I Tirolesi in Brasile

Contributo ospite

Alla fine del XIX secolo, l’allora Impero del Brasile sotto la guida dell’Imperatore Pedro II di Bragança (figlio di Dona Leopoldina d’Asburgo e di Pedro I di Bragança), cercava in Europa i lavoratori che avrebbero sostituito la mano d’opera schiava (di origine africana). Pedro II era un “cugino” di Francesco Giuseppe d’Asburgo perché la sua madre era figlia di Leopoldo d’Asburgo, ultimo imperatore del Sacro Impero.

I portoghesi costituivano una presenza costante in Brasile, ma lavoravano soprattutto nelle città presso i negozi. Il governo imperiale del Brasile guardava nei coloni tedeschi la sua “grande speranza” per il lavoro presso le grandi proprietà rurali delle allora province di São Paulo e Espírito Santo (ma anche in alcune zone della provincia di Minas Gerais), così come per ‘popolare’ le provincie meridionali di Santa Catarina, Paraná e Rio Grande do Sul.

I coloni tedeschi erano oriundi sopratutto dell’Holstein e del Hunsrück (ma anche della Suabia, della Sassonia e della Baviera), e sono stati messi in condizioni precarie già durante il viaggio. In Brasile, i tedeschi dovevano iniziare praticamente da zero e le mortalità a causa di malattie tropicali non furono poche. Oltre il clima e le difficoltà di addattazione, molti proprietari delle fazendas (grandi proprietà rurali) non dimostravano rispetto verso i coloni ed il trattamento non era molto diverso da quello riservato agli schiavi di allora. A causa di questa difficile situazione (ma anche a causa della guerra di unificazione della Germania), i governi delle terre tedesche proibirono l’emigrazione dei suoi cittadini verso il Brasile.

“Data la violenta guerra in Germania contro l’emigrazione dei suoi abitanti in Brasile, questa fonte non potrebbe essere meglio sostituita che dagli abitanti del Tirolo. Le famiglie sono veramente patriarcali, sia per le dimensioni o per la moralità, unità e amore per il lavoro.

Certo che la colonizzazione non dovrebbe essere affrontata esclusivamente come parte dello sviluppo materiale, cioè, le braccia dei lavoratori, ma decisamente apprezzata come elemento dell’evoluzione sociale, la quale dà un nuovo sapore al sangue e alla viriltà brasiliana, e collabora utilmente alla nostra civiltà, sembra che la migliore corrispondenza a questo desiderio si trova negli emigranti Tirolesi.” (Joaquim Bonifácio do Amaral   Visconte de Indaiatuba – 1879).

 

Anche se la prima emigrazione di Tirolesi verso il Brasile sia quella del 1859 con la fondazione di Dorf Tirol a Santa Leopoldina nell’allora provincia di Espírito Santo, sarebbe corretto affermare che la vera “epopea tirolese” ebbe inizio nel 1875 con l’arrivo di migliaia di tirolesi meridionali dell’allora Tirolo Italiano, oppure Welschtirol. La cosidetta “Spedizione Tabacchi” organizzata dal trentino Pietro Tabacchi ha portato le prime famiglie di tirolesi della Valle dell’Adige e Valsugana e italiani(sopratutto veneti) che si sono stabiliti a Santa Teresa, Espirito Santo.

Una delle cause principali dell’emigrazione tirolese è stata la crisi delle aziende agricole e del sistema economico dei contadini. Dopo l’annesione del Lombardo-Veneto al Regno d’Italia, la crisi agrícola diventò un grosso problema. Migliaia di contadini che lavoravano presso le proprietà rurali dei “signori del Tirol” (nobiltà locale) non possedevano più che poche terre e non potevano guardare un futuro per i loro figli.

(Canto dell’emigrazione)

 

L’economia locale soffriva ancora con l’embargo italiano nei confronti del Tirolo e dei suoi prodotti (una “risposta” italiana alla guerra del 1866), mentre il servizio militare austriaco obbligava i giovani maschi a restare troppo a lungo lontano da casa. La situazione ha causato un vero ostacolo all’economia familiare contadina nel Tirolo Italiano. Anche la Chiesa guardava nell’emigrazione la migliore alternativa alla crisi e le azioni di Don Guetti con la cooperazione sono di questo ‘amaro’ periodo. In molti luoghi la mancanza di uomini costringeva le donne a prendersi cura della economia familiare e ciò veniva visto dai preti come qualcosa di indecente o abusivo.

Tra il 1870 e il 1889 solo i Welschtiroler emigrati in America sono stati 23.846, quasi il 7% della popolazione dell’attuale Provincia autonoma di Trento. La maggioranza dei Tirolesi si è stabilita in Brasile, Argentina, Messico e USA. Tanti si sono trasferiti in Australia com altri austriaci sopratutto dela Boemia, Bucovina e Galizia. Un altro 8% della popolazione emigrò verso altre terre dell’Impero Austro-Ungarico (Vorarlberg, Boemia, Ungheria) o verso altre nazioni europee (Impero tedesco, Francia, Svizzera e Bosnia).

 

Il Brasile – la terra della cuccagna

Il Brasile è stato il paese che ha ricevuto la maggior parte degli immigrati tirolesi, sopratutto tra gli anni 1870 e 1940. I gruppi si stabilirono nelle allora province (oggi stati federali) di Espírito Santo, São Paulo, Paraná, Santa Catarina e Rio Grande do Sul, ma anche in Rio de Janeiro, Minas Gerais e Bahia (Grosselli, 1986). Questi coloni erano per lo più contadini, persone semplici con tante speranze e che hanno cercato migliori condizioni al di fuori delle montagne del Tirolo. Arrivarono in Brasile con il sogno di “catàr la cucàgna” o semplicemente “far l’America”, cioè, prosperare e assicurare lavoro e benessere per le loro future generazioni.

Il governo asburgico non era favorevole all’emigrazione a causa delle notizie che arrivavono della Germania. Altrettanto, quelle che arrivavono delle colonie brasiliane dimostravano che i coloni avevano molta speranza, perché si parlava di prosperità e di lavoro. Le compagnie d’emigrazione, come la Caetano Pinto, prometevano migliori condizioni di vita ai contadini del Tirolo e del Settentrione Italiano (sopratutto del Veneto) e, mentre il governo italiano guardava l’emigrazione come una “soluzione” alla crisi, il governo austriaco cercava di bloccarla, ma senza successo.

(Canto dell’emigrazione)

 

L’emigrazione europea ha lasciato segni profondi nella società brasiliana, portando un sistema sociale molto diverso da quello finora esistente in Brasile. Lo spirito imprenditoriale degli immigrati ha dato origine a paesi e città, ha trasformato paesaggi ed ha portato nuovi linguaggi. Questo si vede soprattuto negli stati del Sud e Sud-Est, dove si è stabilita la maggior parte degli immigrati.

 

Nostra Patria è giù lontana, è nel Tirol.

Nel 1905 il console austriaco Carlo Bertoni ha visitato per la prima volta le comunità tirolesi del Sud del Brasile, fondate nel 1875 nella Valle dell’Itajaí (Stato di Santa Catarina). Durante il percorso attraverso il “Cammino dei Tirolesi”, una strada coloniale abitata da immigranti dal Tirolo meridionale, il console arrivò nella piccola comunità di Rio dos Cedros, dove viene acclamato dalla popolazione locale.

La bambina Ottilia Agostini, a soli 6 anni, ha attirato l’attenzione del console quando recitò la poesia scritta dal maestro locale Vergilio Campestrini:

Eccelenza, Console Austriaco, Carlo Bertoni!

E’ notabile che l’identità degli emigrati si preservò anche sotto le difficoltà di allora. In Brasile ci sono città in cui il dialetto “trentino” è ancora parlato dai discendenti, sopratutto dai più vecchi e in tante località viene ancora chiamato dialèt tirolés ma anche taliàn (nelle zone dove ci sono coloni tedeschi). Vale  ricordare che la parola “trentino” arrivò in Brasile appena nel 1970, con le commemorazioni del centenario dell’emigrazione.

 

La perdita dell’identità a causa della distanza e dei nazionalismi

La perdita di contatto con la terra d’origine, cioè il Tirolo, non fu totale nei primi anni dell’emigrazione, ma ha perso forza negli anni seguenti. Nel caso tirolese si dimostra evidente, sia a causa della mancanza di aiuti della parte consolare austriaca di allora, sia a causa del nazionalismo italiano che cercò, già prima della Grande Guerra, di influenzare alcune colonie del Tirolo meridionale con l’invio di materiali scolastici.

In tante colonie brasiliane abitate da contadini veneti e discendenti, il sentimento nazionale italiano era ancora molto debole e questa ‘costruzione’ si fa anche con le fondazioni di scuole, con l’invio di materiali scolastici e con la presenza di agenti consolari. La presenza di coloni italiani (sopratutto del Veneto e della Lombardia) presso le comunità tirolesi era normale e, con alcune eccezioni le relazioni sociali furono pacifiche.

Autori brasiliani (Boso, Costa, Lorenzoni, Luzzatto, Otto, Possamai) confermano che anche dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, il patriotismo austriaco presso le colonie tirolesi del Brasile era ancora vivo e ci sono casi di scontri presso le colonie fra tirolesi e italiani sopratutto durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.

L’azione missionaria di gruppi religiosi a partire del 1900 ha contribuito per la diffusione del sentimento nazionale italiano presso le comunità tirolesi. La fondazione del quotidiano O Correio Riograndense (già La Libertà, Il Colono Italiano e Staffeta Rio-Grandense) ne è un esempio. Nell’allora provincia di Rio Grande do Sul i quotidiani in lingua italiana venivano pubblicati sotto la guida dei missionari Capuccini (contrari alla propaganda nazionalista italiana) e dei missionari Carlisti (favorevoli alla politica italiana). Sotto la guida dei Cappuccini c’era a Caxias do Sul il quotidiano Il Colono Italiano (fondato come La Libertà) che portava testi simpatici alla politica imperiale austriaca, considerata “più cattolica” e che spesso veniva chiamato “Il Colono Austriaco” dai preti Carlini responsabili per il quotidiano Il Corriere d’Italia pubblicato a Bento Gonçalves.

Sotto la guida del cappuccino trentino Don Giuseppe Fronchetti (anche console onorevole austriaco), Il Colono Italiano diventò un giornale conosciuto presso le colonie italiane, ma i Tirolesi rappresentavano soltato il 8% dei coloni, mentre la grande maggioranza era veneta e lombarda. La modesta comunità friulana era ovviamente favorevole ai testi simpatici alla politica austriaca. Negli anni 1914-1918 la situazione diventò problematica e Don Fronchetti venne costretto ad abbandonare la direzione del giornale Il Colono Italiano (che aveva ancora la colaborazione dei cappuccini francesi). Dopo la guerra diventò La Staffeta Rio-Grandense (ancora in lingua italiana) sotto la guida del Frate Caetano Angheben (tirolese) mentre il giornale Corriere d’Italia sparisce, ma il tono dovrebbe essere altro perché l’Austria-Ungheria non esisteva più e la zona di lingua italiana del Tirolo non era più austriaca. Anni dopo il giornale diventò Correio Rio-Grandense in lingua portoghese e oggi è uno dei più importanti quotidiani del Brasile.

Mentre il governo italiano cercava di iniziare un lavoro “diplomatico” sopratutto a partire del 1915, in Brasile mancavano rappresentanti del governo imperiale austriaco. In certo modo, questa particolarità ha contribuito per la diffusione del sentimento nazionale “italiano” presso le colonie, ma non ha influenziato profondamente la sensibilità degli emigrati tirolesi. Con la “mescola” tra discendenti di tirolesi e italiani si costruisce in Brasile una “terza nazionalità”, né italiana né austriaca, ma brasiliana di lingua “italiana” che oggi si definisce in alcune zone “taliana” a causa della lingua (perché  le parlate regionale venivano spesso definite come “talian”). Nel 2014 il talian (koiné di base veneta formata sopratutto dalla ‘mescola’ delle parlate venete, lombarde e trentine con influenza del portoghese brasiliano) venne riconosciuto in Brasile come lingua e patrimonio culturale.

La perdita di aspetti importanti della cultura tirolese non ha soltanto ‘cause naturali’ (ambiente, distanza, nuova lingua). Anche la politica brasiliana ha cercato di cancellare lo ‘spirito straniero’ di tutti i discendenti di emigrati e dopo la seconda e terza generazioni (nipoti e pronipoti di emigrati), le cose non erano più come prima. Ci furono proibizioni, sopratutto sull’uso della lingua presso le comunità di emigrazione (italiano, tedesco, giaponese). Perso l’antico idioma patrio fra i più giovani, tante furono le perdite culturali. Anche le comunità tedesche e austriache di lingua tedesca hanno subito le proibizioni del governo del presidente brasiliano Getúlio Vargas (fino al 1935 molto simpatico alla politica fascista, ma poi alleato agli Stati Uniti).

Durante gli anni 1930-1950 il governo brasiliano ha cercato di nazionalizzare i discendenti di emigrati, considerati “troppo stranieri” e possibili colaboratori dei governi ditatoriali in Germania, Italia e Giappone. Durante la Seconda Guerra vengono proibite le lingue straniere (tedesco, italiano, giapponese), così come le usanze, manifestazioni culturali ed artistiche presso le colonie. Furono quasi 30 anni di proibizioni e si può dire che tutta una generazione ha cresciuto senza potere parlare delle sue origini con la serenità necessaria. Ancora oggi, in alcune località coloniali del Brasile parlare del passato porta ancora qualcosa di “proibito” tra i discendenti più vecchi a causa del tabù creato negli anni 1930.

La politica nazionalista brasiliana ha contribuito per la costruzione di una nuova identità straniera in Brasile, piena di “confusioni” identitarie sulle proprie origini che ha colpito nel segno i gruppi “austriaci” come i Tirolesi italiani o i boemi. Gli austriaci di lingua tedesca diventarono alla fine tutti “tedeschi” (della Germania) a causa della lingua, così come in tante località “chi parlava italiano era italiano dell’Italia”. I nazionalismi europei del 20. secolo non ammetevano le particolarità della realtà tirolese o boema perché la vecchia Austria non esisteva più.

 

Il “ritorno” alle origini

A partire degli anni 1960 tanti discendenti di Tirolesi cercano di riscoprire le loro origini, ma il periodo potrebbe essere definito anche come “il trionfo degli stereotipi” perché l’identità si ‘riscopre’ e si ricostruisce anche sotto l’influenza della retorica nazionalista europea, del tabù identitario e della distanza geografica e temporale. Oltre le difficoltà, in tante località il dialetto trentino (spesso chiamato “dialèt tirolés”) venne preservato, così come vecchie usanze e tradizioni degli antenati. I discendenti erano ancora conosciuti come “Tiroleses” (tirolesi) e così si definivano.

Negli anni 1970 si ricordano in Brasile i quasi 100 anni dell’emigrazione italiana e tirolese. Nel 1965 la Colonia Tirol nello stato di Espírito Santo (fondata da tirolesi di lingua tedesca) commemora il suo centenario. L’emigrazione si ‘riscopre’ anche nella Provincia di Trento, e i primi interessati sulla realtà dei discendenti arrivono in Brasile, così come ricercatori e curiosi veneti che hanno fatto dei registri, ricerche e studi sulle usanze e sul dialetto. I discendenti brasiliani cercavano come potevano informazioni sull’arrivo dei suoi bisnonni e sulla terra di origine.

Sopratutto a partire del 1975 ci furono tante commemorazioni che ricordavano l’arrivo delle prime famiglie di emigrati tirolesi e italiani. Vengono fondate piazze, monumenti, società e questo periodo ha contribuito profondamente per la fondazione dei Circoli Trentini in Brasile e per la diffusione del termine “trentino” tra i discendenti di tirolesi italiani (il termine Welschtiroler è praticamente sconosciuto in Brasile). Da parte dei consolati austriaci, poche furono le iniziative per ricordare l’emigrazione tirolese, mentre da parte dei consolati ed associazioni italiane le commemorazioni furono numerevoli. Ancora una volta, rappresentanze italiane hanno avuto l’oportunità di includere nelle loro commemorazioni la realtà emigratoria tirolese (che diventava sempre più trentina).

Anche i Circoli Trentini sono parte del periodo di riletture dell’identità. In tantissime località del Sud America vengono fondati i “circoli trentini” dopo l’arrivo di trentini europei che hanno collaborato per le loro fondazioni. Si può dire che le fondazioni dei circoli non vengano direttamente dalle iniziative “popolari”, ma furono come che una “risposta” all’incentivo dei trentini che arrivavono in Brasile per conoscere la realtà dei discendenti.

Nel 1977 venne organizzata la festa del centenario dell’arrivo della famiglia Vitti (di Cortesano e Vigo Meano) in Brasile  presso il quartiere di Santana, appartenente alla Colonia Tirolesa de Piracicaba nello stato di São Paulo. Fino a quel periodo la parola ‘trentino’ era totalmente sconosciuta tra i discendenti della colonia che organizzarono una grande festa con la presenza del console austriaco perché la grande maggioranza credeva che tutto il Tirolo apparteneva  ancora all’Austria. La colonia venne fondata fra il 1892 e il 1893 e si divide in due quartieri rurali della città Piracicaba, Santana e Santa Olimpia (i nomi delle antiche proprietà rurali acquiste dai coloni oriundi di Romagnano, Sardagna, Cortesano, Vigo Meano e Albiano).

L’unici registri della festa del centenario sono alcune poche foto e registri audio (picole interviste) fatti durante la festività. Una canzone particolarmente interessante venne registrata durante l’intervista dell’allora novantenne “zia Gigia” (Angelina Vitti), figlia di emigrati che ha cantato subito due stroffa di un’ “antica canzone dei nonni” quando i suoi nipoti gli hanno chiesto di “parlàr qualcòs en tirolés”.

Noialtri austriachi

portiamo la bareta,

fucil e baionetta

del nostro imperator.

Il giorno di giubilo

il giorno di festa

con l’arciduca in testa

per Roma marcerem.

Oggi nemmeno i più vecchi della comunità si ricordano bene di questa canzone. Nel 1911 il quotidiano “La città de Brindisi” pubblicò un apassionato articolo sulla cosidetta “Canzone dei coscritti” che sarebbe stata pubblicata per la prima volta sul giornale “La difesa del Tirolo” di Bolzano, di responsabilità del Sig. Bettara. Secondo l’articolo del quotidiano italiano, la canzone fu distribuita giorni prima della pubblicazione nelle valate trentine come “campagna antinazionale”. L’informazione pubblicata sul quotidiano italiana non sembra giusta perché la canzone era già conosciuta dagli emigrati trentini di Piracicaba, che arrivarono in Brasile nel 1888. Ecco la canzone pubblicata su “La città di Brindisi” (1911):

Noialtri austriachi

portiamo la bareta,

fucil e baionetta

del nostro imperator.

Se un di scopiasse

la guerra coll’Italia

a quella gran canaglia

noi le daremo ben!

Il nostro condottiere

è l’arciduca Eugenio

che col maggior ingenio

l’armata condurrà

Conquisteremo Roma

la tana dei massoni

col tiro dei cannoni

le porte sfonderem

Sul regio Quirinale

la nostra gialla e nera

austriaca bandiera

faremmo sventolar

E poi al Vaticano

andran le nostre schiere

Il Papa prigionere

vogliamo liberar.

Che giorno de giubilo

che giorno de festa

coll’arciduca in testa

per Roma marcerem!

Unico monumento eretto dai Tirolesi di Piracicaba prima delle comemorazioni del centenario è quello che ricorda il Congresso Eucaristico di Vienna del 1912.

Monumento all’emigrazione con i nomi dei fondatori del quartiere di Santa Olimpia (Colônia Tirolesa de Piracicaba) che si trova sulla Piazza Jacob Stenico (fé = fede).

Negli anni 1980 si rafforza l’uso del termine “trentino” in Brasile per fare riferimento al “tirolese”, sopratutto a causa dei circoli trentini e del materiale informativo che arrivava dalla provincia di Trento. Non si può però non ammetere che l’influenza di trentini europei (legati sia alle Onlus trentine per gli emigrati che al governo provinciale) presso le comunità hanno collaborato perché l’uso di “trentino” diventasse più conosciuto in Brasile, allo stesso tempo che “tirolese” cominciò a portare qualcosa di ‘negativo’ o anche ‘da evitare’. Questa politica negativa invece di rafforzare l’identità dei discendenti ha collaborato in certo modo a creare confusioni identitarie perché il riferimento non era più il Tirolo degli antenati ma il Trentino italiano (e quindi l’Italia secondo la visione dei brasiliani) di allora. Queste “nuove idee” hanno colaborato in alcune comunità di origine tirolese (come nella Valle di Itajaí nello stato di Santa Catarina o nelle comunità venete del Rio Grande do Sul) ciò che si può chiamare “triofo degli stereotipi”:

“Ammiro gli oriundi che si sforzano di mantenere vive le loro radici, ma devo anche avvertire che certi attitudini non hanno niente con queste ‘radici’ che loro intengono di ‘riscoprire’ (…) Si vedono spesso, ad esempio, italo-brasiliani vestiti con costumi del Tirolo a balare la tarantella, portano un cappello tirolese mentre sono a cantare canzoni come ‘O sole mio’, ‘Torna a Surriento’, ‘Santa Lucia’ ecc. che sono di origine napoletana. (…) Dobbiamo avvertire che a volte questo tipo di ‘buona volontà’ può avere effetti negativi e contrari e, invece di diffusione della cultura, si corre il rischio di fare un’ ‘anti-cultura’.” (Tulio Pascoli. Rivista “Insieme” n. 36 dicembre 2001)

Con la diffusione delle rete sociali su Internet i discendenti di tirolesi in Brasile cominciano a trovare più informazioni sulle autentiche tradizioni della terra di origine che ricordano le tradizioni e abitudini mantenute dai discendenti più vecchi.

 

La doppia cittadinanza

Prima della creazione della legge italiana 379/2000 (disposizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati dei territori appartenuti all’Impero Austro-Ungarico attualmente appartenenti allo Stato italiano), tantissimi “tirolesi” brasiliani hanno cercato presso i consolati austriaci del Brasile informazioni su come ottenere la doppia cittadinanza austriaca, ma non fu mai possibile ottenerla a causa della legge austriaca (che dipende del trattato di pace del dopo guerra). Presso i consolati italiani questi non trovarono fino il 2000 nessuna possibilità. Con la legge ci si aspettava che migliaia di discendenti cercassero di ottenere la cittadinanza italiana sopratutto perché si sentono ancora legati alla terra dei nonni e bisnonni. Dopo 14 anni i risultati sono ancora abbastanza modesti (circa 15%). Tanti circoli trentini vengono creati anche a causa della Legge 379/2000 perché i discendenti hanno inoltrato le loro documentazioni presso i consolati italiani soltanto attraverso i circoli che hanno lavorato in modo volontario. In certo modo, questa realtà ha contribuito anche per una nuova difusione del sentimento nazionale italiano tra i discendenti come in una politica di “scambio”. Ancora nel 2014 ci sono famiglie di emigrati tirolesi che cercano i circoli trentini per chiariamenti su come richiedere la cittadinanza italiana dopo aver prima cercato informazioni presso i consolati austriaci.

 

I tirolesi tedeschi

Le due comunità fondate da tirolesi di lingua tedesca sono la ColôniaTirol a Santa Leopoldina (1865), nello stato di Spirito Santo e Treze Tílias (1933), nello stato di Santa Catarina. La prima sperienza fu quella dei tirolesi che fondano un picolo nucleo presso la colonia imperiale Santa Leopoldina, dove si sono stabiliti tedeschi della Pomerania, olandesi e svizzeri. Dal 1861 al 1868 l’influsso di tirolesi di lingua tedesca (non si sa se del Nord o del Sud del Tirolo tedesco) presso le colonie organizzate dal dottor Bruno Otto Blumenau nella Valle di Itajaí nell’allora provincia di Santa Catarina contava con circa 29 persone (Grosselli, 2005), ma non si sa il numero esatto di tirolesi tedeschi presso l’antica Colônia Dona Francisca (attuale Joinville, sempre nello stato di Santa Catarina), abitata sopratutto da tedeschi e svizzeri. Il flusso migratorio più importante sarà la cosidetta “epopea di Andreas Thaler”, la più recenti colonizzazione tirolese del Brasile organizzata dall’ex ministro dell’agricoltura austriaco che fondò nella zona di Joaçaba (stato di Santa Catarina) una colonia per i suoi compatriotti tirolesi (anche sudtirolesi) ma anche con famiglie oriunde del Vorarblerg, della Alta Austria, della Stiria, dei dintorni di Vienna e della Boemia austriaca. Nel 1933 Thaler fondò la “Società Austriaca di Colonizzazione all’Estero” con sede ad Innsbruck e ad Vienna. Visitò l’Argentina, il Paraguay, l’Uruguay ma ha scelto il Sud del Brasile per fondare la sua colonia Dreizehnlinden (tredici tilie), nome scelto durante il viaggio dopo aver letto il poema Die Dreizehnlinden di Wilhelm Weber. La città conosciuta come “il Tirolo Brasiliano” a causa del turismo culturale e delle case costruite in stile alpino mantiene un forte rapporto con la regione tirolese e con l’Austria e ospita anche un consolato onorario austriaco..

Treze Tílias, il “Tirolo brasiliano” (foto: Ruy Machado).

Le principali comunità tirolesi del Brasile

I nomi di alcune città coloniali del Brasile confermano il legame storico che unisce i due principali gruppi linguistici del Tirol: i tirolesi di lingua tedesca e di lingua italiana. In quanto Tirol o Tyrol ci sono molti posti in Brasile:

- Nel 1859 venne fondata a Santa Leopoldina la Colonia Tirol (“Dorf Tirol”) tirolesi di lingua tedesca oriundi dell’attuale Nordtirolo e del Sudtirolo.

- Nella città di Nova Trento, stato di Santa Catarina, fondata nel 1875 da tirolesi di lingua italiana oriundi sopratutto della Valsugana, l’antico quartiere Ronzenari dove si trova la prima strada coloniale si chiama Tirolo (il primo núcleo coloniale). Un gruppo di coloni che ha fondato la città si è poi trasferito in Argentina, dove venne fondata Colonia Tirolesa (oggi uma città). A Nova Trento si è trasferita la famiglia di Santa Paolina (nata Amabile Visintainer), “prima santa” brasiliana.

- A Rio dos Cedros, sempre nello stato di Santa Catarina, fondata nel 1875 da tirolesi di lingua italiana oriundi sopratutto della Valle dell’Adige e Valsugana, la strada coloniale che collega la città a quella di Timbó viene chiamata Estrada dos Tiroleses (“Strada dei Tirolesi”).

- A Piraquara, nello stato di Paraná, venne fondata nel 1878 la Colonia Santa Maria do Novo Tyrol da tirolesi di lingua italiana oriundi del Primiero.

- A Piracicaba, nello stato di San Paolo, i distretti rurali di Santa Olimpia e Santana, fondati respettivamente nel 1892 e 1893, formano insieme la Colonia Tirolesa de Piracicaba.

- A Caxias do Sul, nello stato di Rio Grande do Sul, la comunità tirolese abitava l’antico quartiere rurale allora denominato “Nova Trento”. Oggi c’è la Praça dos Tiroleses (Piazza dei Tirolesi), dove si trova il più antico monumento all’emigrazione tirolese del Brasile, il cosidetto Monumento aos Tiroleses (Monumento ai Tirolesi) inaugurato nel 1977 con la presenza di Don Giordani e autorità locali (di origini tirolese e italiana). Il monumento porta lo stemma della città di Trento. Don Giordani fu un prete brasiliano riconosciuto per i suoi rilevanti studi sull’emigrazione tirolese.

- La più recente comunità è quella della città Treze Tílias (già Dreizehnlinden e Papuan), nello stato di Santa Catarina, fondata nel 1933 sotto la guida dell’ex ministro austriaco Andreas Thaler. Il cosiddetto “Il Tirolo brasiliano” venne fondato da tirolesi soprattutto della Wildschönau, della bassa Valle dell’Inn, dei dintorni di Innsbruck e del Sudtirolo. Oggi ci sono anche famiglie di Tirolesi italiani (discendenti di emigrati che si stabilorono a partire del 1875 nello stato di Rio Grande do Sul e poi si sono trasferiti in Santa Catarina).

Inaugurazione del “Monumento ai Tirolesi” a Caxias do Sul (già Colonia Nova Trento) nello stato meridionale di Rio Grande do Sul (foto: acervo Circolo Trentino di Caxias do Sul – Brasile).

Il Monumento ai Tirolesi con lo stemma di Trento sulla Piazza dei Tirolesi a Caxias do Sul, Brasile.

Monumento all’emigrazione fondato presso la colonia Santa Maria do Novo Tirol a Piraquara, l’unica colonia tirolese dello stato di Paraná fondata da contadini primierotti nel 1878.

E’ naturale che le generazioni più giovani siano quelle che subiscono le maggiori perdite della cultura dei nonni e bisnonni, soprattutto a causa dell’inutilizzo della lingua e della dimenticanza di certe abitudini, di solito associate con la vita di campagna. Ecco perché oggi si vedono anche in Brasile molti progetti legati all’identità e al recupero delle antiche tradizioni e sarebbe importante ricuperare oltre gli aspetti culturali, anche quelli identitari legati alla “tirolesità” degli emigrati e dei loro discendenti.

 

(Prof. Dr. Everton Altmayer, docente universitario, ricercatore linguista in Brasile, presidente del Centro Culturale Dona Leopoldina di Treze Tílias).

 

Video interessanti delle comunità tirolesi del Brasile

 

Tirolesi in Brasile:  http://www.youtube.com/watch?v=rBjSOY5n21M

Colonia Tirolese di Piracicaba:  https://www.youtube.com/watch?v=P8BPuy_J05o

“Festa della Polenta” (Colônia Tirolesa):  https://www.youtube.com/watch?v=ikbPDY0ZZh0

Coro Stella Alpina:  https://www.youtube.com/watch?v=hUPMcRFUSJM

Coro Citavi (Vale do Itajaí):  https://www.youtube.com/watch?v=kWlNvjYaqHI

Gruppo Folk Santa Olimpia (Piracicaba):  https://www.youtube.com/watch?v=ikbPDY0ZZh0

Gruppo Folk Nea Tridentum (Nova Trento):  https://www.youtube.com/watch?v=kvXE5SMnsHY

Gruppo Folk Tiroler Plattler (Treze Tílias):  https://www.youtube.com/watch?v=jYkrmCa9_mc

Gruppo Folk Lindental (Treze Tílias):  https://www.youtube.com/watch?v=avg_PMyCt-0

Gruppo Folk Tirol (São Paulo):  https://www.youtube.com/watch?v=V9r4_c5AQag

Banda dei Tirolesi (Treze Tílias):  https://www.youtube.com/watch?v=HTHs7nawkFY

Grupo I Pargoleti (Nova Trento):  https://www.youtube.com/watch?v=bkWoGYUdAuU

Una risposta a “I Tirolesi in Brasile”

  1. Io scrive:

    Un pezzo della nostra storia in Brasile. Grazie a chi con metodologia e passione ricorda ai nostri giorni la nostra storia spesso dimenticata.

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