Ignoranza o malafede?

Storia del Territorio - Geschichte der Region

Il giorno 2 giugno è apparso sul giornale l’Adige un articolo a firma di Maria Garbari dal titolo „Il sogno del Gaulaiter salvare l’Alpenvorland“. Unico scopo di questo articolo, che si maschera come contributo storico, sembra essere di gettare fango sugli Schützen Tirolesi e dividere quelli del Welschtirol da quelli del Südtirol. Secondo la tesi della signora Garbari il Gauleiter (che la Garbari scrive  Gaulaiter, dando prova esilarante delle sue conoscenze in materia) nonché commissario supremo della zona operativa Alpenvorland (Prealpi), Franz Hofer, avrebbe seguito una doppia strategia per salvare questa zona come feudo personale anche dopo il crollo del regime nazista . Nel Südtirol avrebbe cercato di guadagnare il consenso della popolazione, rinverdendo il vecchio mito di Andreas Hofer e servendosi a tale scopo degli Schützen sudtirolesi.

Nel Welschtirol invece ,che la Garbari chiama Trentino,  „dove mancavano le tradizioni folcloristiche dei cappelli piumati ed erano invece ancora vivi i ricordi della dittatura militare austriaca durante la Grande Guerra, bisognava usare l’arma della deterrenza“.

Queste affermazioni della Garbari sono false ed offensive. È vero che Franz Hofer cercò  di rinverdire le tradizioni tirolesi di autodifesa, ma a tale scopo non poteva contare sulla collaborazione degli Schützen, che erano stati vietati dai nazisti. Non poteva essere diverso, visto che era buona tradizione degli Schützen tirolesi di eleggere democraticamente i propri ufficiali, il che contrastava con il sistema autoritario nazista. Semmai Franz Hofer è riuscito, con le buone e più ancora  con le cattive, a mettere insieme qualche portatore di Tracht per qualche sfilata. Ricordiamo che anche i fascisti erano riusciti a costringere con delle minacce ben 23 bande musicali sudtirolesi a partecipare all’inaugurazione del monumento alla vittoria. Questi poveretti erano fascisti nella stessa Misura in cui erano nazisti gli pseudo-Schützen di Hofer.

Castel tesino 1909

Un falso storico eclatante è l’affermazione  che nel Welschtirol non sarebbe esistita la tradizione degli Schützen. Chi si occupa di storia deve conoscere i vari documenti che sono la prova incontestabile dell’esistenza degli Schützen nel Welschtirol a partire dal „Landlibell“ dell’Imperatore Massimiliano del 1511, deve aver visto i vecchi dipinti raffiguranti Schützen del Welschtirol in Tracht ed i vecchi casino per il tiro al bersaglio, e deve essere a conoscenza dell’eroismo degli Standschützen del Welschtirol contro l’aggressione italiana nella Prima Guerra Mondiale. Per quanto riguarda il ricordo del Welschtirol della „dittatura militare durante la Grande Guerra“, basta citare due statisti come Alcide Degasperi e Benito Mussolini, secondo i quali in un referendum dopo la guerra la maggioranza dei Trentini avrebbe votato per l’Austria. Forse c’era ancora vivo il ricordo della aggressione italiana.

Non corrisponde a verità nemmeno che il commissario supremo Franz Hofer esercitò  repressione contro la resistenza antifascista ed antinazista solo nel Welschtirol. Anche la resistenza sudtirolese venne  brutalmente oppressa, con l’aggravante che la persecuzione degli antinazisti sudtirolesi è continuata anche dopo la fine della guerra. Avendo combattuto per un Tirolo libero da nazisti e fascisti, i membri della resistenza sudtirolese erano visti come nemici dal  CNL italiano, che come primo obiettivo aveva la difesa del „confine sacro“ al Brennero e l’oppressione della libertà della popolazione.

9 risposte a “Ignoranza o malafede?”

  1. umberto scrive:

    e sull’Adige di oggi 9 giugno ne ha scritte delle altre!
    Un po’ più intelligente del Sign. Bonfanti altro scrittore dell’Adige
    ma antistorica e di parte pure lei!

  2. Marco Grossmann scrive:

    Un durissimo attacco alla nostra identità storica è in corso in questo periodo dal quotidiano l’Adige e dalla penna della Dr. Maria Garbari, che sulla sua preparazione storica nulla si può criticare in quanto accademica e professionista. Rimane quindi la spiegazione della chiara intenzione tendenziosa e di un piano ben architettato per screditare le nostre tradizioni e tutto ciò che non ha origine irredentista, vale a dire oltre il 90% delle nostre origini. Pubblicando intere pagine sotto il titolo di “Cultura” la tendenziosità assume aspetti di disinformazione, assoggettando l’immagine degli Schuetzen al nazismo, negando l’esistenza delle S.K. in Welschtirol, insistendo sulla teoria del “Tiranno austriaco” e definendo folklore da “cappelli piumati” una tradizione di difesa territoriale che lo stesso Napoleone ebbe ad apprezzare.
    Figlia di irredentisti, la Dr. Maria Garbari è esperta della dottrina politica dell’irredentismo in Welschtirol ed evidentemente compie buon gioco nel riempire pagine intere di propaganda in perfetto stile già vissuto.
    Sappiamo quanto i nostri media locali siano maestri nella propaganda di questo tipo, sarebbe però ora e tempo che le istituzioni provinciali, assumessero posizioni per riparare a tutto questo, nel rispetto della verità storica ma soprattutto della nostra identità e della memoria dei padri, cosa osta nel procedere? La domanda è ovviamente retorica.

  3. tirolerwolf scrive:

    Per Marco: ti fai ancora certe domande? Chi paga gli stipendi dei nostri politici, compresi quelli del PAT? Non si morde la mano che ti nutre anche se è quella dell’invasore, nella migliore tradizione doppiogiochista italiana.

  4. Rofreit scrive:

    Ignoranza o malafede?
    Entrambe le cose. L’editoriale della Sig.ra Garbari è ampiamente spalleggiato dalle Istituzioni (giornali, associazioni, scuole, ecc.) perché ………. lo sappiamo tutti. Racconta, la Sig.ra Garbari, anche cose vere, ma volutamente omette le ragioni che a monte hanno portato queste terre di confine a quelle condizioni. L’Impero Austro-Ungarico sapeva da molto tempo che il Regno d’Italia avrebbe prima o dopo tradito la Triplice Alleanza. Infatti al momento dello scoppio della I° Guerra Mondiale il tradimento venne a galla con la dichiarazione di neutralità del Regno d’Italia.

  5. Stefano scrive:

    Ho appena letto che Arno Kompatscher avrebbe dichiarato alla stampa di tifare Italia ai prossimi mondiali di calcio, così come pure un ministro austriaco. Premesso che chiunque può tifare per chi vuole, il buon senso consiglierebbe di stare zitti, se non altro per evitare l’inevitabile uso politico e distorto da parte soliti ipernazionalisti di queste affermazioni non richieste e non necessarie.
    Anche in quest’ultimo caso: ignoranza o malafede?
    Probabilmente entrambi.

  6. Marco Grossmann scrive:

    Stefano, il fatto più sconcertante della vicenda è quello relativo al ministro per lo sport austriaco Gerald Klug che giustifica la sua decisione di tifare per la nazionale di calcio italiana poichè le sue origini sono italiane, essendo sudtirolese. Quindi la sua affermazione esula da fatti personali, ma corrisponde ad affermare, senza apparente motivo, che il Suedtirol è Italia. Affermazione che corrisponde tanto ad una condanna…

  7. Stefano scrive:

    Caro Marco, il tuo ragionamento è impeccabile e concordo con il fatto che corrisponda ad una condanna.
    Troppo comodo fare l’italiano dall’Austria: a questo punto venga pure in Italia l’ineffabile ministro, non in vacanza ma a viverci.
    Poi lo risentiamo, vediamo poi se nel frattempo non abbia cambiato idea.

  8. Phipp Lesti scrive:

    Mein Kompliment für diese Webseite, ich hätte nur eine Frage: gibt es keine deutsche Version dieses Artikels?
    Viele Grüße aus Scharnstein (Öberosterreich),
    Pippo

  9. Hartmuth Staffler scrive:

    @ Phipp Lesti: Herzlichen Dank für das Kompliment. Da Sie der Artikel interessiert, habe ich ihn übersetzt. Aus verständlichen Zeitgründen kann dies leider nicht bei allen Artikeln erfolgen. Hier die Übersetzung:
    Unwissenheit oder Bosheit?
    Am 2. Juni ist in der Trientner Zeitung „L’Adige“ ein mit Maria Garbari gezeichneter Artikel mit dem Titel „Il sogno del Gaulaiter: salvare l’Alpenvorland“ (Der Traum des Gaulaiters [sic]: das Alpenvorland retten) erschienen. Einziger Zweck dieses Artikels, der sich als geschichtlicher Beitrag tarnt, scheint zu sein, die Tiroler Schützen in den Dreck zu ziehen und die Schützen von Welsch- und Südtirol zu entzweien. Laut der These der Frau Garbari hat der Gauleiter (Garbaris Schreibweise Gaulaiter wirft ein bezeichnendes Licht auf ihre Kenntnisse) und Oberste Kommissar des Alpenvorlandes, Franz Hofer, eine doppelte Strategie verfolgt, um sich dieses Gebiet auch nach dem Zusammenbruch des Naziregimes als persönlichen Machtbereich zu sichern. In Südtirol habe er versucht, die Zustimmung der Bevölkerung zu gewinnen, indem er den alten Mythos von Andreas Hofer wiederbelebte und sich dabei der Südtiroler Schützen bediente.
    In Welschtirol hingegen, das die Garbari Trentino nennt, und wo nach ihrer Ansicht „die folkloristische Tradition der federgeschmückten Hüte fehlte, dafür aber noch die Erinnerung an die österreichische Militärdiktatur während des Ersten Weltkrieges wach war, musste man zur Abschreckung greifen“.
    Diese Behauptungen der Garbari sind falsch und beleidigend. Es stimmt, dass Franz Hofer die Tiroler Tradition der Selbstverteidigung wiederzubeleben versuchte. Dabei konnte er aber nicht auf die Schützen zählen, die von den Nazis verboten worden war. Das war naheliegend, lag es doch in der Tradition der Tiroler Schützen, ihre Offiziere demokratisch selbst zu wählen, was sich mit dem autoritären Führerprinzip der Nazis nicht vertrug. Wenn schon, dann war es Franz Hofer gelungen, mit Überredung oder mehr noch mit Druck, einige Trachtenträger für Umzüge und andere Veranstaltungen zusammenzubringen. Erinnert sei daran, dass es auch die Faschisten geschafft hatten, 23 Südtiroler Musikapellen in Tracht zur Einweihung des faschistischen Siegesdenkmales zu zwingen. Die Ärmsten waren ebenso Faschisten wie die Pseudo-Schützen Hofers Nazis waren.
    Eine eklatante Geschichtsfälschung ist die Behauptung, dass es in Welschtirol keine Schützentradition gäbe. Wer sich nur ein wenig mit Geschichte beschäftigt, muss die Dokumente kennen, die die Existenz des Schützenwesens in Welschtirol seit dem „Landlibell“ Kaiser Maximilians vom Jahr 1511 bezeugen, er muss die vielen Abbildungen von Welschtiroler Schützen in Tracht und die alten Schießstände gesehen haben und vom heldenhaften Kampf der Welschtiroler Standschützen gegen die italienische Aggression im Ersten Weltkrieg wissen. Was die angebliche Erinnerung der Welschtiroler an die österreichische Militärdiktatur betrifft, genügte es die Meinung von zwei bekannten Politikern wie Alcide Degasperi und Benito Mussolini zu zitieren, laut denen auch nach dem Krieg die Mehrheit der Welschtiroler bei einem Referendum für Österreich gestimmt hätte. Vielleicht hat doch die Erinnerung an die italienische Aggression überwogen.
    Es stimmt auch nicht, dass Franz Hofer als Hochkommissar für die Operationszone Alpenland den antifaschistischen und antinazistischen Widerstand nur in Welschtirol verfolgte. Auch der Südtiroler Widerstand wurde brutal bekämpft, wobei erschwerend hinzukommt, dass die Unterdrückung der Südtiroler Widerstandskämpfer auch nach Kriegsende anhielt. Die Südtiroler Widerständler, die für ein von Nazis und Faschisten freies Tirol gekämpft hatten, wurden von der italienischen Widerstandsbewegung CNL, deren oberstes Ziel die Verteidigung der „heiligen“ Brennergrenze und die Unterdrückung der einheimischen Bevölkerung war, als Feinde betrachtet.

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