col glorificare le guerre in sé ( e NON il fatto d’avervi partecipato come soldati normali, perché gli Alpini non rimpiangono nostalgicamente il Pasubio o la Russia, semplicemente ricordano con commozione quelli avvenimenti laggiù avvenuti) o col condonare/giustificare i crimini di guerra.
    L’ANA non ricorda Nikolajewka per sostenere la giustezza dell’invasione della Russia bensì per ricordare la tragedia degli Alpini in Russia.
    In ciò non vi vedo nulla né di male né di nuovo considerando che è una cosa comune a moltissimi corpi militari.

  83. Elena scrive:

    Per l’ultima volta: Lei non vuole capire, o non Le interessa. Gli Alpini non ricordano i morti, continuano a ricordare una vittoria (loro) che non c’è mai stata e una rottura della “sacca” di cui devono ringraziare i tedeschi. I loro ricordi di guerra sono sempre improntati al nazionalismo tipico italico. E la retorica dei loro “ricordi” francamente è perfettamente sovrapponibile a quella del Ventennio.
    Le ho già scritto che il mio è un intervento di parte: mi sembra ovvio, così come il Suo. Ed è un intervento, non un trattato di storia. Le ripeto l’invito a frequentare i tantissimi siti degli Alpini che si autoelogiano ed autocelebrano…quello è il Suo posto, si troverà a casa.

  84. Stefano scrive:

    Caro Ándréasz,
    il problema consiste semplicemente (lo dico molto ironicamente) nel fatto che gli alpini continuino tuttora a celebrare il loro passato ed il loro presente in terra tirolese. Una terra che avverte per lo meno come aliena (uso, come vede, un termine educato) la presenza italiana perché abitata in stragrande maggioranza da genti di lingua e cultura tedesca. E non mi si dica che siccome l’Italia ha vinto la guerra, i tirolesi d’oggi devono essere orgogliosi di essere italiani: una risposta del genere farebbe sorridere perfino un italiano.
    In definitiva, si ricordi, sempre che non lo sappia già, che gli alpini in Tirolo rivestono il ruolo, assai poco nobile, di cani da guardia di quell’Italia che in Tirolo era, è e sempre sarà considerata illegittimo occupante.
    Tutto il resto sono acrobazie verbali che tentano di giustificare l’ingiustificabile.

  85. Stefano scrive:

    Leggo soltanto ora un commento a firma di Giorgio, un misto di volgarità ed errori colossali tali da far vergognare qualsiasi italiano di averlo come connazionale.
    Sulle volgarità non mi soffermo, le lascio volentieri a chi le ha prodotte.
    Sul fatto che l’ineffabile Giorgio scriva che INTANTO NON SIETE SUD-TIROLO, gli ricordo che tale indicazione è riportata perfino sui segnali stradali.
    Ma per accorgersene è necessario saper leggere…

  86. Nicola scrive:

    Ecco a Voi un nuovo interessante libro edito da Mondadori:
    La scintilla
    Da Tripoli a Sarajevo: come l’Italia provocò la prima guerra mondiale

    La guerra del ’14 avrebbe potuto essere evitata. Almeno alcuni paesi avrebbero potuto preferire la soluzione dei problemi interni attraverso un’adeguata politica sociale. Si preferì la strada dell’orgoglio nazionale,della demagogia irredentista, del revanscismo, ottimi mezzi, fra l’altro,per distogliere le masse dai loro veri problemi.
    Queste le parole introduttive dei due autori
    Franco Cardini Sergio Valzania

    Buona lettura

    Servus

  87. armin scrive:

    Quoto completamente l’intervento di Stefano: a prescindere da crimini o meriti, gli Alpini in Sudtirol dovrebbero astenersi da commemorazioni, sfilate od altre manifestazioni non gradite!

    Complimenti sinceri ad Hartmuth ed Andreasz per l’analisi storico-politica dei Balcani di inizio ’900

    Per Gift: grande il riferimento alla battaglia di Calliano!
    Però, ad onor del vero, si potrebbe considerare anche la battaglia della Calva (schlacht an der Calven) come il risultato di un tentativo di espansione tirolese in Engadina….

  88. europeo scrive:

    Molto interessanti le opinioni che ho letto, però quelle di Elena e di alcuni altri mi sembrano molto faziose e, soprattutto senza senso. Discutere sulle responsabilità della Prima Guerra Mondiale è inutile poichè non c’è accordo neanche tra i migliori ricercatori storici delle varie nazioni. Certo ognuno di noi può esprimere il proprio parere, basta che non pretenda di imporlo agli altri come verità assoluta (vero Elena?). Comunque accalorarsi per vicende vecchie di un secolo è puerile. E’ necessario guardare al futuro cercando di non fare nuovamente gli errori passati. Sognare un ipotetico Grande Tirolo unito alla Grande Nazione Germanica significa cadere in “nevrosi di potenza riflessa”.

  89. Mut scrive:

    @ europeo:
    ovviamente ogni opinione è rispettabile se allo stesso modo nell’esprimerla non si dimentica il rispetto reciproco, così come ogni abitante del Tirolo è libero di sentirsi appartenente ad una qualsiasi etnia e rappresentare una qualsiasi cultura. Ma onestamente negli ultimi 96 anni ho sempre visto violenza etnica dagli italiani e mai dai tirolesi, i quali come massima colpa hanno solo quella di aver difeso se stessi e la propria identità, qualsiasi fosse la loro lingua.
    Personalmente condivido ogni espressione di Elena e credo che si stia tentando per l’ennesima volta di rovesciare la frittata. Tanto per iniziare nessuno ha mai sostenuto che il Tirolo sia o debba essere unito alla “grande nazione germanica”, anche se è per molti secoli appartenuto al Sacro Romano Impero di Germania.
    In quanto a pretese, credo che l’unica di ogni vero tirolese sia proprio quella di non ricevere imposizioni da parte italiana, cosa purtroppo, sappiamo, successa dalla fine della prima guerra mondiale a tutt’oggi.
    Non fare gli errori passati è fondamentele, su questo concordo, ma altrettanto fondamentale è rimettere le cose al loro posto (e su questo punto non facciamo facile retorica parlando di nostalgici e di Habsburg), rendendo la vera storia ai tirolesi e rimettendo molte cose al loro posto, tutto ciò che la violenza italiana ha cambiato. Dopodichè, tutti amici e palla al centro…

  90. europeo scrive:

    @ Mut: Vorrei capire qual’è l’intenzione vera, al di la della formula “non ricevere imposizioni ecc.” Secondo mè, nell’attuale situazione politico-economica Europea e mondiale, non c’è spazio per piccole entità politico-territoriali. Se ipotizziamo un Tirolo unito e indipendente quale potrbbe essere il suo peso economico e conseguentemente politico nell’attuale assetto? Non dimentichiamo che il P.I. L. di questa ipotetica entità, sarebbe il 50% di quello della sola Lombardia e addirittura il 28% di quello della Baviera. Quale forza contrattuale avrebbe in Europa? Forse meno dell’Estonia o della Slovenia. Sarebbe quindi necessario appoggiarsi a qualcun altro. Forse l’Austria? In questo caso le direttive arriverebbero da Vienna e non da Roma e comunque e sempre da altri organismi superiori, diversi dal Tirolo. Poi prima di rifare il Tirolo fino a Borghetto, sarebbe giusto chiedere il parere degli abitanti del Trentino, di Rovereto, di Ala, di Riva del Garda ecc. Oggi contano solo le grosse entità politiche che, forti della loro potenza economica, possono dettare le regole agli altri.
    Certo Roma ha tante colpe e tanti difetti ma nell’attuale situazione politico-economica credo che i vari movimenti indipendentisti, Serenissimi Veneti, Lumbard, Sardi, ecc. siano movimenti velleitari con poche persone che ne traggono o sperano di trarne utilità, e molte altre, in buona fede e idealiste, che servono ai primi come massa di manovra. Purtroppo è sempre stato cos.ì

  91. Mut scrive:

    Caro “europeo”, preparati allora a diventare “cinese”, visto che i cinesi sono di gran lunga superiori in numero agli italiani ed agli europei, così per il PIL e molto altro rispetto alla “Comunità Europea”.
    Inoltre, ragionando in questo modo cancelliamo pure molti stati europei già esistenti, a proposito, chi fissa i requisiti per poter sperare di difendere la propria identità socio-culturale? L’Italia? Le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale? Gli extraterrestri?
    Il parere delle popolazioni in causa possono essere finalmente prese in considerazione?
    Per quanto riguarda il parere dei “Trentini”, sfondi porte aperte, ricordiamoci che l’Italia ha promesso ben due volte il plebiscito alla nostra popolazione, ovviamente mai realizzato per motivi che gli stessi Mussolini e Degasperi hanno chiaramente argomentato, pochissimi avrebbero optato per rimanere italiani. A Trieste l’hanno concesso solo dopo aver riempito la città di coloni italiani, ottenendo la maggioranza per un pelo.
    Oggi da noi l’esito non sarebbe sicuramente lo stesso di alcuni decenni fa, ma la domanda posta è interessante e sarebbe ora di affrontare anche questi argomenti in sede di Consiglio provinciale, qualcuno sembra inizi finalmente almeno a parlarne:
    http://www.ntnt.eu/scozia-referendum-anche-in-trentino-sondaggio/

  92. Rofreit scrive:

    @ europeo: i movimenti indipendisti all’interno della Repubblica Italiana dovrebbero far capire che l’identità di appartenenza ad una nazione non c’è, non c’era in passato e non ci sarà in futuro. I tempi sono maturi per trasformare la R. I. in una Federazione di Stati come lo sono gli U.S.A.
    Una Repubblica Federale come la Germania, l’Austria, la Svizzera e tanti altri ancora, toglierebbe il centralismo tanto caro al potere di Roma e lascierebbe intanto il potere contrattuale di uno Stato Geografico come l’attuale Repubblica Italiana. Come hai sottolineato nel tuo scritto: “Oggi contano solo le grosse entità politiche che, forti della loro potenza economica, possono dettare le regole agli altri.” bisogna fare del distinguo. Che potere hanno entità piccole come il Liechenstein, Andorra, Principato di Monaco, San Marino, Vaticano, ecc. ecc. ?

  93. Sergio Bortotto scrive:

    Tanto per essere chiari anche sulle vere cause dell’unità d’italia e di tutte le conseguenze gravissime che ancora oggi affliggono i Popoli che sono angariati da questa dominazione colonialista e razzista italiana.
    Ancora oggi c’è chi si ostina a raccontarci le favole.
    Il risorgimento italiano è in realtà un mito inesistente.
    Veri e propri genocidi, massacri, campi di concentramento e l’esodo di popoli sono il marchio indelebile e il prezzo di questa unità d’italia.
    La mistificazione dei 150 anni dell’unità d’italia è un insulto alle vittime innocenti, ai combattenti e patrioti che hanno difeso, anche con l’estremo sacrificio della vita, le loro Patrie.
    La vera storia è a imperitura memoria delle Nazioni, dei Popoli e di coloro che l’italia ha voluto cancellare dalla storia.
    La storia della formazione dello Stato italiano è stata così mistificata che non è facile fornire un quadro abbastanza fedele di tutti gli avvenimenti che portarono a questa falsa unità.
    Dal 1860 in poi è stato eretto dal potere italiano un muro di silenzio sia attorno alle vere cause che questa unità hanno originata sia attorno alla resistenza dei Popoli preunitari contro l’occupazione italiana, molti importanti documenti della quale sono stati fatti sparire o tenuti nascosti.
    Il “risorgimento” italiano, è stato ed è un grande falso storico oltre che un grandissimo crimine.
    Per quanto riguarda i riferimenti fatti all’Impero Austro-Ungarico è utile ricordare altre verità storiche che difettano agli italiani:
    “Per San Marco!” era il grido di battaglia dei combattenti veneti agli ordini del celebre Contrammiraglio austriaco Wilhelm von Tegetthof durante lo scontro navale nelle acque di Lissa.
    “E’ vero che i marinai della Ferdinand Max (una delle navi corazzate austriache della battaglia) salutarono l’affondamento del Re d’Italia (nave italiana) gridando – Viva San Marco ! -.
    E’ vero che a bordo delle navi si parlava veneto, ma questo accadeva perché il veneto era la lingua franca della marineria adriatica e perché la Marina asburgica era l’erede della Marina della Serenissima”.
    Pensate un pò quanto “invasori e dominatori” potevano apparire gli Austriaci con i quali i Veneti hanno combattuto per non diventare italiani.
    L’illegale occupazione italiana del 1866 è molto diversa da quella dell’Impero Austro-ungarico perché quest’ultima non ha cancellato la Serenissima Repubblica di Venezia e non ha preteso di cancellare il Popolo Veneto.
    Il regno italiano allora e oggi lo stato italiano, ha come obiettivo quello della sistematica disintegrazione etnica e culturale del Popolo Veneto e degli altri Popoli così come del rispettivo concetto di nazione: per quanto ci riguarda direttamente opera per un declassamento della Lingua Veneta a dialetto “boaro” dell’italiano, per arrivare alla cancellazione didattica della storia e della cultura veneta nelle scuole di ogni ordine e grado, dalla diaspora di 4 milioni e mezzo di Veneti in 70 anni per carestie, miseria e povertà, agli infiniti morti delle due guerre mondiali, al genocidio di 20.000 istro-veneti infoibati nel 1945.
    Il tentativo di far prevalere nei Veneti un artificiale senso di appartenenza alla nazione italiana è stato portato avanti scientificamente e dopo cinque generazioni cresciute sotto le bandiere italiane, molti Veneti non sappiano più la verità storica riguardo la loro provenienza etnica e culturale.

  94. Paolo Antonio Tocco scrive:

    Ho seguito con molta attenzione questa vostra discussione e l’ho trovata interessante perché ancora una volta porta a dare alle mie conclusioni una ragione di legittimità.È probabile che alla fine potrete dirmi che il mio intervento sia “fuori luogo” rispetto al vostro argomento che è :alpini;Sud Tirolo; nazionalismo….. L’Italia non esiste, non è mai esistita. Esiste un momento storico orribile in cui un tizio autoproclamatosi re della mia terra (la Sardegna) si è lasciato irrettire (senza troppa difficoltà essendo uno dei loro “fratelli di loggia”)dai Massoni delle Logge inglesi rappresentate da Mr.Rothschild e dalla sua banca, a voler “aiutare i fratelli carbonari” a liberarsi dai vari giochi nella penisola italiana. Peccato che il popolo non la pensasse così. Noi Sardi siamo insorti contro i Piemontesi e purtroppo disuniti come sempre siamo stati ci hanno oppresso represso e derubato a “manetta” ed ecco la nascita del “banditismo sardo”. Da poco oltre i confini dello Stato Pontificio il Regno Borbonico aveva un’economia florida, una popolazione felice e ben governata in cui il Re ascoltava più il popolo che i vari nobili ladri e poltronissima. Altrettanto dicasi per lo Stato Pontificio e per ultimo pensiamo al nord, dove per ragioni storiche di sposalizio “di stato e convenienze nobiliari”l’Austria deteneva il potere su le regioni lombarde ed il triveneto(chiamiamolo così giusto per brevità) e non mi pare che a parte la Massoneria bancaria di Mr. Rothschild (che da sempre ha covato odio per il paese in cui ha fatto le sue fortune) la popolazione non stava assolutamente male. La maledetta spedizione di quel losco trafficante di schiavi che era Garibaldi, cui è mi perdoni il Signore Ungherese, fu unità una folta compagnia di soldataglia mercenaria Ungherese (che fu protagonista di efferatezze indicibili) con l’ausilio di truppe Piemontesi guidate dai peggiori macellai di quell’esercito di ladri e assassini, con i denari, le armi, le navi pagate dalla banca Rothschild di Londra dove ragazzi rifugiato Mazzini (grande capo della Massoneria delle Logge europee, hanno invaso ucciso depredare e “unito a forza una serie di popolazioni troppo diverse tra loro per lingua, tradizioni, costumi, climi. Hanno fatto una porcata come questa attuale dell’Europa unità….Ma unita de che? I nazionalismi, le identificazioni che ha il Sud Tirolo, io da Sardo li capisco. Siamo diversi…..Troppo diversi. Avrei capito una federazione come quella Svizzera, di accordi e cooperazione ma lasciando le identità ben separate. Lo vediamo in quest’Europa non voluta da nessuno, Con accordi non voluti ne votati dalle varie nazioni ma imposte dai soliti Massoni furbi dei vari governi nazionali. Quando il trattato di Lisbona fu firmato, già i popoli delle varie nazioni europee avevano già espresso il loro parere negativo ad una porcata come Maastricht, con la sua moneta unica basata su parametri ingiusti per alcuni a favore di altri e sopratutto a favore dei signori di Wall Street ossia di Mr.Rothschild & Co. Per cui non state a litigare sulle fesserie le atrocità o i sogni talvolta da avinazzati di uomini, poveri uomini, illusi da una vita in cui da bambini hanno avuto come me la testa piena di figure mitologiche di eroi che in realtà erano grossissimo furfanti, banditi della peggior specie come Garibaldi Cavour, Mazzini il re nano di,Italia che con 89mila lire e l’aiuto della banca Inglese di Rothschild (che aveva sedi anche a Napoli, Vienna, Parigi……) si è impossessato di territori che avevano tesori in sola moneta contante per più di 620mila lire dell’epoca. Scusate se vi ho disturbato ma da questo ho capito perché alla fine quei pochi delinquenti help abbiamo al potere riescono a starci comodamente: noi abbiamo ideali personali e non siamo una nazione, loro hanno un unico ideale il potere e sono una nazione che indipendentemente dal luogo di nascita di ognuno dei Massoni si chiama LOGGIA ! A QUELLA OBBEDISCONO GLI ABITANTI DI DENARI A !!!!YV7N

  95. Sergio scrive:

    Carissima Elena
    Grazie per la dissertazione (il mito degli Alpini….)veramente ookk ed esauriente,
    ma grazie anche ai dibattiti…epistolari (94 risposte)
    innescatisi, che mi illuminano sul fatto che l’esser “talian” è
    sommamente veramente disdicevole e triste.
    Nato in Weschtirol nel 1936 da genitori lombardi, ho ricordi bellissimi della mia infanzia coccolato dal mito di Sissi e da
    “sizeri” che mai si sognarono di inquadrarmi quale “balilla”
    o cavolate (tristi) del genere.
    Crescendo mi ritrovai “talian ciapà col sciop”..per colpa di un certo “Cesare Battisti”….eroe (traditor…?) e anche se ormai io ottantenne sognavo e sogno il mio Tirolo svanito.
    Ma i dis che son talian…..

  96. ARPITAN scrive:

    Noi Arpitani di lingua franco-provenzale siamo una nazione divisa tra Francia, Svizzera e Italia (Valle d’Aosta e Valli del nordovest della provincia di Torino). I nostri nonni “alpini” nel giugno del 40 furono costretti ad attaccare a tradimento i vicini fratelli francesi con cui condividevano e (condividiamo tutt’ora) lingua (arpitan), usanze e secoli di scambi e parentele. Molti si rifiutarono e furono arrestati. La guerra è sempre e comunque una sconfitta, per tutti. Capisco il risentimento dei “fratelli” tirolesi che è quello manifestato anche da alcuni di noi (detti “abadisti” o separatisti). Noi crediamo innanzi tutto di esistere in primis come nazione dettata da una lingua comune, e perseguire uno stato che ci separi dall’Italia, dalla Svizzera, o dalla Francia come stanno tentando di fare i nostri amici Savoiardi è forse un’utopia politica. Il problema di noi minoranze linguistiche alpine e conservare la nostra identità, quella si intesa come nazione, troppo spesso calpestata, dagli stati nazionali come la Francia, l’Italia e anche l’Austria che tenderebbe a fagocitare le vostre caratteristiche “sudtirolesi”. E in Piemonte ci sentiamo vicini ai nostri fratelli occitani e ai nostri fratelli walser, anche se parlano diverso da noi ma condividono ogni giorno la forzata italianizzazione (e ormai non solo più quella). Né Italia, né Francia, né Austria, né Slovenia, ma un’insieme di popoli che costituiscono, da un versante e dall’altro la vera Europa. http://www.arpitania.eu

  97. TIZIANO scrive:

    Gent.ma Elena,

    putroppo leggo solo ora questo suo articolo di 4 anni fa. Ma il tema è attualissimo, dopo il recente “Sfregio di Bassano” (così io chiamo l’arrogante esibizione del tricolore lungo 1797 a Bassano).

    Anche i veneti sono stati obbligati a diventare italiani, con attacchi di guerra (tutti persi dagli aggressori savoiardi), e con l’inganno (il plebiscito truffa del 1866).
    E’ tempo che anche i veneti CONOSCANO e CAPISCANO.

    Vorrei poter anche comunicarmi tramite e.mail
    grazie

  98. Sergio scrive:

    Alla fine di maggio 1915 le truppe d’invasione italiane, penetrate in territorio austroungarico, occuparono il paese friulano di Villesse, e in breve tempo fucilarono senza processo dei civili innocenti sospettati di essere “austriacanti”, altri ne fecero morire usandoli come “scudi umani”.

  99. giancarlo scrive:

    certo molte ragioni i tirolesi (o sud tirolesi) ne hanno dal punto di vista storico ma vedo molto rancore per non dire odio verso l’italia gli italiani in genere sono stato in vacanza in alto adige (monguelfo) e sono stato accolto bene.Ma ho un difetto sono italiano e per di più iscritto all’Ana sapete ero presente nel 1997 terremoto umbria volontario ovviamente alluvione 2000 val d’aosta volontario ovviamente sono sfortunato non ho avuto nessun contributo pubblico come tutti i miei compagni del resto non ho mai celebrato stragi su monumenti forse ho portato i fiori sul cippo della sede alpina nostra, per quel poco che faccio come iscritto all’ana come del resto altre decine di migliaia di iscritti non è a me che penso ma a chi sta peggio tipo es. colletta alimentare son invasore x questo che cosa celebro? se invece di preoccuparsi a stabilire chi ha ragione o torto si guardasse l’umano in ognuno di noi magari potrebbero esserci delle sorprese positive inaspettate quanto a me chiedo scusa per errori di ortografia .io come amante della montagna,del bello ,dell’onestà,del pulito anche se sono veneto mi sento molto sud tirolese per questi valori sopracitati tanto non c’è monopolio vero? un saluto

  100. Baldo scrive:

    Gentilissimo Sergio,
    ho avuto la fortuna di vivere in un mondo pacificato. Mi accomuno a te perché vivo in una valle dell’arco alpino. Non so quali siano le mie origini, per di qua sono passati tutti. Confederati, Spagnoli, Francesi, Austriaci e Tedeschi. Chi ha portato via e chi ha lasciato qualcosa. Se ci mettiamo a fare la conta non la finiamo più. Sono stato alpino in Sud Tirolo e sono stato trattato con la cortesia che meritavo in quanto ne ho sempre riservata a coloro che mi ospitavano. Se fossi stato fante in Sardegna, sarebbe stato lo stesso. Ho un ottimo ricordo di quell’anno e delle tradizioni sudtirolesi. Constato però che il rancore cola per i secoli come piombo fuso che non si raffredda mai. Io credo che la vera Patria si l’orto di casa e così valga per tutti. Comunque, oggi non si sta poi tanto male, in questo continente, attentati a parte. Meglio di quando ci si invadeva. Un abbraccio, Baldo.

  101. Stefano scrive:

    Leggendo alcuni interventi non posso non rilevare una notevole disinvoltura (uso un eufemismo) nella valutazione delle passate vicende. Qualcuno scrive “invece di preoccuparsi a (rectius: di) stabilire chi ha ragione o torto”: è proprio questo, invece, il punto. L’attuale sistema politico, amministrativo e militare in Sud Tirolo è diretta conseguenza dell’annessione (non richiesta, anzi fortemente combattuta) all’Italia. Impossibile, pertanto, far finta di dimenticare il passato ed ignorare il presente: con il nemico venuto in armi dal Sud non ci potrà mai essere pace, al massimo una tregua, peraltro alquanto vigile. Al lettore che illustra le sue opere filantropiche, ricordo che per fare quello che fa non occorre né la tessera dell’ANA né il cappello da Alpino. Anzi, chi porta oggi i predetti simboli non ha il diritto di dimenticare i criminali atti di guerra commessi da quelle truppe italiane in Grecia, in Albania ed in Africa. Fare l’Alpino in guerra è stato certamente un obbligo, non un onore, viste le vicende storiche e riproporne oggi simboli e vicende è francamente un atteggiamento di profonda inciviltà nei confronti di coloro che dovettero subirne la prepotenza.

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