An der Front, a Vermiglio è riuscito

Attualità

Vermiglio 9 agosto – Vermiglio ha visto oggi sfilare per le sue strade 3 compagnie di Schuetzen (Kurtatsch,  Margreid, Sulzberg- Val di Sole) che hanno celebrato i caduti tirolesi delle  prima guerra mondiale, in particolari quelli appartenenti alle truppe territoriali degli Schuetzen. E’ stato uno dei momenti che su tutto il fronte tirolese della guerra ha visto decine di manifestazioni per la posa delle croci in ricordo del caduti denominata “An der Front”. Cosa ha avuto di particolare dunque la manifestazione di Vermiglio, (paese  che era proprio a ridosso della linea del fronte e fu per questo evacuato dai comandi austriaci per evitare danni alle popolazioni, cosa che si rivelò poi utile dato  che moltissime case vennero  distrutte dai tiri di artiglieria italiana) ?

La particolarità sta nel fatto che dopo cento anni Vermiglio ha visto sfilare gli eredi ideali di quei soldati territoriali che salirono sui  monti per difendere le loro case, le loro famiglie, il loro mondo. E non importa che parlassero lingue diverse o forse solo dialetti, essi si battevano infatti per la loro patria del cuore, che aveva all’epoca un vessillo giallo-nero con l’aquila a due teste. Ecco oggi, al di la’ dei moralismi di parte, del buonismo che tutto vorrebbe omogeneizzare e appiattire,  giovani e vecchi Schuetzen hanno assistito ad una Messa, hanno sfilato al ritmo del tamburo e poi hanno piazzato a malga Strino una delle 74 croci che da oggi coronano il fronte. E i comandanti delle compagnie hanno condiviso un pensiero comune nei loro discorsi, incentrati sul ripudio della guerra e sul desiderio di una vita armoniosa tra le genti, ovvero il ricordo e il rispetto per i loro antenati morti e dimenticati per troppi decenni nel secolo scorso. Dimenticati per vergogna di una guerra perduta, perché è umano scordare gli orrori e i dolori ma soprattutto perché il nuovo stato che sostuiva la vecchia patria fece di tutto per far dimenticare, celebrando i vincitori e nascondendo gli sconfitti. Finalmente i tempi consentono di celebrare il sacrificio dei vecchi bersaglieri tirolesi  anziani e ragazzi,  senza dover ricorrere alla retorica del reducismo.  E anche la visita dei carabinieri che, con grande discrezione, hanno seguito la posa della croce è un segno dei tempi nuovi che che viviamo, così come la accoglienza piena di simpatia che gli abitanti di Vermiglio hanno tributato alle divise piumate.

6 risposte a “An der Front, a Vermiglio è riuscito”

  1. Una testimonianza assai interessante che meriterebbe un post in questo Blog.

    https://www.youtube.com/watch?v=WFZZz0HrpOI

  2. TiroloUnità scrive:

    La ringraziamo Gentile Sig, Altmayer per questo link, molto interessante sotto il profilo storico. Ci limitiamo però a questo aspetto, rimanendo poi inorriditi – oltreché basiti – dalle litanie identitarie del tutto strampalate e confusionarie che rasentano l’imbarazzo sotto il profilo dell’essere Tirolesi da parte del declamatore. Ci spingiamo senza freni e pudori nel dire che per un Tirolese è pura immondizia, fermo restando il diritto e la libertà di ciascuno nel sentirsi ciò che vuole. Ci spieghiamo per diritto, entrando nel merito delle affermazioni dell’oratore malcapitato (suo malgrado).
    Cesare Battisti: “Persona definita e giustiziata come traditore da parte dell’Austria ma questo è stato un percorso politico storico che può essere stato giusto o sbagliato non è mia intenzione giudicarlo”. Quale il problema nel giudicare Battisti come un TRADITORE e giustiziarlo secondo le leggi e le consuetudini dell’epoca. O si è contrati o favorevole dell’atto Austriaco, basta atteggiamenti da pia democristianità (sempre un piede in due scarpe – aforisma).
    Identità e sentimento: viene posta la domanda: “La cultura italiana è alla base della sua vita?” alla quale risponde: “La cultura italiana si, io sono di madrelingua italiana ho studiato in scuole e sono di cultura italiana SICURAMENTE cosi come un ticinese non si sente italiano io non mi sento completamente italiano.”
    Se sente che la sua cultura (eredità storica che lo identifica all’interno di un gruppo) è quella italiana, non può poi definirsi Tirolese. Uno svizzero italiano non si sente per nulla culturalmente Italiano – anche se parla italiano – cosi come uno svizzero francese non si sente Francese ed uno svizzero tedesco, Germanico. Quindi, la lingua è una cosa e la cultura un’altra (senza velleità totalitarie dicotomiche).
    La bestemmia arriva poi nell’affermazione “io non mi sento completamente italiano”. E le giustificazioni addotte sono quelle che la sua eredità culturale è diversa proveniente dalla sua famiglia (ma non gli avevano inculcato l’identità Tirolese?) e poi cita il comportamento dell’Italia: “se uno guarda in maniera obiettiva come si è comportata l’Italia nella politica in tutti questi anni uno non è che riceve molta ispirazione per sentirsi italiano”. Inoltre, aggiunge di essere orgoglioso di appartenere alla cultura italiana dato che esprime delle magnificenze e per altre cose gli danno fastidio vedere che accadono in Italia.
    A questo punto siamo turbati. Un Tirolese non può sentirsi per nulla italiano; ripetiamo: per nulla italiano. Se poi parliamo di cultura, siamo lontani come la galassia z8_GND_5296 (cioè l’infinito). Ricordiamo infine che, non ci si sente Tirolesi dato che l’Italia è una repubblica delle banane. Perché, se fosse uno stato modello, un Tirolese dovrebbe essere radioso di appartenervi e di sentirsi italiano? Un Tirolese è felice prima di tutto se da Borghetto al Brennero un giorno potrà dire di non essere obbligato a calpestare suolo italiano (non accettando quindi l’obbligo colonialistico subito alla fine della Grande Guerra). Urliamo al Sig. Giaconi, qualora non ci sentisse, che siamo al limite curiosi delle magnificenze italiane analogamente a quelle francesi, spagnole, russe ecc. Ma che queste ci diano un senso di appartenenza, prima deve scorrere “virtualmente” sangue.
    Sempre per un Tirolo (Tirales/-is) Unico e Unito, il Nostro “Tirolo”.

  3. Ho pensato bene se dovevo rispondere. Scusi la mia sincerità (di un sudamericano discendente di emigrati tirolesi, subito lo dico) Sig. Chi? Ma trovo il suo commento pieno di un rancore che direi inutile perché – purtroppo – Lei non ha scritto il proprio nome.
    Questa idea “puritana” di un Tirolo che parla italiano e non ha assolutamente niente con i mondi lombardo e veneto confinanti non mi convince per niente.

    Non sarò mai ”anti-italiano” perché favorevole all’unità tirolese, nemmeno “ingenuo” al punto di credere che prima del 1918 il Tirolo Italiano/Welschtirol non portasse in sé le influenze delle terre confinanti. Lo stesso si può dire del Nordtirol nelle sue relazioni con la Baviera. Vivo in un paese dove ci sono migliaia di discendenti di emigrati tirolesi del 19. secolo che utilizzano ancora il dialetto, mantengono usanze e tradizioni purtroppo scadute nella terra d’origine, ma non conoscono la parola “Welschtirol” (che non siregistra). L’antico giornale della “colonia austriaca in Brasile” si chiamava “Il Trentino” (editto fino il 1917) e si affermava come il giornale “degli Italiani Austriaci”.

    Ovviamente ciò non significa che il sottoscritto sia contro l’utilizzo del termine Welschtirol come proposto da Rohrer, Rohmeder o Schneller. Ma vedo che anche tra i gruppi di “patrioti” tirolesi ci sono delle difficoltà (che direi psicologiche) che impediscono un “Tirolese DOC” di accettare il toponimo ‘Tirolo Italiano’ (che non significa Repubblica Italiana ma non rinnega l’ambiente culturale della penisola).

    Naturalmente lascio a Lei le proprie opinioni e non ho nessuna intenzione di modificarle perché meno o più “tirolesi” delle mie. Figuriamoci. La storia ci insegna che il Tirolo sempre fu un ponte e secondo me è questa la sua secolare vocazione, soprattutto della città di Trento (l’autentica città bilingue del Tirolo Meridionale molto prima di Bolzano diventare ‘rivale’ di Bozen).

    Ecco perché non mi convince la volontà “ingenua” dei puritani che vogliono un Tirolo “muro” invece di un Tirolo “ponte”. Non conosco il Sig. Giaconi, ma non chiamerei la sua opinione “immondizia” e guardando la realtà ticinese vedo che gli svizzeri hanno meno difficoltà nel sentirsi svizzeri italiani che i tirolesi italiani. Sicuramente, l’etnocidio culturale promosso a partire dell’occupazione del 1918 ha causato tutti i vari problemi e tabù sia nel Tirolo Italiano che nel Tirolo Tedesco (e non c’è necessità di commenti), ma secondo me sarebbe più onesto capirsi “tirolese italiano” (con tutti gli aspetti storici, etnici e linguistici che identificano questa gente) che “diventare” un “vèlshtiroleR” che non conosce le tradizioni del proprio paese e crede che sia giusto “importare tirolesità” della zona tedescofona a nord di Salorno. Anche perché dove si trova il Welschtirol in una stua del Fersental, di Lusern, di Folgaria o della Vallarsa? E dove un Deutschtirol nella ‘ciesa’ (“casa”) di un ladino della Gherdëina?
    I nostri nonni (figli e nipoti di emigrati) parlano di Tirol senza tante divisioni di nomenclatura. Così hanno imparato cos’è il Tirol (dal retico Tir-ale). Questa è la Mia opinione.

  4. TiroloUnità scrive:

    Gentile Altmayer, esprimere la propria opinione anche se differente da quella di altri è sempre motivo di arricchimento per tutti. Vogliamo di seguito cogliere alcuni spunti del suo commento per chiarire i nostri convincimenti.
    Se per “puritani” si conviene il definire la volontà di non avere “un piede in due scarpe per evitare di rimanere scalzi” quando si parla di Identità e Patria Tirolese (quindi – in sintesi – l’avere caratteristiche distintive ben precise e definite), allora la Ringraziamo della Sua nomina.
    Le segnaliamo, che non ci risulta di aver scritto che per l’Unità del Tirolo (per noi l’Unità Tirolese non è mai stata persa) bisogna essere “Anti-italiano”. Affermiamo solo che noi non ci sentiamo identitariamente, culturalmente, sociologicamente ecc, ITALIANI. Per noi gli italiani sono un popolo (o forse ancora un insieme di popoli dato che non abbiamo ancora capito quali siano i caratteri identitari), come lo sono i francesi, gli spagnoli ecc. Ci lasci dire che gli italiani godono di così tanti problemi che vogliamo evitare di accodarci.
    Relazionarsi con un popolo confinante, non vuol dire considerarsi parte di quel popolo. I Nord Tirolesi non si sentivano di certo Bavaresi (ovviamente una nostra opinione). Quindi, per noi confinare con l’Italia non significa sentirsi culturalmente italiani (guai a chiedere ad uno svizzero francese, che confinando con la Francia: “Sei un francese?”). La cultura è l’insieme delle credenze, dei costumi, dell’eredità storica , dei saperi ecc. che caratterizzano un popolo. Ad esempio, i figurini etnografici di Carl Von Lutterotti richiamano i costumi dell’era post Veneziana? Per caso i nostri nonni è bisnonni ecc, erano devoti amorevolmente ai loro Imperatori oppure in Vittorio Emanuele II, Umberto I e Vittorio Emanuele III. La nostra eredità storica parla di Veneziani e quindi di Dogi a Trento per 800 anni? Oppure parla di Arciduchi, Imperatori e guarda verso nord? I contadini della Val di Non o quelli della Val di Fiemme risentirono – a metà del 1.800 – dei caratteri culturali del Regno delle due Sicilie oppure del Regno di Sardegna? E’ cambiato poi qualcosa dopo la nascita (senza di noi) del Regno d’Italia (1861)? I nostri nonni e bisnonni conoscevano “La Fanfara e Marcia Reale d’Ordinanza” oppure “Serbi Dio l’Austriaco Regno”… I nostri bisnonni o bisnonni leggevano il “Primo libro di lettura delle scuole popolari Austriache” oppure i “Compiti di lingua italiana delle scuole elementari maschili e femminili del Regno”? E non dimentichiamoci i fascisti che ci hanno obbligati alla pedagogia fascista, inaugurata e praticata nel “Testo Unico” dove i bambini appartenevano allo Stato e da esso dovevano essere ISTRUITI. Ogni settimana arrivava a Trento e Bolzano una diversa e nuova raccomandazione fascista per preparare il “nuovo uomo fascista”, sì anche in questa parte del Tirolo. I fascisti non erano MARZIANI venuti dallo spazio… Erano ITALIANI venuti dall’Italia (ovviamente, concordiamo non dal Tirolo Italiano). E quindi dov’è la cultura italiana?
    Dobbiamo per caso godere dei frutti che ci hanno lasciato i governi democristiani del dopoguerra (pilotati da Roma) e successivi, che hanno devastato l’humus culturale e identitario del nostro popolo. Oggi abbiamo – ci scusi la franchezza – l’indottrinamento che oramai di protrae da decenni che ci dice: “Basta aquila Tirolese, evviva!!! quella di san Venceslao, basta chiamarsi Tirolesi adesso dobbiamo essere tutti trentini, l’autonomia è responsabilità (adesso dopo lo scandalo dei vitalizi qualcuno ci ha detto che abbiamo delle istituzioni meno responsabili?), sempre buon governo, ecc (tutti termini e concetti che si ritrovano nel video)”. E’ questa la cultura italiana (e quindi Trentina) di cui si sente figlio orgoglioso il Sig Giaconi e che lo fanno sentire italiano?
    Non conosciamo quali siano quei “patrioti” Tirolesi (“Tirolesi DOC”) che non accettano il termine ‘Tirolo Italiano’ Speriamo non sia per il fatto che contiene la parola “Italiano” (altrimenti si parla di nazionalismo etnico linguistico, una vergogna per il Tirolo). Il Tirolo è sempre stata una terra multilingue, analogamente alla Svizzera. Per noi un termine WelschTirol rappresenta solo una traduzione linguistica. Aggiungiamo inoltre che dopo il 1830, a livello amministrativo (e comuni anche dagli storici e linguisti del periodo) si utilizzavano i termini “WelschTirol” e “DeutchTirol”. Certamente questi termini erano conosciuti anche dagli amministratori che facevano riferimento ai capitanati distrettuali del Tirolo Italiano. Può essere corretto il fatto che la versione tedesca non fosse in uso nella popolazione (è certo comunque che loro si sentivano Tirolesi al di là della lingua e conoscevano la parola Tirol).
    Dal confronto e dal dibattito si matura e cresce. Questo non vuol dire che sempre bisogna “condividere” . Rimaniamo sempre e comunque figli della medesima Terra Tirolese. I nostri nonni e bisnonni sapevano che “L’empio indurisce la sua faccia, ma l’uomo retto rende ferma la sua via”. Questo proverbio biblico può valere per qualsiasi popolo. Certamente valeva per loro.
    Sempre per un Tirolo (Tirales/-is) Unico e Unito, il Nostro “Tirolo”.

  5. Andreas scrive:

    Egregio Professor Altmayer, leggo solo oggi questo suo commento e le garantisco che non lo condivido, ho avuto possibilità di vedere e leggere le cartine geografiche dell’epoca e ho trovato quasi in tutte le parola Welschtirol. Quindi mi farebbe piacere avere da Lei una risposta a rigurado di una paio di cose ?
    Come ormai tutti sanno Lei è di origine del Tirolo Italiano e come tale gode della doppia cittadinanza Italo Brasiliana se non erro ?

    Quindi le domando per quale motivo noi figli e nipoti di Welschtiroler “Tirolesi Italiani come di ce Lei”
    Non dovremmo godere come Lei gode della nostra giusto doppia cittadinanza Italo Austriaca ?

  6. Egregio Sig. Andreas,
    Credo che il mio commento non sia stato interpretato in modo corretto. Qui in Brasile non ho mai trovato qualche documento o testimonianza sull’uso di “Welschtirol” e nemmeno di “Südtirol” tra i discendenti di tirolesi di “lingua italiana” (e sappiamo che la lingua italiana non fa parte della realtà linguistica dei discendenti, perché qui si parla il cosiddetto “dialetto trentino” e c’è tutta una discussione su essere un dialetto o una lingua – qui si dice “parlar tiroles”). Fino l’arrivo della parola “trentino” in Brasile (verso il 1970) tutti i discendenti si definivano – e tantissimi si definiscono ancora – soltanto come “Tirolesi” e per parlare della terra dei nonni dicevano e dicono soltanto “Tirol”. Ciò non significa che il termine “Welschtirol” (< Wälschtirol/Wälschtyrol) sia sbagliato. Anzi. Io non metto mai in questione che sia documentato e ci sono cartine e documenti già del 18. secolo dove si trova la denominazione "Welschtirol". Sulle mie origine, queste non riguardano soltanto il Tirolo Italiano (Welschtirol), ma anche il Tirolo tedesco (Deutschtirol) e NON ho la cittadinanza Italo-brasiliana perché una così semplicemente non esiste. Ho la cittadinanza brasiliana e solo (mi basta). E non sono contrario alla possibilità di concedere il diritto di cittadinanza austriaca ai nipoti di tirolesi a sud del Brennero fino ad Borghetto, perché la storia secolare di questo territorio (dal 1363) è legata all’Austria come avevo già scritto in alcuni testi gentilmente pubblicati dal sito Welschtirol (come per esempio "A proposito di Austria e autonomia trentina"). Credo che il mio commento (fatto perché non credo che ci sia la necessità di creare "muri" per essere e rimanere tirolese) sia stato interpretato male, ma la ringrazio l’opportunità di poter chiarire qualche dubbio. Cordiali saluti.

Lascia un Commento

*