Die Laimbachtäler bzw. Laimtal, Trumelays und Brandtal – Le Valli del Leno: Terragnolo, Trambileno e Vallarsa

   

Storia del territorio delle valli del Leno (Laimtal-Terragnolo, Trumelays-Trambileno e Brandtal-Vallarsa

(Centro Documentazione/Communicazione Minoranze linguistiche al sud delle Alpi (DoKoSA)

Bolzano – Parrocchia/Vallarsa – Comm. Arthur F. Stoffella

Dall’anno 952 il territorio delle valli del Leno faceva parte della Baviera e da allora fino al 1918, fine della prima guerra mondiale, era legato (tranne dal 1405 al 1509 quando fece parte della Repubblica di Venezia e il breve periodo napoleonico) al mondo germanico. Intorno all’anno 1000 le valli del Leno – come l’altopiano di Folgaria-Lavarone-Luserna – erano quasi disabitate e i contadini della pianura Padana in estate portavano i loro animali al pascolo nei territori del vescovado di Trento. Il Principe Vescovo non vedeva volentieri questi nuovi ospiti e inoltre voleva aprire diverse miniere. Così fece venire gente alemanna, non solo nelle valli del Leno (Terragnolo, Trambileno, Vallarsa), ma pure nell’Altopiano di Folgaria, Primiero, val del Mocheni, val di Ronchi, val Sugana, ecc. Nell’anno 1204 in Vallarsa abitavano 200 alemanni. In un documento del 1207 si legge che il Principe Vescovo di Trento fece venire contadini e minatori alemanni. Nel 1234 Giacomo di Castelbarco fonda altri dodici masi per contadini tedeschi in Vallarsa.

La lingua del diavolo

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero fissa sulla porta della chiesa di Wittenberg le sue 95 tesi. Così il mondo tedesco si divide fra le due religioni. Anche nei nostri territori vi era il pericolo che la popolazione alemanna si convertisse alla religione protestante e quindi i sacerdoti tedeschi vennero allontanati e sostituiti da preti italiani. L’ultimo sacerdote tedesco in Vallarsa se n’è andato nel 1824. Il giornale “Magistero del Lavoro” di Roma del 2008 scrive dell’incontro tra i “Maestri del Lavoro” del Lazio con il Sindaco di Luserna, Luigi Nicolussi Castellan, e tra altro si legge: “Nella seconda metà del settecento vennero, come dappertutto in Austria, introdotto le scuole. Anche nelle valli del Leno, val di Ronchi e Folgaria, dove la gente parlava l’antica lingua germanica. Spesso erano solo i parroci in grado di svolgere la funzione di insegnanti, ad imporre ai genitori di non parlare più quella lingua barbara con i figli, ed a minacciare gli alunni che se avessero parlato quella “brutta lingua” sarebbero andati all’inferno dove sarebbero stati abbrustoliti.’’

Alcuni cognomi alemanni delle valli del Leno: Angheben (piano lungo), Arer, Arlanch, Bais, Barater, Beber, Bisoffi, Broz, Brun, Cobbe, Cumer, Diener, Folgarait, Fox, Gios, Iseppi, Lench, Maraner, Matassoni, Maule, Maurer, Omenigrandi (in origine Grossmann), Pedrazza, Perenpruner, Pergher, Peterlini, Pinter, Plazzer, Potrich, Raoss, Rigo, Robol, Ronz, Ruele, Saffer, Speccher, Stedile, Stoffella (Stoffel, diminutivo di Cristoforo), Speccher, Zencher, Zoner, Zorer ecc. Sullo stemma del comune di Vallarsa si vedono due orsi che bevono alla fontana ed era lo stemma della famiglia vallarsera Perenpruner, che poi si trasferì e fondò il maso Perenpruneri a Folgaria (Dr. Giulia Mastrelli Anzilotti, Archivio dell’Alto Adige, Firenze).

Nel 1821 il comune di Vallarsa contava 2290 abitanti di lingua tedesca e anche a Trambileno si parlava il tedesco (Francesco Ticini). Intorno al 1865 una commissione Tirolese ha visitato le isole tedesche dell’allora “Welschtirol” (Trentino). Mentre p.e. nella val dei Mocheni e a Luserna si decise di aprire scuole tedesche, nelle valli del Leno (Terragnolo, Trambileno e Vallarsa) dissero che era troppo tardi. Si pensa che non vollero “urtare” il gruppo irredentisti di Rovereto.

Che ancora nel 1905 vallarseri conoscevano la lingua tedesca è dimostrato dal fatto, che Basiglio Arlanch, quando ha chiuso la sua miniera sopra Speccheri/Vallarsa, si è trasferito a Varna nel Sudtirolo e ha fondato un’impresa edile. Se non avesse conosciuto il tedesco, non sarebbe stato in grado di fondare una Ditta in una zona dove l’italiano non lo conosceva nessuno.

Dalla prima alla seconda guerra mondiale

Gli uomini dai 21 a 45 anni nel 1914 vennero arruolati nei Kaiserjäger Tirolesi e mandati a combattere sul fronte orientale. Nel 1915 entrò in guerra anche il Regno d’Italia contro l’Austria-Ungheria. A difendere i confini vi erano solo un paio di gendarmi, finanzieri e i “stanzizeri” (Schützen), che erano uomini volontari sotto i 21 e sopra i 45 anni. I “Stanzizeri” di Trambileno erano sul Pasubio, mentre nelle valli di Trambileno e in Vallarsa si combatteva. Infatti le compagnie dei Stanzizeri di Terragnolo, Trambileno e Vallarsa assieme formavano un Battaglione. Nel 1916 i combattimenti si intensificarono e si decise di trasferire la popolazione, ormai composta solo da donne, bambini e vecchi altrove. Gli abitanti dell’alta Vallarsa, dove i paesi erano occupati dalle truppe italiane, dovettero partire per Vicenza, mentre quelle di Raossi e bassa valle, nonché la popolazione di Trambileno e Terragnolo, nell’interno dell’Austria.

Nel 1918/19 i profughi ritornarono, ma i paesi di Terragnolo e della Vallarsa (un po’ meno a Trambileno) erano distrutti. A Parrocchia rimase in piedi solo il campanile. La campagna era piena di trincee e buchi fatti dalle granate. Nei boschi non vi erano più alberi. In tre anni di guerra la legna l’avevano adoperata i soldati per riscaldarsi e farsi da mangiare. Più tardi tornarono anche i soldati austro-ungarici trentini. Solo il Trentino perse in guerra oltre 10.400 giovani con la divisa austro-ungarica e molti erano gli invalidi.

In questa desolata situazione molti abitanti di Terragnolo, Trambileno e Vallarsa emigrarono. Durante il fascismo i trentini “austriacanti” non trovavano lavoro, e molti per lavorare dovettero italianizzare il cognome. Il giovane Daniele p.e. su consiglio fascista cambiò il cognome da Stoffella in Stofella, perché con due “ff”, dicevano, in italiano non si pronuncia bene e quindi lo consideravano austriacante, e così pure altri cambiarono il cognome.

Nella seconda guerra mondiale molti giovani delle valli del Leno dovettero andare in guerra. Dal 1943 al 1945 le province di Bolzano, Trento e Belluno diventarono un protettorato germanico (Alpenvorland). Anche i giovani delle valli del Leno (come tutti i Trentini) vennero arruolati nella Polizia Trentina e combatterono assieme ai tedeschi.

Kurze Geschichte über die Laimbachtäler bzw. Laimtal-Terragnolo / Trumelays-Trambileno / Brandtal-Vallarsa

„Dokumentations-/Kommunikationszentrum Sprachminderheiten südlich der Alpen“ (DoKoSA)

Bozen – Brandtal/Vallarsa – Comm. Arthur F. Stoffella

Um das Jahr 1000 war Brandtal/Vallarsa, wie die anderen umliegenden Berggebiete, fast unbewohnt. Die Fürstbischöfe von Trient fürchteten um ihre Besitzungen, weil die italienischen Bauern aus der Po-Ebene im Sommer ihre Kühe, Schafe usw., in diesen noch unbewohnten Berggebieten, auf die Weide brachten. Aus diesem Grund haben folgende Orte italienische Namen: Campogrosso, Camposilvano, Pian delle Fugazze, Vezzena (bei Lusern) usw. Aus einer Urkunde des Jahres 1204 geht hervor, dass im Brandtal/Vallarsa 200 Alemannen wohnten. 1207 ließ der Trienter Fürstbischof Friedrich von Wangen deutsche Bauern und Knappen u.a. in den Gegenden von Folgaria-Lavarone-Luserna/Vielgereuth-Lafraun-Lusern, Primiero/Primör, Terragnolo/Laimtal, Trambileno/Trumelays, Vallarsa/Brandtal, Val dei Mocheni/Fersental, Valsugana/Suganertal, Val di Ronchi/Rauttal, ansiedeln. Im Jahr 1234 ließ Jakob von Kastelbarch/Castelbarco zwölf neue deutsche Höfe im Brandtal/Vallarsa errichten. Man spricht, dass im heutigen Trentino über 20.000 Deutsche lebten.

Die Sprache des Teufels

Die Deutschen stellten die Mehrheit in den Laimbachtälern, aber hauptsächlich, als Martin Luther (31.Oktober 1517) an der Schlosskirche zu Wittenberg seine 95 Thesen anschlug und sich dadurch die deutschen Christen in zwei Lager spalteten, kamen fast nur mehr italienischsprachige Priester ins Brandtal/Vallarsa. 1824 verließ der letzte deutsche Pfarrer das Brandtal. Bis zu diesem Datum wurde also in der Erzpfarrkirche zu Parrocchia/St. Vigil noch in deutscher Sprache gepredigt. „Zur Ausrottung dieses abscheulichen Dialekts habe die göttliche Vorsehung sich des Pfarrers Leonardo Zanella bedient. Zwanzig Jahre lang sei dieser fromme Priester bemüht gewesen, seiner Gemeinde (Terragnolo) begreiflich zu machen, dass sie sich eine andere Sprache aneignen müsse; endlich sei ihm dies gelungen. Nachdem er der älteren Generation einen Eid abgenommen hatte, dass sie mit der nachwachsenden nicht mehr „barbarisch“ reden würde, sei die alte Sprache außer Übung gekommen und bald werde sie ganz verklingen“ (Giacomo Galvagni 1856, „Die Deutschen Sprachinseln in Oberitalien“, B. Wurzer, 1969, Athesia, Bozen). Es gibt folgende deutsche Familiennamen in den Laimbachtälern (valli del Leno): Angheben (Langeben), Arer, Arlanch, Bais, Barater, Beber, Bisoffi, Broz, Brun, Cobbe, Cumer, Diener, Folgarait, Fox, Gios, Iseppi, Lench, Maraner, Matassoni, Maule, Maurer, Omenigrandi (Grossmann), Pedrazza, Perenpruner, Pergher, Peterlini, Pinter, Plazzer, Potrich, Raoss, Rigo, Robol, Ronz, Ruele, Saffer, Speccher, Stedile, Stoffella (Stoffel = Chistoforus), Speccher, Zencher, Zoner, Zorer usw.

Das Wappen der Gemeinde, welches zwei Bären darstellt, die an einem Brunnen trinken, stammt vom ersten Brandtaler Gemeindevorsteher namens Perenpruner. Die Perenpruner sind später nach Folgaria gezogen und haben den Perenpruner-Hof gegründet (Giulia Mastrelli Anzilotti, Alto Adige-Archiv). Im Jahr 1821 zählte die Gemeinde Brandtal/Vallarsa (laut dem Schriftsteller Francesco Tecini) 2290 Einwohner deutscher Muttersprache. Gegen 1865 hat eine Tiroler Schulkommission die deutschen Gebiete Welschtirols besucht. Während in Fersental und Lusern deutsche Schulen gegründet wurden, hat die Schulkommission in Terragnolo, Trambileno und Vallarsa, auf Rücksicht der Roveretaner Irredentisten verzichtet, die deutsche Schule zu gründen. Um das Jahr 1905 ließ Basilius Arlanch seine Bergwerke im Brandtal schließen, zog nach Vahrn/Brixen und gründete eine Baufirma. Dies ist ein Beweis, dass er Deutsch konnte, weil damals im heutigen Südtirol nur Deutsch gesprochen wurde.

Der Erste und Zweite Weltkrieg

Im Ersten Weltkrieg (1914-1918) kämpften die Vallarsèr/Brandtaler, wie die anderen Welschtiroler, auf der Seite Österreich-Ungarns. Über die Schützenkompanie Vallarsa (die mit den Kompanien von Terragnolo und Trambileno ein Bataillon bildete) schreibt Claus Gatterer, „Erbfeindschaft“, Europaverlag Wien 1972: „Es war die südlichste der welschtirolischen Standschützenkompanien, jene von Vallarsa, die sich durch „zahlreiche Vorfeldgefechte“ und durch die Eroberung von Mori mit Heldenblut in die Tiroler Geschichte eintrug“. Als sich 1916 die italienischen und österreichischen Truppen im Zuge der sogenannten Mai-Offensive heftige Gefechte lieferten, standen die Italiener im Dorf Parrocchia und die Österreicher im nächstgelegenen Dorf Raossi. Die verbliebene Bevölkerung des ersten Dorfes (die Männer waren als Kaiserjäger an der Ostfront) wurde nach Italien evaquiert, während ab Raossi die Menschen nach Mitterndorf an der Fischa bei Wien untergebracht wurden. Durch die Kämpfe wurden die meisten Häuser, Wiesen und Wälder zerstört. In Parrocchia blieb nur der Kirchturm stehen, obwohl von einer Granate getroffen, während alle Häuser zerstört waren. Das gleiche Schicksal erlitten Terragnolo/Laimtal und Trambileno/Trumelays. Als Ende 1918 die Bevölkerung zurückkam, musste diese von Null anfangen, und in fast jeder Familie gab es entweder einen Toten zu beklagen oder einen Kriegsinvaliden zu verzeichnen. Viele sind ausgewandert.

Die Vertreter der „Legione Trentina“, die damals in der neuen Provinz Trient die Oberhand hatten, verfolgten die Welschtiroler, die für Österreich gekämpft hatten. Der Faschismus hat diese „Austriacanti“ noch mehr verfolgt. Viele jungen Welschtiroler haben sogar die Familiennamen ändern müssen, um eine Arbeit zu bekommen. So sind z.B. Arlanch in Arlango, Stoffella in Stofella usw. geändert worden, um die deutsche Herkunft zu löschen bzw. um die Aussprache auf Italienisch zu erleichtern.

Im Zweiten Weltkrieg waren die Provinzen Bozen und Trient von 1943-1945 ein deutsches Protektorat, nämlich „Alpenvorland“, und die jungen Welschtiroler leisteten ihr Dienst in der „Trentiner Sicherheitspolizei.

Die alten habsburgischen Traditionen sind wieder wach

Um die Geschichte der Bewohner der Laimbachtäler zu kennen, muß man auch ein wenig die Geschichte Welschtirols verfolgen. Mit dem Tod von Alcide Degasperi trat auch die Christliche Partei (DC) in Krise. Viele Trentiner haben inzwischen verstanden, dass ihre Autonomie nur in der neue Europaregion Nord-, Südtirol und Trentino (das Gebiet des ehemaligen Tirols) gefestigt werden kann. In diesem Zusammenhang sind auch in Welschtirol viele Schützenkompanien und Trattengruppen, wie in Terragnolo, entstanden. Auch in den ehemaligen deutschen Gebieten, wie die Laimbachtälern (valli del Leno), auf der Hochebene von Folgaria, Lavarone, Lusern ist die Erinnerung an die über 10.400 Toten Welschtirols im Ersten Weltkrieg, die auf Seite Österreichs gefallen sind, wieder erwacht. Mit der Feier am österreichischen Soldatenfriedhof in Boccaldo und am Pasubio-Massiv (auch Kaiserjägerberg genannt) im Jahr 2011, an der Schützen, Kaiserjäger, Alpiniveteranen usw. teilgenommen haben, hat die Bevölkerung des Alpenraumes, über die Geschichte und Bewohner der Laimbachtälern, nämlich über Terragnolo/Laim-, Trambileno/Trumelays, Vallarsa/Brandtal erfahren.

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