Amore o difesa del Territorio

Contributo ospite

 Ringraziamo Stefano per il suo contributo  che di seguito proponiamo.

Con queste poche righe intendo richiamare l’attenzione e la conseguente riflessione del lettore su due personaggi tirolesi, i quali sono molto noti nell’ambiente alpinistico, mentre assai meno lo sono le loro gesta durante la Prima Guerra Mondiale.

  

Sepp Innerkofler (Sexten 1865 – Paternkofel 1915), guida alpina del Deutscher und Österreichischer Alpenverein, fu un profondissimo conoscitore delle montagne di casa, dove aprì nuovi itinerari alpinistici sulle Dreizinnen e sul Paternkofel. I proventi della sua professione gli permisero di costruire un modernissimo albergo proprio nel paese natale ed in breve, coniugando le due attività di guida alpina e di albergatore, divenne una delle persone più facoltose della sua valle. Gestì pure la mitica Dreizinnen Hütte, il rifugio al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo che, come purtroppo tutti i rifugi alpini sudtirolesi, alla fine della conflitto fu requisito senza indennizzo dalle sopraggiunte autorità italiane. Allo scoppio della guerra si arruolò volontario negli Standschützen, come pure i fratelli ed il figlio maggiore e formò la celeberrima Pattuglia Volante (die Fliegende Patrouille), assieme ad altri abili ed esperti conoscitori della zona. Svolse compiti di controllo e sorveglianza della linea di confine. Trovò la morte sulla cima del suo amato Paternkofel, durante il tentavo di cacciare via gli italiani che vi si erano installati. La sua salma riposa ora nel cimitero di Sexten ed alla sua memoria è dedicata la locale Schützenkompanie.

 

  

  Günther Langes 1915

Günther Langes (Fiera di Primiero 1899 – Bozen 1972) è stato uno dei maggiori dolomitisti della sua epoca. Le sue vie sulla Cima della Madonna (lo spigolo del Velo – Schleierkante), sulla Pala di San Martino e sulla Cima Immink sono autentici capolavori di estetica alpinistica e di bellezza di arrampicata. Si arruolò giovanissimo come volontario nei Kaiserjäger, nei cui ranghi combatté sulla Marmolada, sull’Altopiano di Asiago, nelle Alpi carniche e sul Monte Grappa. Finì la guerra pluridecorato ed insignito della Karl-Truppenkreuz; stabilitosi a Seis am Schlern, si dedicò con successo all’attività di giornalista e scrittore, coltivando sempre la sua passione per l’attività sportiva. La sua salma riposa nel Cimitero di Guerra di Bolzano. Una breve nota personale: negli anni Settanta ho frequentato il liceo assieme a suo nipote Reiner Vieider, poi prematuramente scomparso assai giovane, travolto da una slavina durante un’escursione sci-alpinistica sul Monte Baldo. Ciò che accumuna le due figure è, senza dubbio, la capacità ed il coraggio di aver imbracciato le armi, sacrificando affetti personali, attività professionale e sportiva per difendere in prima persona e non a parole, ma con i fatti la propria Heimat, della quale conoscevano ogni zolla di terra. Esempio perfetto di come, anche e soprattutto oggi, amore e difesa del proprio territorio si possano e si debbano coniugare saldamente insieme.

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