Il benvenuto ai lettori – Grüβ Gott liebe Leser

Il benvenuto ai lettori – Grüβ Gott liebe Leser

Si apre la porta e si dice buongiorno. Così si fa. O anche Grüβ Gott, si dice,  se si conosce la lingua. Già, se si conosce la lingua. Ma se ci si considera fratelli anche senza conoscere la lingua, senza parlare lo stesso idioma? Se si fa parte di un’unica entità di sentimento pur avendo difficoltà nel comprendersi a parole? Bel problema. Irrisolto. Non irrisolvibile.

Ecco perchè, in sintesi estrema, nasce Welschitirol. Uno spazio di discussione, di approfondimento, di conoscenza, di memoria condivisa, di dibattito. Uno spazio. Piccolo, piccolissimo. Senza ambizioni presuntuose. Ma con un sogno enorme: essere luogo di incontro tra gente che crede nel futuro. Avremmo potuto esordire dicendovi che in questo spazio si ritrovano tutti coloro che credono in una sola patria tirolese. Che questo giornale online si candida ad essere la voce di chi crede in un Tirolo unificato e indipendente. O altro ancora. Ma non lo facciamo.

Perché Welschtirol nasce come una bella serata tra amici. Ci si trova, si fanno le cose di sempre, quelle che a noi piacciono tanto (con tutti i nostri limiti e difetti) si accende un fuoco, si cuociono i nostri cibi preferiti, si beve quel che ci aggrada, si ripete il gesto compiuto milioni di volte dai nostri antenati. E accanto al fuoco si ripensa a chi ci ha preceduto e a chi ci seguirà, alle canzoni che ci piacciono, ai personaggi che abbiamo amato. Non si fa la rivoluzione, accanto ad un fuoco notturno. Ma si semina e si raccoglie. Si raccoglie quel che il nostro passato, la nostra storia, il nostro sentimento di Heimat ha fatto germogliare in noi, dandoci quel senso di appartenenza a cui spesso non sappiamo dare un nome. E che sentiamo premerci sul petto come un amore non ricambiato o non dichiarato. Si semina perchè tutto ciò che ci preme nel petto abbia un futuro. Abbia altri fuochi, altre speranze, altre certezze.

Ecco, se con questa nostra fatica, con questo sito di raccolta e di proposta, riusciremo a  dialogare con i nostri fratelli di lingua germanica, se riusciremo a superare e a far superare quella sorta di complesso di inferiorità dei trentini e dei tirolesi di lingua italiana nei confronti di chi parla tedesco, allora avremo compiuto un piccolo capolavoro. Il Welschtirolese non è il fratello meno riuscito del Tirolese.  E il Tirolo, come hanno capito in molti, ha un futuro solo se diviene una terra ‘sperimentale’ della possibile Europa di domani. Una terra con uomini capaci di difendere quel che hanno alle spalle, senza chiusure sciocche e capaci solo di far inaridire le radici, per poter progettare con forza il proprio futuro. Apriamo una porta, diciamo buongiorno sorridendo. Ci aspettiamo la visita di gente tosta, che sa stringere una mano e rispondere a sua volta buongiorno. O Grüβ Gott.

 

Man öffnet die Tür und sagt „buongiorno“. So gehört es sich. Oder man sagt „Grüβ Gott“, wenn man die Sprache beherrscht. Jawohl, wenn man die Sprache beherrscht. Aber was ist, wenn wir uns als Brüder betrachten, auch wenn wir nicht die gleiche Sprache sprechen? Wenn wir gefühlsmäßig zusammen gehören, auch wenn wir Schwierigkeiten haben, uns mit Worten zu verständigen?  Ein echtes Problem. Ungelöst, aber nicht unlösbar.

Aus diesem Grund ist, letzten Endes, die Seite Welschtirol entstanden. Als Raum für Diskussionen, zum Vertiefen, zum Kennenlernen, zum gemeinsamen Erinnern. Ein kleiner, winziger Raum,  ohne hochgestochene Erwartungen, aber mit einem großen Traum: Treffpunkt zu werden für alle, die an die Zukunft glauben. Wir hätten gleich mit der Behauptung beginnen können, dass sich in diesem Raum alle treffen, die an das eine Tirol als gemeinsame Heimat denken, dass diese Seite das Sprachrohr aller jener sein wolle, die an ein geeintes und unabhängiges Tirol glauben usw. Aber das machen wir nicht.

Die Seite Welschtirol entsteht vielmehr wie ein schöner Abend unter Freunden. Man macht das, was man immer macht und was man gerne tut (mit allen unseren Fehlern und Beschränkungen), man macht Feuer, kocht die Lieblingsspeisen, trinkt was beliebt, so wie es unsere Vorfahren Millionen Mal gemacht haben. Und am Feuer denkt man an die, die uns voraus  gegangen sind, und an die, die uns folgen werden, an unsere Lieblingslieder, an die Menschen, die wir geliebt haben. Man macht keine Revolutionen am nächtlichen Feuer, aber man sät und man erntet. Man erntet das, was unsere Vergangenheit, unsere Geschichte, unser Heimatgefühl in uns hat keimen lassen, das was uns jenes Zugehörigkeitsgefühl gegeben hat, für das wir oft keinen Namen finden, und das uns wie eine unerwiderte oder unerklärte Liebe bedrückt. Man sät, damit alles, was uns bewegt, eine Zukunft habe, andere häusliche Feuer, andere Hoffnungen und andere Gewissheiten.

Wenn es uns mit diesem Werk, mit dieser als Treffpunkt und Platz für Anregungen gedachten Seite gelingt, mit unseren deutschsprachigen Brüdern ins Gespräch zu kommen, wenn es uns gelingt, diese Art von Minderwertigkeitskomplex zu überwinden, den Trentiner und italienischsprachige Tiroler gegenüber den Deutschsprachigen oft empfinden, dann haben wir unser Ziel erreicht. Der Welschtiroler ist kein minderer Tiroler. Tirol hat, wie viele verstanden haben, nur dann eine Zukunft, wenn es ein Experimentierfeld eines zukünftigen Europa.wird. Ein Land, dessen Menschen zur eigenen Vergangenheit stehen und gleichzeitig offen sind für die Gestaltung der Zukunft. Öffnen wir eine Tür und sagen wir lächelnd „Buongiorno“. Wir erwarten uns den Besuch von Menschen, die wissen, was sie wollen, und bereit sind, eine Hand zu schütteln und mit „buongiorno“ zu antworten; oder mit „Grüβ Gott“.

34 risposte a “Il benvenuto ai lettori – Grüβ Gott liebe Leser”

  1. Thomas Winnischhofer scrive:

    Mauritz hat mir aus dem Herz gesprochen! Ich wünsche den Machern dieser Heimseite alles alles Gute und viel Glück bei eurem Vorhaben! Wir werden euch unterstützen!
    Ein Tirol

  2. Marco de Tisi scrive:

    In un territorio legato per secoli alla Casa d’Austria, è la ricerca della nostra identità negata a progredire a vista d’occhio: questa è la terra la cui storia ha visto consolidarsi nel tempo valori quali lealtà, dedizione al lavoro, rispetto delle regole e dell’ ambiente, coscienza collettiva, senso dell’etica della responsabilità. Si tratta di una ricerca supportata oggi da mezzi di comunicazione che non soggiacciono alla discrezionalità dei detentori del potere che sovente hanno operato – e perseguono nel loro intento – contro lo spirito identitario dei tirolesi di lingua italiana. Identità del Tirolo Meridionale, sta scritto in calce al biglietto che indica il sito. Ed è anche grazie a tali strumenti che emerge con forza la riscoperta delle proprie radici a distanza di intere generazioni. Lo testimoniano le rifondazioni di Schützenkompanien del Welschtirol, che si susseguono anno dopo anno e sono corroborate da un rigore storico incontrovertibile. Esse avvalorano il concetto riportato dal quotidiano “la Repubblica” in data 27 maggio 2006, in occasione della rifondazione della S.K. Anpezo Hayden / Cortina d’ Ampezzo. Mentre la Lega Nazionale stigmatizzava “lo schiaffo all’italianità”, il noto giornale dedicava un ampio servizio all’ avvenimento. Titolo dell’articolo : “Ciò che i padri hanno dimenticato, i nipoti ricordano”.

    edelmann1535

  3. Heinrich Edling von Boffa scrive:

    Valori… Rispetto delle regole….Lealtà…dedizione al lavoro…coscienza collettiva… Musica per le mie orecchie e per quelle del mio alter ego Moritz Felix. Musica celestiale. Una sinfonia in mezzo al baccano terrificante e alla cacofonia della società italiana odierna (e non solo di quella). Le cose che Marco scrive, ovvero l’individuazione dei motivi fondanti di una comunità, quello che possiamo chiamare per semplicità il ‘comune sentire’, è il passo fondamentale nella costruzione di una comune patria del cuore. Cui segue, inevitabilmente, la patria materiale e reale. Quando si è individuato il contenitore e ci si aggiunge il contenuto ecco fatta la comunità che riconosce se stessa, si autodefinisce e si presenta compatta al confronto. Con gli amici o con gli avversari (che quelli che vorrebbere schiacciare o negari l’identità altrui per imporre la propria o per imporne una di fantasia). Riscoprire e ricordare, ricollegare i fili del passato: Marco lo fa con poche e azzeccate parole che ben fotografano l’identità tirolese. Ben vengano poi gli articoli di giornale, certo. Ma non sono quelli i riconoscimenti che servono. L’importante è il riconoscimento che si fa ogni giorno con gli occhi e con il cuore. Reciprocamente. Guardandosi in viso e stringedosi la mano.

  4. Matteo scrive:

    Salve, mi chiamo Matteo e sono uno Schutzen del Welschtirol .
    Orgoglioso di esserlo come i miei Antenati, secondo quello che mi ha raccontato prima di perderlo. Mio Nonno a vissuto quasi tutta la sua vita in Österreich, a combattuto per la Haimat ,sapeva parlare e scrivere quattro lingue, compreso il Sudtirolerisch, e sapeve scrivere in Gotico Antino. Comunque come mio Nonno ce ne èrano tanti altri mi raccontava , di Valsuganotti che credevano nella Haimat.
    Mi raccontava che durante la 1° guerra qui si combatteva per salvaguardare il territorio e le tradizioni del Tirolo pur essendo in una terra di confine, infatti mi disse che i paesi qui in Valsugana erano distrutti perchè si combatteva. Ricordo sempre che qui era una Terra di Confine, vicini al nostro Assalitore. Ricordatevi Compatrioti di Qualunque Lingua o Etnia
    che sulle Terre di confine le sensazioni e il credere in qualcosa si accentua molto di piu che in altri posti, pur essendo piu difficile , lascio a voi ….l’ intesa.
    Uniti per un Tirolo Frei.
    Uniti siamo piu Forti, questo ce lo insegna la Storia che fa da Scuola.
    Matteo.
    Schutzen Heil.

    Hallo, mein Name ist Matthew und ich bin einer von Schutzen Welschtirol.
    Stolz darauf, wie meine Vorfahren sein, je nachdem, was ich vorhin sagte zu verlieren. Mein Großvater lebte fast sein ganzes Leben und Forstwirtschaft, für Haimat zu kämpfen, konnte sprechen und zu schreiben vier Sprachen, darunter Sudtirolerisch, und schreiben Sie in Gothic Wusste Alte. Doch wie mein Großvater es gab viele andere erzählte mir, die glaubten, in der Valsuganotti Haimat.
    Er erzählte mir, dass während des 1. Krieges wurde hier, um das Gebiet von Tirol und Traditionen zu schützen, während sie in einem Grenzgebiet kämpfte, in der Tat gesagt, dass die Länder hier in Valsugana zerstört wurden, weil sie kämpften. Ich immer daran, dass hier war eine Landgrenze, in der Nähe unserer Angreifer. Denken Sie daran, Landsleute aus irgendeiner Sprache oder Volkszugehörigkeit
    dass auf der Borderlands und fühlen sich an etwas glauben viel mehr als an anderen Stellen akzentuiert, obwohl schwieriger, ich muss dich verlassen …. ‘s verstanden.
    Gemeinsam für ein Tirol Frei.
    Gemeinsam sind wir stärker sind, lehrt uns, dass diese Geschichte aus der Schule tut.
    Matthew.
    Schützen Heil.

  5. Renzo scrive:

    Ciao Matteo,
    Accogliamo con molto piacere il tuo saluto e la tua presentazione. Non possiamo che essere onorati di essere raggiunti nel nostro viaggio da persone che amano la nostra Heimat, il Tirolo.
    A risentirci.

  6. Silvano scrive:

    Serata fantastica sul Monte Spolverino in Val di Sole. Un bel fuoco del Sacro Cuore in compagnia degli amici dell’Associazione Storico Culturale Linguistica “El Brenz”.

  7. Vivissimi complimenti per il sito e i valori che portate avanti.
    Sono emigrato da pochi anni in Südtirol quindi sto cercando di assimilare la cultura e la storia locale come meglio posso.
    Ci terrei a mettere in luce un aspetto circa la creazione di un Euroregione tirolese. Non che sia contrario a una riunificazione, anzi. Credo non si debba cadere nella trappola architettata dai poteri occulti, gli stessi che pianificarono la I° Guerra Mondiale e che stanno preparando la Terza. Il disfacimento degli stati nazionali è uno dei cardini della “loro” politica. Una euroregione sarà solo il tassello di una dittatura europea già tracciata dal trattato di Lisbona con la costituzione della Eurogendfor. Ne consegue che una una regione, per quanto estesa non avrà mai la forza (numerica, militare, economica) per opporsi a dissennate politiche modialiste e di melting pot culturale/demografico.
    Concludendo il mio intervento credo che il futuro migliore, in questo contesto storico, sia la riunificazione con la Heimat autriaca nell’ottica di una resistenza, ai genocidi piani della cricca degli storici banchieri, insieme alle nazioni che stanno cercando una autonomia energetica e militare dai “liberatori” dell’ultima guerra.
    Mi piacerebbe anche a me una Europa di macroregioni, sicuramente più rappresentativa delle istanze dei popoli ma attualmente faremmo il “loro” gioco.
    Grüβ Gott aus Vinschgau da un romagnolo “tedesco” da sempre.

  8. Andrea Meneghini scrive:

    @Thomas: Vielen Dank für Ihre Hilfe, damit wir Ihnen stolz zu sein

  9. alex scrive:

    La lingua ha in sè poca importanza e le difficoltà conseguenti si possono facilmente superare, basta un po’ di volontà. Quello che conta invece, come dice bene il Sig. Heinrich, è il comune sentire, il comune far fronte al pericolo dell’omologazione nazionalista. Conta l’orgoglio di appartenere a un Popolo che affonda le radici in secoli di pacifica e serena convivenza, resa possibile dalla condivisione degli stessi valori. Condivisione che, in più occasioni di pericolo, ha reso possibile anche la comune e strenua difesa della Heimat.
    In ogni caso dobbiamo tener presente, che se esiste ora un problema lingua, lo dobbiamo a quella sciagurata parentesi negativa, nel corso della quale ci è stato impedito in tutti i modi di professare i nostri sentimenti e i nostri contatti, con la proibizione e l’intimidazione, attraverso un’atroce repressione. Uno degli obiettivi di tanto accanimento è stato appunto la lingua tedesca, proibita a quelli di madrelingua, come ai tirolesi meridionali che l’avrebbero voluta imparare. Quei lunghi decenni di proibizione hanno causato questa stortura, che incolpevolmente dà ai tirolesi di lingua italiana questo handicap nel rapporto con i fratelli di lingua tedesca. Senza questa brutta parentesi, potremmo essere anche noi “sudtirolesi” felicemente bi-trilingui, proprio come i nostri fratelli ladini di Gardena e Badia, che vedo come esempio e laboratorio ottimamente riuscito di come dovrebbe in futuro essere il Tirolo, il LIBERO STATO DEL TIROLO-FREISTAAT TIROL.

  10. Vesco scrive:

    Salve! Ho trovato questo sito per caso e, ovviamente, lo ho subito messo tra i miei preferiti. Sono della Valsugana e ho 34 anni. E’ chiaro che mi considero un Tirolese e da quando ebbi la fortuna di leggere il libro della nostra storia, a 17 anni, ho capito la nostra verità storica. Il problema di base da noi, è l’ignoranza data dalla non conoscenza della nostra storia. Se i trentini conoscessero la nostra storia, la nostra regione cambierebbe, si recupererebbe quei principi, valori, identità che purtroppo sono stati offuscati dal 1918 in poi. Il nostro compito è far conoscere a più gente possibile la verità storica; ci dobbiamo svegliare dal sonno fascista, e riprenderci quell’identità e quella Regione che ci appartiene. Servus

  11. Marco Grossmann scrive:

    Grüβ dich Vesco, siamo molto felici che un Tirolese dichiarato mostri interesse a questo sito.
    Quanto sostieni nel Tuo commento è condiviso da tutti noi e rappresenta uno degli scopi che con la massima modestia stiamo cercando di compiere.
    Altro strumento importante del sito, rimane il blog, vero e proprio punto d’incontro del nostro popolo tirolese, dove senza filtri politici è possibile condividere informazioni altrimenti non divulgate.
    A presto.

  12. Heinrich Edling von Boffa scrive: scrive:

    Ah sì, sarà davvero contento anche il mio amico Moritz Felix delle gentili parole dell’amico tirolese. Perchè io so che lui pensa una cosa: l’importante, alla fine dei conti, è testimoniare. Con il proprio comportamento, con la propria presenza, con le proprie parole, con la propria ‘resistenza’. E un giornale come questo è proprio, in primo luogo, testimonianza. Pensa, il mio amico, che non si debbano piegare le gionocchia di fronte a chi vorrebbe cancellarti o vorrebbe eliminare ”tutto cio’ che ha un volto, che vive seguendo il cuore, che non è ordinario, che non chiede altro che solitudone”, come recita uno dei protagonisti del grande racconto teatrale 3 Novembre 1918 di Franz Theodor Csokor. Un libro che Moritz ama e che amo anche io. E che vi consiglio di leggere. Dio conservi.

  13. Riccardo scrive:

    Ciao a tutti, sono veneto e spero che la mia terra torni libera, così come auguro a voi tirolesi, di lingua italiana, tedesca e ladina, di ritrovare quello che a noi hanno tolto nel 1866, a voi nel 1918, la libertà.

  14. Stefano scrive:

    Un saluto da un “senza terra” che sa bene quale dovrebbe essere la sua terra. Nato a Trieste, anzi nel Territorio Libero di Trieste con un nonno militare sotto l’Austria e l’altro “rastrellato” dall’esercito italiano, e residente nella terra di mia moglie, il Welschtirol. Da qualche anno sto faticosamente ricostruendo quella che è stata la storia delle nostre due maltrattate, derise e sfruttate terre. Ho trovato per caso questo sito e con piacere l’ho inserito tra i preferiti. Per quanto riguarda Trieste qualcosa si sta muovendo (http://triestelibera.org/it/) e mi auguro che Welschtirol.eu, con la collaborazione di tutti noi, riesca a fare altrettanto.

  15. Elena scrive:

    @Stefano
    Benvenuto dal Küstenland…..
    Purtroppo sappiamo bene anche in Welschtirol quanto sia faticoso ricostruire quello che l’Italia, in poco più di 90 anni, ha sistematicamente cercato di demolire e distruggere.
    Trieste era il porto dell’Impero: e anche se oggi questa bellissima città, che non è mai stata italiana, ma cosmopolita, è disseminata di tricolori ogni due metri, rimane ben chiaro chi l’ha fatta grande…
    Della tua bella città natale ricordo con piacere e commozione due episodi: uno molto recente, quando una coppia di Triestini miei clienti mi ha detto chiaramente che “tutto quello che di bello ha Trieste ce lo ha fatto l’Austria”.
    Un altro è il racconto, fatto da un Primario di Psichiatria in Sudtirolo: in una intervista di qualche anno fa raccontava che il nonno,triestino, giudice del K. K., nel momento in cui la sua terra è diventata Italia è andato in pensione “perché per l’Italia non voleva lavorare”….
    Abbiamo molto in comune….compresi centinaia di anni di cultura e civiltà. Cerchiamo di metterle in pratica anche oggi….

  16. Jager scrive:

    Entro anche io in questo sito, con molte mie cose da raccontare, nonostante la mia giovane età (24 anni). Devo ringraziare chi mi ha raccontato e spiegato la vera storia, chi, con le sue testimonianze mi ha aperto gli occhi e non da ultima la mia sete di verità sulla nostra storia.
    Ringrazio tutti voi che portate avanti idee che condivido appieno. Se posso dare il mio contributo lo faccio con il più grande onore di servire la Dea della storia!

  17. Luis Walter scrive:

    Habe gesehen daß in der Rubrik “Namen” Josef Noldin aufscheint. Ich habe 2012 eine Doku-TV-Film mit dem Titel “Auf Josef Noldins Spuren- der Mann der Katakombenschulen” gedreht. Wer sich interessiert: Es gibt davon DVDs in deutscher Sprache.
    Ho letto nella vostra rubrica “nomi” Josef Noldin. Nel 2012 ho fatto un film TV-documentario, versione in lingua italiana: “sulle orme di Josef Noldin- l´ uomo delle scuole catacombe” . Per chbi si intressa esistono DVD in lingua italiana.
    info@studiowalter.it

  18. Dro in tiroll scrive:

    Dro in tiroll è quello che scriveva mio bisnonno sulle cartoline che spediva alla famiglia dal fronte…..
    complimenti per il sito scoperto da poco e gia’ molto pubblicizzato…
    per quanto riguarda la prefazionione a me piace dire-non ci sarebbe stato Tirolo senza Trentino e oggi non ci sarebbe Trentino senza Tirolo-
    questo sito è un tassello in piu’ nel riacquistare e divulgare la storia della nazione tirolese che ancor oggi trova troppi muri di gomma sopratutto nei media e cata stampata….

  19. Candida Sentenza scrive:

    Entusiasta

  20. Gianpaolo Saleri scrive:

    Complimenti vivissimi!

  21. Andrea Catalano scrive:

    salve a tutti da Bolzano. non avevo visto questa sezione di “ingresso”.
    Bene. Bene. :-D

  22. KAISER scrive:

    Buon giorno o gruss gott come preferite…
    ma tutti quei commenti feroci contro l’italia sono proprio necessari da parte di chi vorrebbe esprimere apertura ai fratelli? o vi sono in europa fratelli di serie a e serie b?
    l’orgoglio per le proprie radici deve nutrirsi di odio verso le radici degli altri?
    sommessamente ricordo che ognuno ha la propria patria che ama non solo i tirolesi che amano la loro…gli uomini sono uguali su tutta la faccia della terra e come scrivete on si dividono solo perchè parlano lingue diverse…
    salvus

  23. testori giovanni scrive:

    complimenti per il vostro sito che trovo molto interessante e scoperto solo oggi! trovo molto bello questo ‘benvenuto’ ai visitatori….credo che vi visitero’ spesso. una considerazione….credo che molti italiani…. molti..ma molti guardate ! sopratutto i giovani….non conoscano la storia del sud tirolo e welsch tirol….e i commenti su fatti politici riportati dalla stampa su che sento a milano ma credo anche nel resto dell’italia siano :’cosa vogliono e che pretendono di piu’ questi che sono agevolati come regione autonoma,come si permettono di parlare e mettere indicazioni stradali nella loro lingua’….ebbene sapessero il perche! per fortuna ci sono siti come questo che possono far aprire gli occhi e le menti.

  24. Elena scrive:

    @ KAISER
    Quasi troppa „carne al fuoco“ nei Suoi interventi…vediamo di rispondere, per quanto possibile.
    - I Welschtiroler che sono emigrati non sono emigrati „per colpa“ dell‘impero austro-ungarico, ma perché erano tempi di estrema povertà in tutto l’arco alpino, non solo nel piccolo e povero Welschtirol. La grande ondata di emigrazione dal Welschtirol è avvenuta dopo l’annessione all’Italia. La bella Italia che Lei ama vanta ondate di emigrazione non indifferenti … dà anche qui la stessa spiegazione? Per la cattiveria dell’Italia?
    - Dove Lei abbia studiato la storia non mi è dato di sapere: ma mi piacerebbe conoscere le fonti di “la parola Trentino era vietata dalla polizia e da Innsbruck etc etc“. La parola Trentino non è mai stata vietata da nessuno, ma definiva per lungo tempo soltanto gli abitanti di Trento.
    Ben diverso l’intervento dell’Italia sulle parole Tirol, Tirolo, Habsburger, Österreich…cioè su tutto quello che dimostrava con chi abbiamo condiviso la nostra storia. Dedichi un po‘ del Suo tempo a questa pagina: troverà molto della storia di questa terra e delle sofferenze dei suoi abitanti.
    - „Achte jedes Mannes Vaterland, aber das deinige liebe“ (Gottfried Keller) „Rispetta la patria di ognuno, ma ama la tua“. Questo è uno dei „nostri“ detti: noi la patria altrui rispettiamo, può dire la stessa cosa dell’Italia? Che ci ha rispettato? Herr KAISER, cerchiamo di non esagerare con le barzellette …
    - Proprio noi Tirolesi siamo un esempio: un popolo, tre lingue. Funzionava certamente meglio in passato … “Wir sind ein Volk … von Kufstein bis Borghetto“ – „Noi siamo un popolo … da Kufstein a Borghetto“
    - Non c’è nessun male a sentirsi trentino. Però cerchiamo anche di ricordarci che sono gli Italiani ad averci attaccato, e che gli Italiani erano quelli che sparavano sulle teste dei nostri nonni e bisnonni. Perché questa è la realtà. Se poi Lei si sente italiano, non c’è nessun problema. Può anche sentirsi giapponese o giamaicano. Ognuno ha diritto di scegliersi la patria che vuole. Ma non può imporla agli altri.
    - I Welschtiroler emigrati non sono emigrati come trentini, ma come Tirolesi: si prenda il tempo di leggere e capire quello che scrive Everton Altmayer sulle nostre pagine. Il PAT se ne è servito per meri scopi politici: e gli emigrati Tirolesi sono diventati Trentini. Voilà, la bacchetta magica del PAT.
    P.S.1 Non se la prenda, ma trovo il Suo Nickname curioso … se noi Welschtiroler pensiamo ad un Kaiser, non è Maximilian der Erste (anche se gli dobbiamo il Landlibell) ma pensiamo al Cecco Beppe … ci rifletta!!!
    P.S.2 Questa Webseite si chiama „Welschtirol.eu“. Lei pensa sia un caso o forse è perché noi ci sentiamo Tirolesi?
    Einen schönen Abend noch…
    Übrigens, wir grüssen mit „Servus“ und nicht mit „Salvus“ 

  25. Elena scrive:

    @Giovanni
    Ciao Giovanni, benvenuto in Welschtirol!!
    Grazie per il Tuo apprezzamento. Purtroppo la mancata conoscenza della storia non riguarda solo l’Italia, ma anche noi. E’ il solito vecchi sistema: se non sai da dove vieni, non sai neppure dove andare. E questo piace molto ai poitici…così ci possono plasmare come vogliono. Vecchia e sperimentata strategia.
    Ma per fortuna ci sono anche persone che mantengono “in allenamento” le loro cellule grigie…
    Un caro saluto dal Tirolo del sud

  26. gianmario scrive:

    Complimenti per vostro sito e per l’opera informativa e formativa che si propone. Ritengo che se gli italiani conoscessero quanto fatto dopo la 1.guerra mondiale dalla Val d’Aosta, al Tirolo fino a Gorizia e Trieste, dal Regno d’Italia che ha sponsorizzato il fascismo, semplicemente si vergognerebbero. L’Austria-Ungheria ha tenuto insieme per secoli, con molta meno violenza di quella dimostrata e attuata da tutti gli “Stati successori”, oltre una dozzina di nazionalità diverse!! La storia insegni almeno a disprezzare tutti coloro che sbraitano per la loro libertà, ma a danno di quella dei vicini!! Da certi “liberatori” come da …certi amici ci guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io”!!! Con affetto.

  27. KAISER scrive:

    @elena
    in primis chiedo venia per la chiusura: so che si dice servus ma con la fretta sul pc mi è scappato salvus che non c’entra nulla.
    il mio nickname è curioso perchè io sono un Kaiser!
    mi piace la sua foga e irruenza con la quale vuole convincere che la verità è tutta oltre il confine di salorno e che la storia è solo quella che si impara a nord del brennero. io, che non ho la sua sicurezza di avere la verità in tasca e del fatto che essere italiano giamaicano giapponese è peggio d’essere austriaco, non porto nemmeno con me la pretesa e conoscenza assoluta della verità.annoto con umiltà che non mi permetto di dire come faceva von Ranke “wie es eigentlich geschehen ist”, mentre pare che nell’esporre le loro legittime e pulsionali opinioni, molti tirolesi adottino questo sistema. nell’europa delle nazionalità diverse c’è spazio solo per la regione del tirolo quale faro guida?gli altri sono tutti inferiori?
    per l’emigrazione lei sa benissimo che nel trentino dopo la cessione del veneto all’italia venne impedito il commercio con dazi spaventosi con le regioni confinanti e l’emigrazione vi fu anche nell’800. non si può leggere tutto, in un solo verso.l’italia come l’impero austro-ungarico e la prussia e la russia e la gran bretagna ai primi ’900 facevano a gara ad essere più imperialiste l’una dell’altra. tante sono le questioni complesse e da leggere con distacco.se però continuiamo a discuterne così da un piedistallo,non si arriva da nessuna parte.personalmente posso apprezzare la passione che mettete nel portare avanti la vostra visione di patria, ma non accetto che si metta in discussione, in dubbio e si ironizzi sulle credenze e passioni altrui.in trentino ci sono persone che sulle vostre oneste credenze hanno costruito fortune politiche e imboniscono persone semplici simpatizzanti che bevono qualsiasi cosa esterofila.
    ad maiora e ancora complimenti per l’impegno ma la distanza di posizione,non di rispetto, rimane tutta.
    PS1: appena recupero il documento sul divieto imposto all’uso del nome trentino, lo posterò.
    PS2:perchè dite di essere un solo popolo da Kufstein al borghetto? e se sotto salorno qualcuno non volesse far parte del popolo tirolese (absit jniuria verbo), cosa facciamo? lo obblighiamo con lo stesso deprecato metodo che giustamente viene imputato al fascismo?
    PS3:sul landlibell ci sarebbe da dire molto.anni fa si fece un bel convegno a tn, ma ci fu chi,nonostane il profondo lavoro storico espsoto, non volle vedere nello stesso quello che realmente era:una sistemazione fiscale di aspetti feudali, ma solo la nascita degli schutzen dell’allora tirolo.
    chiudo non voglio annoiare
    servus

  28. felix scrive:

    Cari amici del Welsch-Tirol,
    sono Sud-Tirolese di madrelingua tedesca e mi piace tantissimo l’identità tirolese della gente del Welsch-Tirol. Spero in un futuro insieme dell’intero Tirolo!
    Auf Wiedersehen!

  29. gift scrive:

    Se c’è una cosa che non sopporto è la boria tutta italiana di denigrare o minimizzare tutto ciò che non fa capo agli interessi della ‘fantomatica’ nazione italica. Si arriva persino a mettere in dubbio precisi e documentati fatti storici o a travisarne i contenuti secondo la propria convenienza. Facendosi un baffo dell’altrui libertà di opinione, si critica e si condanna sistematicamente ogni legittima aspirazione, ogni professione di appartenenza all’antico Tirolo, quasi fosse un’offesa rivolta al popolo italiano. Non credo che un tedesco possa arrivare a ritenersi offeso, perchè uno svizzero di lingua tedesca si sente giustamente svizzero, nè un francese per uno svizzero di lingua francese e forse nemmeno un italiano per uno svizzero di lingua italiana. Nemmeno i valdostani, che rivendicano ascendenze francesi, sono fatti oggetto di un trattamento simile al nostro. Chissà perché solo nei nostri confronti si è scatenata una crociata antitirolese che imperversa da quasi 100 anni! E questo, nonostante in Italia si ami autodefinirsi paladini delle libertà e dell’autodeterminazione dei popoli …degli altri evidentemente. Proverbiale doppiezza!

  30. Suganertal scrive:

    Gift, concordo con te, e la mia rabbia è pari alla tua. L’unica spiegazione che riesco a darmi è che sia solo un fatto di guerra, della prima ovviamente (della seconda, sai, morto Mussolini nessuno era più fascista, tutti bravi e buoni). Contro i francesi guerre non ne abbiamo fatte (tolgo sempre la seconda, colpa dei “cattivi”, giammai degli italiani), anzi, l’Unità d’Italia s’è fatta grazie a loro. Contro gli svizzeri nemmeno, sempre stati lì tranquilli e neutrali. Contro l’Austria, l’Italia ha fatto una guerra intera, ed essendo noi parte di quel mondo paghiamo l’essere ancora nemici. Da qui l’accanimento continuo.
    So che il tuo intervento era quasi retorico, queste cose le sai anche tu meglio di me, ma volevo sfogarmi! :-)

  31. gift scrive:

    Infatti, caro amico Suganertal. Il mio intervento, ovviamente e volutamente retorico, era dovuto agli interventi del sedicente “imperatore” di cui sopra. Come logica e altrettanto scontata era la risposta a quel mio “chissà perché”, spiegazione a noi tutti arcinota e non da ieri!
    Sfogarci, esatto. Per il momento limitiamoci a liberare le tensioni muovendo le cose perlomeno in forma verbale, nella fiduciosa attesa che nel frattempo tutto volga per noi al meglio.

  32. Stefano scrive:

    Leggo solo ora l’intervento di Kaiser (?) nel quale si parla, tra l’altro, di Veneto e di emigrazione. Sull’argomento mi limito a riproporre un breve passo dell’autore veronese Berto Barbarani (1872-1945), tratto dalla poesia dialettale “I va in Merica” (Vanno in America). Il contesto storico è quello del Veneto post-annessione in Italia, la quale ha messo sul lastrico la popolazione rurale con la tassa sul macinato; si parla di alcuni contadini, i quali “na festa, seradi a l’ostaria, co un gran pugno batù sora la tola: «Porca Italia» i bastiema: «andemo via!»” (un giorno di festa, rinchiusi in un’osteria, con un grande pugno sbattuto sulla tavola, così imprecano: “Porca Italia, andiamocene via!).
    Non c’è altro da aggiungere.

  33. Stephanus scrive:

    Un caro saluto a tutti, e un grande ringraziamento ai curatori del sito e del blog, che ormai da mesi visito quasi quotidianamente. Purtroppo queste pagine sono una piccola isola sana in un mare di revisionismo, odio e vilipendio, ma ciò le rende ancor più necessarie, soprattutto per noi welschtirolesi che abitiamo una terra ormai defraudata (col benestare della maggioranza dei suoi abitanti) della sua secolare identità storica, come si è visto in questi giorni. Dunque continuate così! E speriamo che in futuro l’atteggiamento storico-intellettuale aperto e maturo che qui si respira non sia più l’eccezione.
    Cento anni fa l’esercito invasore occupava per la prima volta le vie del mio paese, vincendo strenuamente l’insuperabile resistenza di una manciata di vecchi e ragazzi, fra i quali mio nonno diciottenne…un saluto dalla frontiera sudorientale.

  34. Marco L. scrive:

    Vedo sempre più bandiere tirolesi girando per il Trentino/Welschtirol,una bella cosa,sono ancora poche ma spero che con questo mezzo di informazione si chiarisca sempre più la giusta identità di noi cosiddetti trentini,il mio augurio è che ci sentiamo sempre più un popolo, popolo unito anche con i sudtiroler di lingua tedesca, solo uniti si vince.
    Il motto latino degli antichi romani era divid et impera non lasciamoci dividere sentiamoci uniti e nessuno cancellerà la nostra identità.

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